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Chef: Recensione in Anteprima

Robert Downey Jr., Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt e Bobby Cannavale. Tutti sul set di Chef per Jon Favreau

Una spiazzante boccata d’ossigeno, dopo anni passati a ‘manipolare’ blockbuster milionari. Archiviato il boom dei suoi primi due Iron Man e il flop di Cowboys & Aliens, Jon Favreau ha deciso di tornare dietro la macchina da presa con un film low budget, un titolo minore all’interno di una filmografia che mai aveva incontrato simile concetto. Chef, uscito a maggio negli States, riuscito ad incassare 28 milioni eppure mai andato oltre le 1,298 copie a disposizione, sbarca ora in Italia in sella al suo furgoncino carico di guest star.

Al fianco di Favreau, tornato protagonista dopo 15 anni passati a fare altro, hanno infatti trovato spazio Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt, Bobby Cannavale e soprattutto lui, Robert Downey Jr., il divo che negli ultimi 2 anni ha incassato più dollari in tutta Hollywood. Eppure dinanzi ad un amico nessuno potrebbe dire di no, anche se con paga al minimo sindacale.

Il perché un film dal cast così ricco non sia riuscito ad avere un lancio adeguato sul territorio americano è presto detto. Chef è inclassificabile, e tutti noi sappiamo quanto la Mecca del Cinema disprezzi i film che osano passare da un genere all’altro. Cosa che Chef, non solo diretto e interpretato ma anche sceneggiato da Favreau, fa con ostentazione. Non stiamo parlando di una commedia culinaria, o almeno non solo, perché la pellicola è un road movie ma anche un film sui sentimenti e sul legame padre-figlio, sulle cose realmente importanti della vita, sui rapporti d’amore e d’amicizia, sulle passioni e sulla libertà.

Non contento, Jon ha puntato il dito e rimarcato l’importanza sempre più sconvolgente dei social network, vedi Twitter, a dir poco a briglie sciolte e per questo persino pericolosi, potendo di fatto distruggere ‘carriere’ con poco più di 100 caratteri. Cucinando continuamente ed ostentando la propria passione per il cibo, Favreau ha implicitamente sottolineato l’amore che prova nei confronti della settima arte, tanto dall’essersi gettato tra le braccia di un progetto apparentemente folle, abbandonando strade sicure, incassi probabilmente milionari, ipotetici franchise e blockbuster di grido. Tutto questo per seguire il ‘cuore’, la ‘pancia’, che l’ha condotto sulla curiosa strada di un film minore, leggero e dannatamente pieno di difetti, eppure gradevole e divertente.

Mattatore assoluto Carl Casper, chef di grido che improvvisamente si ritrova a spasso dopo aver dato di matto dinanzi alla critica un po’ troppo piccante di un temuto e influente food blogger. Per non compromettere la propria libertà creativa, Carl ‘scappa’ dal ristorante in cui era di fatto tenuto ‘prigioniero’ in quanto artista del cibo, finendo così in strada. Senza più un lavoro, con i soldi che iniziano a mancare, un figlio da crescere e da ritrovare, una sexy ex moglie da recuperare e una bionda mozzafiato da gestire, Casper osa l’inimmaginabile. Apre un chiosco ambulante. Un camioncino. ‘Comprato’ a Miami grazie al prestito dell’ex marito milionario dell’ex moglie, lo chef viaggia per le strade d’America con l’obiettivo di tornare a Los Angeles, in compagnia dell’amico cuoco e del figlioletto di 10 anni. Assoluto genio dei social, tanto da tramutare la nuova attività del padre in qualcosa di ‘virale’.

Un viaggio fisico e non solo, quello intrapreso da Favreau, che in Chef finisce per ritrovare la passione per la cucina e l’entusiasmo per la vita e l’amore grazie a ciò che negli ultimi 10 anni gli era terribilmente mancato. La libertà’ creativa. Messaggi tutt’altro che criptici da decifrare, quelli del regista, qui accompagnato da famosissimi amici e assai abile nel cucinare un minestrione di generi saporito e appetitoso, anche se condito da scarni ingredienti e ricette alquanto povere. E’ infatti la ‘trama’, quella concreta e reale, a mancare, con sviluppi scontati e a dir poco surreali, personaggi che entrano ed escono senza un senso compiuto (che fine fa Scarlett Johansson?) e un buonismo di fondo che a lungo andare finisce per risultare indigeribile. Le portate pensate da Favreau sono tutte terribilmente innocue, accettabili nel caso del commovente e sincero rapporto padre-figlio ma smaccatamente stucchevoli nei confronti del resto, con melenso happy ending che va ad appesantire e di fatto a rovinare il dessert.

Tralasciando il punto di vista ‘social’ che il film porta avanti dall’inizio alla fine, sottolineando pregi e difetti di quello che già ora possiamo considerare il futuro, Chef ha il merito di scorrere con brio e gusto per quasi 2 ore, senza però lasciare niente sul palato dello spettatore, tutt’altro che sazio e con una bocca priva di sapori una volta uscito dalla sala. Libero di ‘creare’, di spaziare, di divertirsi, recitare, produrre, dirigere, sceneggiare e ‘cucinare’ la propria idea di cinema indipendente, Favreau ha finito per realizzare un’opera ricca di colori e odori, leggi divi e risate, eppure così leggera da venire divorata e digerita in pochi attimi.

Atteso e delizioso, ovviamente, il confronto diretto tra il regista e Robert Downey, da lui ‘rilanciato’ in grande stile grazie a Tony Stark, tra battute al vetriolo e doppi sensi in quanto entrambi ex mariti della stessa donna, ovvero la mastodontica Sofia Vergara, milionaria grazie a non si sa quale lavoro. Scura e sensuale come al suo solito la Johansson, dura invece pochi minuti la presenza di Hoffman, chiamato ad interpretare il proprietario ‘bastardo’ del ristorante di Jon, con Platt nei panni del critico cinico e acido dal seguito monster e Leguizamo in quelli del surreale amico che abbandona un posto sicuro da aiuto chef per inseguire l’amico sbeffeggiato dal mondo su un camioncino. Credibilità zero. Tutto questo tra le strade d’America, servendo cibo messicano tra un cinguettio e l’altro, in grado di riavvicinare padre, moglie, figlio e far decollare la carriera di un cuoco che aveva toccato il fondo.

Criticando i critici, la tecnologia che ne aumenta ancor di più il cinismo e quella Hollywood che molto probabilmente l’ha di fatto ‘costretto’ a fare solo e soltanto un certo tipo di film, oscurandone la fantasia e limitandone le possibilità, Favreau ha finito per infornare un titolo con più facce e letture, tanto coraggioso quanto simile ad una millefoglie, con più strati, crema di attori e spolverata di risate zuccherose. Ma anche incredibilmente friabile e ad alto tasso glicemico.

Voto di Federico: 6

Chef (Usa, commedia, 2014) di Jon Favreau; con Jon Favreau, Sofía Vergara, John Leguizamo, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt, Bobby Cannavale, Robert Downey Jr., Amy Sedaris, Meghan Aruffo, Noa Lindberg, Rachel Faulkner, Maria F. Blanco, Emjay Anthony, Gary Teague, Kristin Miller White – uscita mercoledì 30 luglio 2014.