Roma 2014 – Mauro: Recensione in Anteprima

Trama confusionaria e a tratti inspiegabile, per un debutto alla regia alquanto criticabile. Ecco Mauro

Tra le centinaia e centinaia di pellicole arrivate ai selezionatori del Festival Internazionale del Film di Roma 2014 l’argentino Mauro, opera prima di Hernan Rosselli, co-editore e direttore di Las Naves, rivista di cinema edita in collaborazione con la rivista cinematografica tedesca Revolver, ha clamorosamente passato tutte le selezioni finendo così nel programma ufficiale della sezione Cinema Oggi. Il perché del ‘clamoroso’, eliminiamo ogni possibile equivoco, ha evidentemente una sottotraccia negativa.

Perché Mauro è uno di quei classici titoli che sembrerebbero quasi finiti per puro caso all’interno di un programma. Per fare numero, o forse a causa di chissà quale abbaglio da parte di chissà quale selezionatore. Protagonista del titolo Mauro Martinez, passador argentino che vive di lavoretti loschi, molto poco puliti e a suo modo redditizi. Tra i tanti quello di tipografo di banconote false. L’impresa ‘casalinga’ viene da lui avviata insieme a Luis, suo amico con cui stampare denaro ‘tarocco’ durante il giorno per poi smerciarlo al calare della notte, tra bar e discoteche. Mauro si muove da solo, con discrezione, senza mai dare nell’occhio. Un centone oggi, uno domani. C’è chi ci casca e chi si rende conto della truffa, fino a quando nella sua vita non entra Paula. Tra i due scatta un’immediata attrazione. Mauro si fida della nuova compagna e le rivela la realtà del suo lavoro. Lei, quasi per ricambiare la sua fiducia, le trova un affare da mezzo milione di dollari. Ma qualcosa non torna…

Trama sulla carta interessante. Siamo in Argentina, tra le sporche strade della criminalità, eppure Rosselli decide inspiegabilmente di intraprendere una via semplicemente illogica. Se nella prima parte del film nessuno capisce cosa stia accadendo, con il passare dei minuti il ‘lavoro’ di Mauro diventa finalmente chiaro, per poi tornare ad entrare ed uscire dal tunnel della logica cinematografica causa flash di sceneggiatura immotivati. Improvvisamente, e più volte nell’arco del film, Mauro sembrerebbe quasi ‘confessare’ crimini a noi ignoti tramite voce off, mentre immagini di repertorio di malavita argentina scorrono sullo schermo. Senza senso alcuno.

Il debuttante Rosselli segue il protagonista tra strada, vita privata al fianco di Paula, conversazioni di stampo cinematografico con la nonna e tipografia casalinga in casa. Ma tutto quel che i protagonisti si raccontano è privo di interesse. Dialoghi insignificanti, personaggi vuoti e senza uno straccio di consistenza, script da punto interrogativo e regia neanche lontanamente interessante e/o intrigante, per non dire un minimo affascinante. Scena dopo scena i ‘perché’ si sommano senza sosta, senza tramutarsi in risposte finali di qualsiasi tipo.

Tutto in un film come Mauro grida disinteresse, soprattutto se digerito all’interno di una manifestazione che ancora oggi ambisce a presentarsi come Festival Internazionale. Vero è che ad un’opera prima molto è giustamente concesso, difetti in primis, ma a tutto, pazienza compresa, c’è un limite. “Ho deciso di fare il film con la mia famiglia e con i miei amici, senza un piano definito. Girare nell’incertezza. Perché alla fine, dopo tutto, è un po’ questo che significa fare cinema: un dibattito fra pianificazione e casualità, idee e realtà“. Queste le discutibili e criticabili parole del regista, inciampato su un aspetto tanto semplice quanto chiaro. Un film come Mauro, vuoi o non vuoi, non crea dibattito ma solo e soltanto fastidio.

Voto di Federico: 2

Mauro (2014, argentina) di Hernán Rosselli; con Mauro Martinez, Juliana Risso, Victoria Bustamante, Jose Pablo Suarez, Pablo Ramos, Patricia Fouret, Ricardo Ruiz

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