Roma 2014 - Angely Revoluciji di Alexey Fedorchenko: Recensione in Anteprima

Marc'Aurelio del Futuro per volere di Marco Muller, Alexey Fedorchenko torna al Festival di Roma con l'anteprima mondiale di Angely Revoluciji

Marc'Aurelio del Futuro per volontà di quel Marco Muller che lo 'lanciò' a Venezia con i premiati First on the Moon e Silent Souls, e che nel 2012 l'aveva già portato nella Capitale con Spose celesti dei Mari delle pianure, Alexey Fedorchenko è tornato al Festival Internazionale del Film di Roma per presentare in anteprima mondiale la sua ultima fatica, Angely Revoluciji. Un titolo accolto dagli applausi della stampa, spaziando tra teatro d'avanguardia e storia contemporanea. Perché la trama raccontata in Angels of Revolution è ispirata a fatti realmente accaduti.

Siamo nel 1934. Gli sciamani di due popolazioni indigene, gli Ostiachi e i Nenci, non hanno nessuna intenzione di accettare la nuova ideologia staliniana vigente nell'Unione Sovietica, a nord esplosa nel centro culturale di Kazym, che comprendeva una scuola, un ospedale, un ambulatorio veterinario e un museo. Per questo motivo 5 artisti d'avanguardia più una passionaria partono alla volta della Siberia con l'obiettivo di conciliare due culture lontane. Più facile a dirsi che a farsi. A guidare i 6 'angeli' del titolo “Polina la Rivoluzionaria, ritrovatasi tra due mondi distanti anni luce. Perché le antiche divinità delle due popolazioni indigene vietano ogni forma di contatto con i Russi.

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Suddiviso in quelli che potremmo chiamare 'capitoli', che di fatto presentano gli artisti chiamati a fare da agit-prop nelle regioni periferiche in nome dell'Unione, e cronologicamente caratterizzato da continui salti temporali che rendono inizialmente complessa la narrazione, Angely Revoluciji di Alexey Fedorchenko è un film dal fascino indiscutibile.

Esteticamente legato al teatro d'avanguardia, tanto nella recitazione quanto nell'uso di scenografie visionarie e al tempo stesso straordinariamente immerse nella natura, il film vira in alcuni momenti verso mondi surreali, magici e grotteschi, tra fedelissimi dello Zar che non gradiscono gli entusiasmi rivoluzionari degli artisti e branchi di indigeni cresciuti adorando divinità astratte.

Fedorchenko, con una lentezza che se nella prima parte si fa snervante con il passare dei minuti trova sempre più una sua sensata necessità, sembra quasi danzare con passi di poetica meraviglia tra i lineamenti di una Storia dimenticata e ai più sconosciuta. Quella che ancora oggi gli abitanti locali del posto ricordano come la Grande Guerra dei Samoiedi. Una battaglia culturale con sfondo socio-politico, combattuta principalmente attraverso le arti visive da un musicista, uno scultore, un regista teatrale, un architetto e un regista cinematografico. La rivoluzionaria Polina che guidò i 5 Angeli verso l'obiettivo dell'apprendimento artistico era pronta a tutto pur di raggiungere lo scopo prefissato, passando così dalla pistola da impugnare con inattesa freddezza al rossetto con cui truccare sbalordite indigene nel cuore della foresta, tra alberi splendidamente 'specchiati', ricostruzioni 'cinematografiche' di divinità da sbugiardare e fotografie da archiviare.

La messa in scena studiata dal regista russo spazia tra rivoluzione d'ottobre e inediti linguaggi artistici, da lui rappresentati con vivacità quasi fiabesca, per un salto storico visivamente ammaliante e registicamente sorprendente, galleggiando continuamente tra usanze, credenze e tradizioni popolari, per poi incrociare l'inevitabile forza 'bellica' con cui dolorosamente infrangere la resistenza. Perché se non arrivi ad importi e a farti capire con la forza espressiva dell'arte, vuoi o non vuoi, c'è sempre del sangue da poter far scorrere.

Voto di Federico: 8
Angely Revoluciji (Russia, 2014, Angels of Revolution) di Alexey Fedorchenko; con Darya Ekamasova, Oleg Yagodin, Pavel Basov, Georgy Iobadze, Konstantin Balakirev, Alexey Solonchov

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