Cinevision: M – Il mostro di Dusseldorf

Per la rubrica Cine/Vision di oggi Matteo di PellicolaScaduta ci manda la recensione (di Mau) e il film (uno dei tanti capolavori) di Fritz Lang: M – Il mostro di Dusseldorf. Qui potete vedere il film (di dominio pubblico e in lingua originale) e di seguito la recensione (la pellicola è disponibile anche su continua,

di carla

Per la rubrica Cine/Vision di oggi Matteo di PellicolaScaduta ci manda la recensione (di Mau) e il film (uno dei tanti capolavori) di Fritz Lang: M – Il mostro di Dusseldorf.

Qui potete vedere il film (di dominio pubblico e in lingua originale) e di seguito la recensione (la pellicola è disponibile anche su continua, in video).

Un uomo che fischietta un motivetto di Grieg, una bambina che sparisce. Un palloncino si dibatte tra i fili di un traliccio e una palla rotola in mezzo all’erba. Il giorno dopo la piccola viene ritrovata senza vita. Siamo a Dusseldorf e la piccola Elsie Beckmann e’ l’ottava vittima di un serial killer. La polizia brancola nel buio e quando comincia a perquisire a tappeto tutti i quartieri “sporchi” della citta’, i capi della malavita decidono all’unanimita’ di rintracciare il “mostro” che sta danneggiando indirettamente ma seriamente i loro affari.
Il mostro prende di mira un’altra bambina, ma viene scoperto dai malviventi ed e’ costretto a rifugiarsi in una soffita che viene assediata. L’assassino e’ preso dai criminali ed e’ portato in una cantina per essere processato e giustiziato. Intanto pero’ la polizia ha scoperto dove vive e sta seguendo un’ottima pista che gli permettera’ di arrivare a lui.

“M” e’ il predecessore di tutti i film noir e thriller; gran parte dei registi successivi, compreso Hitchcock, hanno preso grandi spunti da Fritz Lang; in molti lavori del “maestro del brivido” possono essere infatti trovati numerosi punti in comune nelle tecniche di creazione di suspence e del ritmo narrativo.
Lang fa largo uso di simboli e di parallelismi: partendo proprio dalla M impressa col gesso sulla giacca che identifica certamente l’assassino (M = Mörder = Murderer), ma puo’ anche richiamare alla mente il significato di M = Male. Altri esempi di simbolismo possono essere le forme che ritornano nel labirinto stradale della citta’, negli oggetti esposti in vetrina che riportano alla mente la contorta e instabile psiche dell’assassino.
Abbandonando per un attimo le considerazioni sugli aspetti strettamente “cinematografici” ed estendendo la visione, si puo’ scorgere una critica del regista alla “razionale” societa’ tedesca, in particolare alla polizia che si “auto-intralcia” con l’inutile burocrazia, rendendo cosi’ inefficaci sia il sistema di sicurezza che il sistema giuridico.
E’ ottimo il lavoro fatto in fase di montaggio, non solo per la tensione ricreata in molte scene, ma anche per l’efficacia con cui viene alternata la narrazione (nessuno degli omicidi e’ mai mostrato esplicitamente).
Infine nota di merito per Peter Lorre che, specie nelle fasi finali, riesce a rappresentare alla perfezione tutta l’insanita’ mentale e tutta la precaria emotivita’ del suo personaggio, inquadrato non solo come spietato killer, ma come prodotto di una societa’ mal regolata e piena di contraddizioni.

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