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Come non Detto: parlano il regista e lo sceneggiatore

A breve in sala, Come non Detto è stato da noi già recensito. Ma a parlarcene, quest’oggi, sono Roberto Proia e Ivan Silvestrini

Da noi già recensito, e dal 7 settembre nei cinema, Come non Detto torna a far sua la nostra attenzione grazie a Roberto Proia e Ivan Silvestrini, ovvero sceneggiatore e regista del film. I due si sono infatti concessi all’interno del pressbook della pellicola, regalando curiosità e aneddoti sull’atteso esordio in sala, autentica sorpresa tricolore di questo inizio di stagione.

Se Proia ci concede delle vere e proprie ‘note’ di sceneggiatura, Silvestrini spazia rispondendo ad una serie di precise domande, che vi attendono ovviamente dopo il saltino. Monica Guerritore, Josafat Vagni, Ninni Bruschetta, Valeria Bilello e un insolito Francesco Montanari nei panni di una drag queen i protagonisti, mentre sarà Syria ad occuparsi della colonna sonora.

Questa la sinossi:

Mattia sta per trasferirsi a Madrid dal fidanzato Eduard, così da non dover rivelare alla famiglia di essere gay. Eduard, invece, è convinto che la loro unione abbia la benedizione di tutti i familiari. Quando il giorno prima di partire per la Spagna, Eduard annuncia il suo arrivo a Roma per conoscere i “suoceri”, Mattia dovrà scegliere se, finalmente, vuotare il sacco con i suoi oppure confessare al compagno di essere stato un formidabile bugiardo.



LE ORIGINI DEL FILM di Roberto Proia (soggetto e sceneggiatura)

“L’idea di raccontare questa storia nasce dall’aver notato che il cinema, quando ha deciso di affrontare il tema di un evento tragicomico come il coming out , lo ha fatto privilegiando il lato tragico a scapito di quello comico. L’evento in se ha sicuramente aspetti un po’ traumatici per chi lo dice e per chi se lo sente dire, ma la preparazione che si mette nell’arrivare al fatidico momento spesso e’ quanto di più elaborato capiti all’essere umano di organizzare. E anche buffo.”

“Ecco il film narra in superficie dei salti mortali che Mattia fa per evitare di dover essere se stesso.
Ad un certo punto la sua migliore amica Stefania lo accusa di stare perdendo le proporzioni della cosa, “neanche avesse ammazzato qualcuno”, e Mattia “Ti assicuro che i miei genitori preferirebbero aiutarmi a nascondere il cadavere”.
Da qui l’idea di costruire questa commedia quasi come un giallo, indizi che ti mandano in direzioni diverse e tre finali spiazzanti.”

“Usando il cavallo di Troia della commedia il tema che mi interessava trattare era che, giustamente, si denuncia l’omofobia intorno a noi ma non si da la stessa visibilita’ alla molto più nociva omofobia interna a noi. Molto spesso siamo i primi a puntarci il dito contro e Mattia dimostra con tutti i suoi buffi stratagemmi che e’ accusatore, giuria e giudice di se stesso. Il film non fa la predica sulla necessita’ di un coming out di massa, è un’esperienza talmente personale che ognuno deve decidere per se, ma intrattenendo, si forniscono gli spunti per raccontare quanto, se si trova il coraggio di farlo, sia liberatorio e migliori la qualita’ della nostra vita.”

“In realta’ il film non tratta di un solo coming out. La storia principale e’ quella, ma volevo renderla universale come in realtà è. Così invece di essere il film al servizio della storia di Mattia, e’ stata la storia a dare al film la possibilita’ di essere lo spunto per esplorare le vite di persone che hanno qualcosa da dire o raggiungere ma, per varie convenzioni sociali, si bloccano e rinunciano. Che sia la nonna a cercare un lavoro, o Aurora (il nome e’ un omaggio all’Aurora Greenway di Voglia di Tenerezza) a tenere testa ad un marito all’apparenza improponibile, tutti più o meno fanno il loro coming out.”

“Mettere in pista questo progetto è stato talmente complicato che se nn fossi stato animato da nobili intenzioni sarebbe rimasto tranquillamente nel cassetto. Trovare un produttore disposto ad investirci, aver avuto il fondamentale aiuto del Mibac, aver coinvolto un cast straordinario ed entusiasta ed essere riusciti ad arrivare a questo giorno senza aver compromesso il messaggio che la sceneggiatura dava e che per me era la ragion d’essere dell’intero progetto e’ stata una specie di Odissea durata oltre 3 anni.”

“Alla fine sono orgoglioso di poter dire che se avessi avuto a disposizione questo film quando da teenager lottavo tutti i giorni con i fantasmi che io stesso creavo, mi sarebbe stato utile a non sprecare tutti quegli anni. E a sentirmi meno solo.”

Intervista AL REGISTA Ivan Silvestrini

Questo è il tuo primo lungometraggio, che esperienza è stata?
È stato meraviglioso poter esordire con questa produzione. È stato un privilegio e sono grato a coloro che mi hanno reputato il regista giusto.
La troupe è stata fantastica, è stato un set sereno, tutti erano concentratissimi e volevano dare il meglio.
Durante le riprese non ho mai smesso di lavorare, un regista non smette mai, neanche in pausa pranzo, neanche la notte, ma per fortuna è un lavoro tanto massacrante quanto esaltante.
Questo è un film pop, ed è stata un’occasione per tutti di sfoggiare luci e colori a più non posso.

Perché hai scelto proprio questa sceneggiatura per il tuo esordio?
Come Non Detto è un film scritto col cuore, e a me colpire al cuore piace. 
Ci sono tutta una serie di elementi nella storia che trovo universali e trascendono l’argomento “omosessualità”
Tutti ci sentiamo diversi e incompresi per qualcosa, e tutti lottiamo con noi stessi per liberarci. Penso sia bello ci sia un film che parli dritto al cuore di chi sta cercando la forza di non doversi più nascondere. Dopo aver visto questo film ci si sente meno soli.

Come sono stati scelti gli attori?
Tutti gli interpreti sono stati scelti attraverso lunghe sessioni di casting, i protagonisti sono semplicemente i migliori attori che abbiamo trovato. Abbiamo fatto delle scelte audaci come quella di Francesco Montanari che vedrete in un ruolo molto diverso rispetto a quello che lo ha reso famoso in Romanzo Criminale, e sono felice e onorato di aver potuto lavorare con personaggi del calibro di Monica Guerritore e Ninni Bruschetta. È un cast fresco, un ottimo assortimento di volti e tipologie, sono molto fiero e grato di aver lavorato con ognuno di loro.

Secondo te, c’è ancora bisogno di film di questo tipo?
Assolutamente, in Italia soprattutto. A volte è difficile accettare la propria omosessualità ed è difficile per gli altri accettare quella dei propri cari. Io penso che se c’è uno scopo che accomuna la vita di tutti è quello di perseguire la felicità, per me non ha neanche senso la diatriba sull’origine cultural/sociale o biologica dell’omosessualità: se attraverso un percorso di certo non facile si capisce che è un altro uomo (o donna) a renderci felici e innamorati, beh è con lui(lei) che dobbiamo stare. 
Questo film racconta la prospettiva di Mattia che è gay, ma anche dei suoi parenti e amici che con l’omosessualità si confrontano in vario modo. Tutti, nello svilupparsi della storia, si libereranno di un segreto che pensavano inconfessabile.

Oggi, come percepisci l’esperienza di questo film?
La mia sfida e missione con questo film era far percepire (a pelle) come la storia d’amore fra i due ragazzi protagonisti fosse “inevitabile”, pura e assolutamente naturale. E mi sono stupito per primo di come le immagini che andavamo a comporre ne trasmettessero la sensazione palpabile.

Quanto di tuo c’è in questo film?
Questo film è pieno di me, più di quanto si possa sospettare, io sono in ogni scelta e in ogni sguardo su questi personaggi. Il mio rapporto con la macchina è abbastanza carnale, e adoro lavorare con gli attori per rendere le scene il più stratificate possibile. Ogni immagine dovrebbe racchiudere un mondo.

Aneddoti?
Ci sono state situazioni molto divertenti lungo la lavorazione.
Un giorno Francesco Montanari camminava per strada nel suo costume di scena, ad un certo punto un signore ci urla “ma che avete fatto ar Libanese?!?”
Valeria Bilello, dopo aver quasi distrutto una macchina, guidava senza mani e febbricitante con un altro attore in macchina… e io guardandoli dal monitor portatile penso: oh mio Dio adesso si schianteranno e sarà la fine, salvo poi ricordarmi che anche io ero in quella macchina con loro nascosto nel portabagagli!
Infine Josafat che cercava di interpretare le mie indicazioni mentre gli urlavo di darsi uno schiaffo da solo allo specchio ed essere una volta colui che colpisce e una volta colui che viene colpito… e lui che timidamente mi dice “ma sono sempre io!”