Cineblog consiglia: La dolce vita

La dolce vita (Italia, 1960 b/n) di Federico Fellini con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux. Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), giovane giornalista romano, si occupa per professione di servizi scandalistici, ma ha in realtà l’ambizione di diventare scrittore. A tratti disincantato, cinico ed in un certo senso puerile, Marcello, è protagonista dei sette

La dolce vita (Italia, 1960 b/n) di Federico Fellini con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux.

Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), giovane giornalista romano, si occupa per professione di servizi scandalistici, ma ha in realtà l’ambizione di diventare scrittore. A tratti disincantato, cinico ed in un certo senso puerile, Marcello, è protagonista dei sette episodi, che narrano la vita dolce (e amara) della Roma a cavallo fra gli anni ’50 e ’60. Nel secondo di questi, forse il più famoso, il giornalista è incaricato di accogliere all’aeroporto una famosa stella del cinema, Sylvia. Insieme i due si dedicano ad una visita notturna della capitale, concludendo il loro piccolo viaggio con un bagno nella Fontana di Trevi (la famosa scena che è divenuta il simbolo del film), dove Marcello, ammaliato dal fascino e dall’eccentricità della ragazza, si confessa a lei in maniera timida ed ammirata. Quando Marcello e Sylvia ritornano all’ hotel dove alloggia la ragazza, incontrano il fidanzato di lei, Robert, mezzo addormentato a causa della bevuta della sera precedente: l’uomo si sveglia, affronta e prende a pugni Marcello stendendolo a terra, mentre i paparazzi documentano il tutto.

Quella di Marcello è un’esistenza scissa e frammentata: sedotto dai frivoli piaceri della “dolce vita” romana, il giovane prosegue negli incontri quotidiani con persone di ogni tipo, tra i capricci e le minacce della fidanzata Emma. Incontra il padre, giunto da Cesena per affari, passando con lui una serata al night club e successivamente si perde nei vizi vissuti assieme ad un’aristocrazia arida e fasulla. Per un momento, fra la frenesia futile del quotidiano, sembra riavvicinarsi a se stesso quando fa visita all’amico Steiner, un intellettuale nel quale Marcello trova un modello ideale per le sue aspirazioni di scrittore, e quando conosce Paola, una innocente ragazzina conosciuta per caso in una trattoria, che ricompare nell’ultima scena del film senza che Marcello riesca a riconoscerla, né a udirne le parole.



Si tratta però di una serenità lieve, fugace: le lusinghe effimere dell’alta società riportano presto Marcello in un esistenza leggera e superficiale che lascia in lui una base malinconica mal celata dagli occhiali scuri che indossa in ogni momento del giorno e della notte. Nel finale del film, all’indomani di una festa in una villa, il disincanto di Marcello si concretizza nell’apparizione di un animale decomposto, trainato verso la riva.

Sull’orizzonte lontano, oltre la carcassa, Marcello scorge Paolina che gli fa dei gesti ma il giornalista la intravede appena, senza capire cosa lei voglia dire e si allontana con i suoi amici/compagni in cerca di altre avventure.

Il film, un capolavoro assoluto e un momento estremamente significativo nel percorso cinematografico felliniano, rappresenta una significativa analisi di un particolare momento nella storia d’Italia. Girato alla fine degli anni cinquanta, in un periodo di egemonia politica da parte della DC, La Dolce Vita, mostra una città intimamente distante dalla attuazione dei valori cristiani, una Roma disincantata, alla ricerca di una forma di evasione spinta all’eccesso e presente in strati sociali molto diversi, quasi una forma di emancipazione pagana dalla coercizione di costumi politicamente e spiritualmente imposti. Ma questa ricerca di divertimento folle e scatenato lascia intatto il velo di un dolore palpabile, tangibile in ogni personaggio. Il rappresentante di questo disagio è proprio Marcello, costantemente impegnato nella vita mondana ed allo stesso tempo in fuga da se stesso, scisso fra ciò che è e ciò che vorrebbe essere: forse è per mancanza di coraggio che sceglie alla fine di dedicarsi ad una vita “dolce” soltanto all’apparenza.

Un film che fece scandalo ma che tra l’altro proponeva un momento di riflessione sul mondo del cinema e dell’informazione giornalistica, sui costumi e su una morale costantemente rovesciata, analizzata nella società e nell’introspezione psicologica dei personaggi; tutto ciò descritto e raccontato con pudore e maestria dal grande Federico Fellini.

Una curiosità: il film lanciò il termine “paparazzo”, nella pellicola infatti questo è il nome del fotografo che immortala le notizie per conto di Marcello.
Stanotte martedì 26 giugno, ore 2.00 su Rete4.

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