Hybris: esordi supernatural per il cinema italiano

Il giovane cinema italiano arriva sul grande schermo con l’opera prima di un regista di 21 anni e una nuova casa di produzione

di cuttv

Con la scusa della crisi, il panorama cinematografico made in Italy continua a fornire ‘sempre agli stessi’ risorse negate ad altri, ma questo non scoraggia giovani realtà produttive intraprendenti come la Mirelatives Pictures fondata dal Tommaso Arnaldi.

La nuova casa di produzione romana a caccia di giovani talenti da portare sul grande schermo, al suo debutto con Hybris, opera prima del ventunenne Giuseppe Francesco Maione (Napoli, 12 dicembre 1993), con distribuzione nazionale della Flavia Entertainment, a partire dal prossimo 28 maggio.

Una produzione low budget, ideale per inaugurare il viaggio lungo e ambizioso della Mirelatives, con troupe e cast in gran parte under 30, una star di YouTube (Willwoosh) come Guglielmo Scilla e della Netflix (Marco Polo) come Lorenzo Richelmy, insieme a e Claudia Genolini (Paura 3D dei Manetti bros) e Tommaso Arnaldi, anche nelle vesti di sceneggiatore e produttore (I Cesaroni 5, R.I.S. Roma 2, Distretto di polizia 10, I liceali).

Il supernatural thriller che alla morte di Valerio è pronto a rivelare il suo terribile segreto, portando suo cugino Fabio, e il gruppo di amici composto da Alessio, Marco e la sorella Penelope, in una baita abbandonata e a rivivere ricordi e rancori sepolti, senza lesinare paranoie, allucinazioni visive e deliri violenti, fino alla verità che emerge in modo inquietante.

Con un accenno al mito di Dedalo e Icaro, a presunzioni che offendono chi è ben oltre i nostri limiti e clip della serie “1995 L’innocenza del male” che hanno messo in scena storia e contenuti rilasciate in anteprima su YouTube, Hybris arriva nelle sale italiane giovedì 28 maggio 2015, ma oggi potete approfittare di trailer, poster, foto, note di regia e produzione per ingannare l’attesa.

Hybris: Note di produzione

La filosofia della Mirelatives Pictures è quella di scovare giovani talenti e di inserirli nel mondo del lavoro: Hybrìs rispecchia pienamente questo pensiero. Troupe e cast sono formati al 90% da giovani under 30 che hanno prestato la loro opera per un compenso minimo, credendo fortemente nel progetto; il loro lavoro e il loro impegno hanno fatto sì che il film venisse notato dalla società di distribuzione Flavia Entertainment, che ha sposato il progetto. Finanziato totalmente da fondi privati dei Soci Mirelatives, il film vanta collaborazioni prestigiose come quelle dei fratelli Anzellotti (Post-produzione Audio), Alessia Amendola e Alessio Cigliano (doppiatori d’eccellenza) Guglielmo Scilla e Lorenzo Richelmy (attori internazionali di Cinema, Web e Televisione)

Hybris: Note di regia

L’idea del film nasce nel maggio 2013 e prende ispirazione da “Evil dead” di Sam Raimi, precursore di quei film di genere horror che racchiudono gli stessi ingredienti che ancora oggi terrorizzano e affascinano milioni di spettatori: una casa, un fitto bosco, quattro ragazzi e la capacità di non prendere mai la giusta decisione: “…dividiamoci…”. L’idea nasce da due esigenze: da una parte, la necessità di girare un film di genere, prendendo in prestito ingredienti tipici del cinema horror d’oltreoceano ed unendoli a quelle che sono alcune delle peculiarità del cinema italiano, ovvero l’analisi del dramma e le relazioni tra i personaggi, il dialogo e non il sangue, perché è vero che la penna è più potente di una motosega. Dall’altra, la voglia di girare un film fruibile da tutti. L’idea parte da una semplice domanda: cosa succederebbe se un gruppo di amici che serbano odio e rancore da anni si trovassero improvvisamente imprigionati all’interno di una casa e fossero costretti a collaborare per la propria sopravvivenza, tutto inserito in un contesto horror? La risposta la da Tommaso Arnaldi. Marco, Fabio, Alessio e Penelope, quattro ragazzi legati da un oscuro passato, per rispettare le volontà dell’amico morto raggiungono una vecchia casa nel bosco, e la sparizione di porte e finestre non lascerà loro una via di fuga dall’affrontare i rancori che nutrono da anni. Ma le finestre non si sono smaterializzate: è solo una grande illusione dettata da un’ entità più grande di loro, un burattinaio che non ordina ma stimola e alimenta il loro rancore facendo si che siano i protagonisti i veri fautori delle proprie azioni e conseguenze.

Un progetto ambizioso, non semplice da portare dallo scritto allo schermo; una sceneggiatura che unisce da una parte l’elemento puramente “emozionale”, dall’altra l’elemento thriller/horror attraverso quei cliché che prendono forma all’interno del film per poi esser subito smontati (la bambola indemoniata). Divertente è stato trovare il giusto compromesso tra queste due parti. Il risultato è quello che a noi piace definire “supernatural-thriller”. La vera grande sfida è stata la pre-produzione. C’è stato un approccio molto metodico in tutta la fase di pre-produzione e della preparazione del set: partendo dalla sceneggiatura scritta in base al budget a disposizione, alla scenografia realizzata secondo le esigenze di regia (creando anche un piccolo modellino virtuale della casa), al lavoro sugli storyboard, alla valutazione dei colori principali insieme ai reparti di fotografia, scenografia e costumi. Abbiamo dato omogeneità al lavoro tenendo sempre in comunicazione tutti i membri e i reparti del team. La scommessa è iniziata sul set: diciotto giorni per terminare ottantatre minuti, con una media di cinque o sei scene al giorno, ambizione diventata concreta solo grazie alle varie maestranze che hanno collaborato con noi. Il film è stato interamente girato in teatro di posa, come si faceva un tempo: proiettori dall’alto, il suono dell’allarme prima dell’azione che indica a tutti di far silenzio, l’ambiente che si adatta a noi; e se da una parte lavorare in un teatro di posa ha i suo vantaggi, dall’altra c’è il pericolo che si finisca esattamente come i protagonisti del film, ma fortunatamente la squadra era compatta, e in questi ultimi anni ho realizzato che il punto cardine per affrontare questo mestiere è la serenità, fare squadra, perché il cinema è fatto di persone. Altrettanto complesso è stato l’approccio con la macchina da presa: discutendone con il direttore della fotografia (Matteo Bruno) l’idea era quella di abbandonare la camera a mano, molto utilizzata negli ultimi anni, concentrandosi prevalentemente su movimenti fatti con carrello, il primo nemico della fretta. Ciò che ci ha permesso di osare è stata un indiscussa voglia di partecipazione da parte di ogni singolo membro della troupe e del cast. Hybris è un film nato dalla voglia di fare cinema, dalla voglia di proporre un qualcosa di nuovo che non siamo più abituati a vedere, un cinema fatto da giovani. Ho affrontato questo film tra i diciannove e i ventuno anni ed ero il più giovane sul set e voglio essere onesto (anche se il cinema non lo è mai con gli occhi dello spettatore): ho voluto osare, chiedendomi continuamente se stessi facendo un passo più lungo della gamba, o se per l’appunto stessi peccando di hybris, ma poi hai lì una squadra di persone pronte a seguirti ed è questa risposta alle tue domande.

Tommaso Arnaldi

Via | Mirelatives PicturesFacebook

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