Marguerite e Julien – la leggenda degli amanti impossibili: recensione in anteprima del film di Valérie Donzelli

Festival di Cannes 2015:Valérie Donzelli racconta la storia vera di un amore incestuoso in Marguerite et Julien, che avrebbe dovuto portare sul grande schermo Truffaut negli anni 70. Ma dimenticate l’energia de La Guerra è Dichiarata: qui siamo dalle parti del film indifendibile.

Ci sono due innamorati sulla spiaggia che guardano il tramonto abbracciati. Le loro silhouette sono scure, ma di lei intravediamo il lungo vestito, che potremmo azzardare sia del 16°-17° secolo. Eppure, a un certo punto, nel cielo passano degli elicotteri. Ma dove siamo? In che epoca? Che sta succedendo?

Valérie Donzelli, dopo il bellissimo La guerra è dichiarata e il meno fortunato Main dans la main, azzarda un progetto rischiosissimo con Marguerite et Julien. La sceneggiatura di Jean Gruault doveva essere infatti portata sul grande schermo da François Truffaut, che da grande narratore dell’amour fou deve aver intravisto notevoli potenzialità in questa storia di incesto.

Però se alla fine Truffaut non ne ha fatto nulla, ci chiediamo, forse è perché si sarà fatto qualche domanda a riguardo. Scherzi a parte, il progetto era rischioso perché c’era il pericolo che partissero spontaneamente i confronti con il cinema del maestro francese, e poi ovviamente per l’argomento trattato. Niente pericolo, comunque: la Donzelli purtroppo, e a sorpresa, dirige un film micidiale e sgangherato di per sé, persino fastidioso.

Julien e Marguerite de Ravalet, figlio e figlia dei Lord of Tourlaville, crescono assieme e sono inseparabili. Il loro rapporto si consolida di anno e anno. L’Abate di Hambye, grande consigliere dei genitori, consiglia loro di separare i due bambini per il bene di tutti. E così sarà, per molti anni. Finché da adolescenti i due si ritrovano, e la passione non è certo scemata.

C’è una cornice all’interno del film che vede una bambinaia narrare la storia dei due amanti incestuosi a un gruppetto di bambine, tutte a letto prima di andare a nanna. Così Marguerite et Julien assume i connotati di una fiaba, con tanto di castello e nemici. Un amore incestuoso raccontato come una storia per bambini: roba grossa.

La domanda fondamentale però è ancora quella posta all’inizio: in che epoca siamo? Non ci sono punti di appiglio: sappiamo solo che i veri Marguerite e Julien (la storia è vera) sono vissuti alla fine del 1500, ma in apertura, come nelle fiabe, ci viene detto semplicemente “Tanto tempo fa…”. Capita però poi che nella stessa scena ci siano persone che vestono abiti rinascimentali e c’è chi si veste con maglione e camicia. Capita anche che una carrozza segua una macchina d’epoca.

Il film è sostanzialmente una contaminatio continua. Ma qual è lo scopo di fare un’operazione del genere? Stiamo ancora a giocare col postmoderno, con cose già fatte da Baz Luhrmann e soprattutto Sofia Coppola con il suo Marie Antoinette? Però forse è la stessa Donzelli a dare una risposta all’interno della cornice con la bambinaia.

Durante il racconto, la ragazza arriva verso metà film a un punto definitivo che chiuderebbe la storia in modo piuttosto drammatico. Una delle bimbe dice che però non è andata esattamente così, e ricomincia la storia lì dove la bambinaia l’aveva lasciata. Come a dire: una fiaba passa oralmente di persona in persona. Quella di Marguerite e Julien è una storia che quindi è stata contaminata, narrata più volte nel corso dei secoli.

Così anche il cinema deve stare al passo e tenerne conto: si tratta pur sempre di una storia che è giunta fino a noi e che continua a colpire. Però francamente poco importa alla fin fine, perché stilisticamente il film non è nemmeno questo granché. E non basta neanche la colonna sonora, con tanto di qualche brano moderno, a giustificare il pot-pourri: anche perché la musica è usata in modo assai invasivo (vedi la corsa a cavallo, la scena delle lettere o quella della fuga).

Il risultato è che la Donzelli tiene costantemente a distanza lo spettatore. Non è certo aiutata nemmeno dalla sceneggiatura, riscritta assieme al compagno Jérémie Elkaïm (che interpreta Julien). L’attore e Anaïs Demoustier (Marguerite) sanno il fatto loro, ma nemmeno le loro poche scene di intimità hanno qualcosa di vagamento erotico o passione. E pensare che c’è una bella leccatina di dita dei piedi e un succhiotto da brividi: si resta comunque freddissimi e distanti.

[rating title=”Voto di Gabriele” value=”3″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Antonio” value=”2″ layout=”left”]

Marguerite e Julien – la leggenda degli amanti impossibili (Francia 2015, drammatico 105′) di Valérie Donzelli; con Anaïs Demoustier, Jérémie Elkaïm, Frédéric Pierrot, Aurélia Petit.

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