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Cinema Komunisto: l’illusione cinematografica della Jugoslavia di Tito

L’ascesa e la caduta del cinema ‘di regime’ di Tito arriva nelle sale italiane con il documentario serbo di Mila Turajlić

di cuttv

Seguendo l’esempio sovietico, anche il maresciallo Tito (Josip Broz) ricorse alla settima arte come strumento di propaganda della Jugoslavia non-allineata (fuori dalla NATO e del Patto di Varsavia) esclusa dal blocco sovietico.

L’ascesa e la caduta di quell’illusione cinematografica di “regime” concepita per fornire alla popolazione un’immagine idealizzata e condivisa della Patria, portata di nuovo sul grande schermo dal Cinema Komunisto di Mila Turajlić, opera prima della giovane regista di Belgrado, con esperienze già maturate su set come “Apocalipto” di Mel Gibson a “Fade to Black” di Oliver Parker.

Un documentario sulle storie portate sullo schermo e quelle dietro le quinte che ha richiesto quattro anni per la documentazione, la raccolta di materiali di repertorio, di interviste e rari spezzoni di film jugoslavi dimenticati per ricostruire il racconto di una nazione in 100 minuti.

Il documentario segue la costruzione e la crescita di Avala, sorta di Cinecittà belgradese nata per ospitare troupe straniere e la valuta pregiata che portavano nel paese, come “The Long Ship” di Jack Cardiff o “La strada lunga un anno” di Giuseppe De Santis, insieme ai racconti di un attore simbolo locale come Velimir Bata Živojinović e un produttore come Dan Tana che negli anni ’50 lasciò la Jugoslavia per Hollywood.

Per il viaggio documentale che si spinge dall’epopea alla dissoluzione di un Paese “che non c’è più se non nei film” (come recita l’introduzione) la Turajlić è ricorsa ai frammenti di 56 lungometraggi, da “Slavica” (1947) di Vjekoslav Afrić a “Lepa sela lepo gore” (1996) di Srdjan Dragojević.

Uno dei protagonisti di “Cinema Komunisto” è Aleksandar Leka Konstantinović, proiezionista di fiducia di Tito per 32 anni e un totale di 8801 film, guardati con una frequenza media di circa 300 l’anno. Il tecnico più longevo del regime, dal quale arrivano i racconti sul maresciallo che guardava un film tutte le sere, di tutti i generi, con preferenze per il western e attori come John Wayne e Kirk Douglas. Lo stesso che ci accompagna nella vecchia abitazione del presidente a Belgrado, bombardata dalla Nato nel 1999, con la sala proiezioni ancora distrutta.

[quote layout=”big” cite=”Aleksandar Leka Konstantinović]“Una volta gli proiettai un film che avevo già mostrato e Tito esclamò: l’abbiamo già visto cinque anni fa. Andai a controllare nei miei diari ed era vero”[/quote]

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A quanto pare il maresciallo amava trovarsi tra le star americane, a Belgrado, al festival di Pola o nei ricevimenti dati sull’isola di Brioni che hanno contato ospiti come Liz Taylor, insieme al marito Richard Burton interprete del leader comunista di “Sutjeska – La quinta offensiva” di Stipe Delić, e ancora Yul Brinner e Orson Welles, protagonisti del kolossal “La battaglia della Neretva” di Veljko Bulajić, Alfred Hitchcock, Alain Delon, Kirk Douglas, Sophia Loren e Carlo Ponti.

Altro personaggio principale del documentario è Veljko Bulajić, regista di alcuno kolossal Jugoslavi, come “Kozara”, “Bitka na Neretvi” e “Visoki napon”.
“Tito teneva molto a “Bitka na Neretvi” e ci diede molti mezzi. Fu una lavorazione difficile, durò 16 mesi, con riprese in mezzo alla neve. Il film piacque a Pablo Picasso che ne fece il manifesto, il suo secondo per il cinema dopo quello per Bunuel”.

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Cinema Komunisto si chiude con la dissoluzione della Jugoslavia e i simboli di un’epoca ormai scomparsa, dal Festival di Pola del ’91 sospeso dall’inizio della guerra, agli stabilimenti semi-abbandonati di Avala, passando per il muro coperto di immagini delle star all’Hotel Metropol di Belgrado che viene smontato.

Il film scritto e diretto da Mila Turajlić, prodotto da Dribbling Pictures, 3K Productions e Intermedia Network, dopo essere stato presentato e premiato in numerosi festival di tutto il mondo, arriva anche nelle nostre sale cinematografiche dal 4 giugno 2015, grazie ad un prezioso recupero di Cineclub Internazionale.

Cinema Komunisto, poster

Via | Cinema Komunisto