Una Storia Sbagliata: Recensione in Anteprima

Un viaggio alla ricerca della pace interiore, quello targato Isabella Ragonese in Una storia Sbagliata

9 anni dopo Non prendere impegni stasera, visto al Festival di Venezia, Gianluca Maria Tavarelli torna al cinema con Una storia Sbagliata, film che la Palomar distribuirà in modo innovativo. Il prossimo 4 giugno, infatti, la pellicola con Isabella Ragonese e Francesco Scianna protagonisti sbarcherà non solo in sala ma contemporaneamente anche sul web, per la prima volta in Italia, su una piattaforma appositamente realizzata da Mymovies.it che tramite la geolocalizzazione dell’utente riconoscerà una quota dei proventi all’esercente che abbia in programmazione il film nel raggio di 15 km. Un dialogo tra sala e digitale che si fa finalmente realtà, soprattutto per quei titoli ‘minori’ che rimangono il più delle volte schiacciati dalle grandi distribuzioni e dai costosi kolossal.

Qui invece abbiamo la storia di una donna, furiosa con il mondo e con la vita. Una donna che si mette in viaggio, da sola, abbandonando la Sicilia per unirsi ad una missione umanitaria in Iraq, nel pieno della seconda guerra del Golfo. Un viaggio necessario per guardare dentro se stessa, dentro quel passato indimenticato e quell’amore nei confronti di Roberto, suo marito. In Iraq, tra i bimbi affetti dal labbro leporino, Stefania è alla disperata ricerca di risposte, iniziando finalmente a capire non solo quel che ha stravolto la sua vita ma anche i motivi che stavano incrinando il suo matrimonio. Ragioni che all’epoca non riusciva a comprendere. Proprio qui, in una terra così distante e diversa dalla nostra, eppure sotto certi terribili aspetti così tanto vicina.

Una storia d’amore ma non solo, quella scritta e diretta da Gianluca Maria Tavarelli, riuscito in poco meno di due ore a toccare temi differenti e problematiche quanto mai attuali. Una storia di solitudine, quella di Stefania e Roberto. Grazie ad un serrato montaggio che alterna passato e presente, Tavarelli ci mostra l’amore di questi due giovani siciliani di Gela, comune siciliano negli anni ’60 illuso dal ricco sbarco del Polo petrolchimico per poi ritrovarsi con inquinamenti devastanti che hanno distrutto intere generazioni a seguire. Stefania è un medico e si occupa proprio dei bimbi nati con malformazioni causate proprio da quel veleno. Roberto, invece, è un soldato italiano, più e più volte in missione estere. Sin dalla prima birra tra i due scatta qualcosa. Lei lo inonda di informazioni sulle cause ambientali e lui non può far altro che pensare ad un bacio. Tanto da chiederglielo. I due si amano, sono sessualmente attivi, vogliono comprare casa e sognano di metter su famiglia, anche se lei è terrorizzata da quell’inferno quotidiano di bimbi ammalati. Informazioni ‘passate’ che Tavarelli dissemina lungo il film, alternandole a momenti del presente, che vedono Stefania da tutt’altra parte. In Iraq. Chiusa, sola, silenziosa e cinica, per non dire cattiva. Perché il dolore questo produce. Stefania sente la necessità di ‘sapere’, ha bisogno di trovare la pace e solo qui, nel cuore della guerra, crede di poterla trovare. Nel caldo e afoso deserto iracheno che attende come il Messia i petrodollari, esattamente come la Gela siciliana che quel sogno anni ’60 l’ha poi pagato a carissimo prezzo negli anni a seguire.

Tra capannelli di fumo, file chilometriche per far benzina, centinaia di civili mutilati, bimbi affamati ed aerei ed elicotteri che continuamente volano sopra le teste dei protagonisti, Tavarelli gioca su due piani paralleli mentre ci racconta questa ‘storia sbagliata’, piena di verità non dette. Marito e moglie per anni eppure quasi ‘estranei’, sotto certi punti di vista. La disperata Ragonese dallo sguardo perso in un catatonico tunnel di dolore è disposta a tutto pur di compiere la propria ‘missione’, pur di trovare la pace interiore. Per riuscirci dovrà però finalmente aprirsi agli altri, e in particolar modo ad un traduttore del posto, concedere un minimo di fiducia e scoprire una femminilità altra e diversa dalla sua. Ridondante, fortunatamente mai troppo retorico ma tendenzialmente lungo, tanto da ‘trascinare’ l’ossessione della protagonista fino al limite della sopportazione per chi osserva, Tavarelli tratteggia tematiche ultimamente raccontate anche da Hollywood. Vedi il complicato ritorno a casa da una guerra, pochi mesi fa visto con American Sniper di Clint Eastwood. Le enormi difficoltà nel tornare ad una pseudo ‘normalità’ dopo aver visto l’orrore con i propri occhi, per mesi e mesi. Provare una terribile nostalgia di casa quando si è in missione e poi, incredibile ma vero, sognare di tornarci una volta a casa. Proprio questo dramma apparentemente insensato sta minando le fondamenta del matrimonio di Stefania e Roberto, senza che i due possano far niente. Se non accettarlo, in silenzio, da soli, mentre le due realtà parallele si intrecciano continuamente, tanto da portare Roberto a guidare al centro della carreggiata persino in Sicilia, abituato com’è a farlo in Iraq, per evitare le mine nascoste al bordo della strada.

Risposte agognate da una donna costretta ad un lungo viaggio, poco ‘normale’ dal punto di vista logico eppure in grado di prendere senso nel silenzioso finale fatto di sguardi listati a lutto, tra due persone tanto diverse eppure tanto simili proprio nell’elaborazione del dolore. Un dolore ‘sbagliato’ che non conosce differenze.

[rating title=”Voto di Federico” value=”6.5″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Antonio” value=”5″ layout=”left”]

Una storia sbagliata (Ita, 2015, drammatico) di Gianluca Maria Tavarelli; con Isabella Ragonese, Mehdi Dehbi, Francesco Scianna, Stefania Orsola Garello, Nello Mascia, Pietro De Silva, Yessmine Ouni, Salima Al Wadi, Jazi Abderrazek, Daniele Pilli, Haydee Borelli, Andrea Bruschi, Marcello Montalto, Maurilio Leto, Roberta Bizzini, Massimiliano Davoli, Maria Amato – uscita giovedì 4 giugno 2015.

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