Emoji - the Movie, la Sony prepara un film sulle emoticon

La Sony prepara un film sulle emoticon dei cellulari, dei cinguettii e degli stati Facebook

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Sembrerebbe uno scherzo eppure è tutto vero. La Sony Pictures avrebbe sborsato un assegno a sette cifre per battere l'agguerrita concorrenza di Warner e Paramount nel realizzare un film sulle 'emoticon'. Proprio loro, le 'faccine' che ci seguono ogni giorno, tra sms, cinguettii e stati Facebook, mentre 'socializziamo' con il resto del mondo sotto formato virtuale. Come potrà uscirne fuori una pellicola è un mistero, ma Emoji - the Movie (titolo immaginario) è di fatto entrato in pre-produzione ad Hollywood.

Eric Siegel (Men at Work) si occuperà della sceneggiatura mentre Anthony Leondis, regista del corto Kung Fu Panda: Secrets of the Masters e dell'imminente lungometraggio Dreamworks B.O.O.: Bureau of Otherworldly Operations, avrà l'incarico di dar vita al tutto da dietro la macchina da presa. Non è ancora certo se la pellicola sarà in live-action, così come non esiste uno straccio di trama da poter sbandierare o anche solo lontanamente ipotizzare, ma certo è che dopo il boom di The Lego Movie, riuscito dal nulla a creare un sequel e due spin-off, ad Hollywood si son convinti di poter davvero realizzare di tutto. Non a caso sono in arrivo anche film su Monopoli e Barbie.

Secondo quanto riportato da Deadline, inoltre, le emoticons non hanno brevetto e sono di dominio pubblico, verità che potrebbe portare un altro studios a comprare un'altra idea per un progetto simile a quello della Sony. Questo vorrà dire che assisteremo a breve ad una 'guerra' tra major concorrenti per un film sulle 'emoji'? Così parrebbe. La prima in assoluto, lo ricordiamo, sembrerebbe essere stata usata il 12 aprile 1979 da un certo Kevin MacKenzie in un'e-mail inviata agli iscritti a MsgGroup (una delle prime BBS) in cui suggeriva di introdurre qualche sentimento nei freddi testi dei messaggi. Secondo altri studi, invece, la prima emoticon sarebbe stata utilizzata il 19 settembre del 1982 in un messaggio apparso in una BBS del Carnegie Mellon University dall'informatico statunitense Scott E. Fahlman. Esiste inoltre un caso precedente di emoticon ante litteram nel romanzo Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, in cui l'autore usò dei segni grafici per descrivere una espressione facciale.

Fonte: Collider

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