Il segreto dei suoi occhi: recensione in anteprima

Remake del film argentino premio Oscar per il Miglior Film straniero nel 2010, Il segreto dei suoi occhi è per lo più un blando rifacimento di un’intrigante storia, qui riadattata al periodo immediatamente successivo all’11 settembre

In una cassonetto dell’immondizia viene rinvenuto il corpo di una giovane violentata e uccisa appena qualche ora prima. Due detective, Ray (Chiwetel Ejiofor) e Jess (Julia Roberts), vengono inviati ad investigare su questo inspiegabile omicidio; la vera tragedia però s’impone con la scoperta dell’identità del cadavere, che è la figlia di Jess. Tredici anni dopo, il caso è ancora rimasto irrisolto. Non per Ray, che sembra non aver pensato ad altro per tutto questo tempo ed infatti sa come incastrare il colpevole.

Rifacimento del film argentino premio Oscar come miglior film straniero nel 2010, El secreto de sus ojos, ad Hollywood par d’uopo tornare su questo film e girarci un remake. Cast non male, il compito viene affidato a Billy Ray, sceneggiatore anzitutto, qui al suo terzo film da regista e attualmente impegnato nella stesura della sceneggiatura di The Devil in the White City, la cui trasposizione sarà diretta da Scorsese, ancora una volta con Leonardo DiCaprio.

Purtroppo una delle derive che il film di Ray non riesce in alcun modo ad evitare è il confronto, quasi mai necessario ma al tempo stesso non del tutto volontario. D’altra parte anche il film di Campanella è tratto a sua volta da un romanzo, ma c’era da immaginarsi che in qualche misura si sarebbe avvertito un déjà vu del tutto insperato e fuori posto. Succede così al principio del celebre pianosequenza allo stadio, che qui anziché di calcio diviene di baseball, con lo skyline di Los Angeles in bella vista, e che però viene interrotto prima del tempo onde evitare copia-incolla troppo spudorati. Piccole concessioni, se vogliamo, che ci pare il caso di sottoporre ma che non incidono oltremodo.

Ne Il segreto dei suoi occhi versione 2015 è altro a far storcere il naso. Per esempio le perfomance dei vari attori, posticce, forzate, ad eccezione forse della Roberts, la quale, se non credibile, almeno si produce in una prova interessante. L’incipit di base una sua forza ce l’ha eccome, specie in relazione al suo epilogo. Le aggiunte, o integrazioni che dir si voglia, non sortiscono invece gli effetti sperati: la critica al fanatismo post-9/11 costituisce più un escamotage che altro, mescolato alla denuncia della mai davvero rientrata collusione tra corpo di polizia e politica.

Così come nel macro, però, anche nel micro il lavoro di Ray non fa breccia. La liaison tra il personaggio di Ejiofor e quello della Kidman appare debole poiché essenzialmente rarefatto, un amore impossibile che però non ci dice granché su entrambi, profondi tanto quanto si vede sullo schermo – perciò per niente. Si dice che al cinema spesso e volentieri conti più ciò che non si vede, ossia quello che resta fuori dall’inquadratura, sia in termini spaziali che soprattutto di senso. Sarà l’alternanza tra il presente narrativo ed il passato rievocato per “completare” tale presente, ma quel buco di tredici anni pare pressoché inesistente. È come se dal 2002, anno in cui avviene l’omicidio, ed il 2015 fossero trascorse poche settimane; e sì, magari il make-up dei personaggi non aiuta, a parte, di nuovo, la Roberts.

La scena dell’interrogatorio ad un presunto killer, con una Kidman a camicia sbottonata, ha un suo perché, sebbene, come buona parte del film, anch’essa risenta di un certo schematismo che sa di superficiale: tutto al suo posto, quasi da manuale oseremmo dire, se non fosse che a farne le spese è l’intensità, costantemente bassa. Descrizione che non riguarda pochi passaggi ma che contraddistingue praticamente il tenore del film, che, purtroppo, rappresenta un ben debole tentativo di far rivivere questa storia.

Cercando di fornire ulteriori appigli al fine di dare un’idea circa l’entità del progetto, nel 2013 uscì il remake di Oldboy, diretto da Spike Lee. Altra portata, quindi diversa entità di fiasco. Ecco, non siamo a quei livelli per fortuna. Tuttavia la sciagurata aria da compitino qui si avverte eccome: nei dialoghi, nel montaggio, nella regia. Ed è anche quello che contribuisce a fare la differenza, specie considerate le oltre due ore di durata.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”5″ layout=”left”]

Il segreto dei suoi occhi (Secret in Their Eyes, USA, 2015) di Billy Ray. Con Julia Roberts, Nicole Kidman, Michael Kelly, Chiwetel Ejiofor, Dean Norris, Lyndon Smith, Zoe Graham, Joe Cole, Don Harvey, Stephanie McIntyre e Ross Partridge. Nelle nostre sale da giovedì 12 novembre.

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