Fast Food Nation: la recensione

Fast Food Nation. Regia: Richard Linklater con Greg Kinnear, Patricia Arquette, Catalina Sardina Moreno, Bobby Cannavale, Paul Dano, Luis Guzman, Ethan Hawke, Ashley Johnson e il non accreditato Bruce Willis.Il 20 luglio è arrivato anche nella sale italiane il film “Fast Food Nation”, presentato all’ultimo Festival di Cannes. La filmografia del regista, Richard Linklater, comprende

Fast Food Nation. Regia: Richard Linklater con Greg Kinnear, Patricia Arquette, Catalina Sardina Moreno, Bobby Cannavale, Paul Dano, Luis Guzman, Ethan Hawke, Ashley Johnson e il non accreditato Bruce Willis.

Il 20 luglio è arrivato anche nella sale italiane il film “Fast Food Nation”, presentato all’ultimo Festival di Cannes. La filmografia del regista, Richard Linklater, comprende “A Scanner Darkly” film di fantascienza ispirato ad un racconto di Philip Dick, “School of Rock”, “Prima dell’alba” e il seguito “Before sunset” con i suoi attori feticcio Ethan Hawke e Julie Delpy. Il percorso del regista subisce un cambiamento di rotta: “Fast Food Nation” è infatti ispirato all’omonimo libro scritto da Eric Schlosser ed uscito nel 2001.
Il libro è diventato un bestseller ed è considerato uno dei simboli della controcultura americana; si tratta di una inchiesta, durata più di due anni, in cui il giornalista percorre tutta la filiera della “cultura del fast food”, preponderante negli Stati Uniti, ma che sta prendendo piede anche nel resto del mondo.

L’inchiesta tocca tutte le tematiche inerenti i fast food: la nascita delle prime catene (l’autore le chiama “I padri fondatori”), il marketing usato per invogliare i consumatori (meglio se bambini e studenti…) a mangiare hamburger e patatine fritte; le politiche per abbassare il minimo salariale e quelle per velocizzare la macellazione e la produzione della famosa polpetta di carne: è particolarmente sconvolgente venire a conoscenza della presenza di feci animali nella carne macinata e degli infortuni gravi e frequenti nei processi di macellazione causati proprio dalla velocità di produzione.

La sceneggiatura del film è stata scritta da Eric Schlosser e Richard Linklater ed entrambi hanno ritenuto più opportuno non fare un documentario ma trarre spunto dalle tematiche analizzate nel libro inchiesta in modo molto preciso e puntuale, per farne un film di fiction: si tratta di un film corale, con un avvicendarsi di pezzi di vita e personaggi che si ispirano agli argomenti trattatati nel bestseller.
Tre sono le figure attorno alle quali si svolgono le vicende…in effetti non si può parlare di veri e propri protagonisti. Il primo è Don Henderson, interpretato da Greg Kinnear, il dirigente che va nella città di Cody (nome fittizio di una cittadina nel Colorado) per conto della Michey’s, la catena di fast food (sempre fittizia) per cui lavora. L’uomo è stato incaricato di scoprire perché sono state trovati hamburger contaminati da feci di bovini…

La seconda “protagonista” è Sylvia, interpretata da Catalina Sardina Morena (candidata all’Oscar per la sua interpretazione in “Maria full of Grace”), una messicana che entra negli Stati Uniti illegalmente insieme a suo marito, sua sorella e ad altri disperati: forniranno manodopera sia alla UMP, industria di lavorazione delle carni a Cody, sia negli alberghi della cittadina.
Infine incontriamo Amber (Ashley Johnson) , un’adolescente che lavora in un Michey’s a Cody.

Tutti i personaggi della storia sono “simbolo” delle persone incontrate nell’inchiesta di Schlosser. Nel libro l’autore intervista molti personaggi, nel film, per esempio, Don Henderson rappresenta i manager delle società di fast food: l’uomo incontra altri personaggi, anch’essi sintesi di molte situazioni descritte nel libro. Tra tutti spiccano Harry Ridell, interpretato da uno strepitoso Bruce Willis. Ad Herry è affidata una delle battute più memorabili del film: l’uomo è l’intermediario tra le aziende di macellazione e trasformazione e le catene di fast food; sa benissimo che la carne è contaminata ma per lui è qualcosa che deve essere accettata: “Tutti nella vita dobbiamo mangiare un po’ di merda prima o poi”, dice Herry all’interdetto Don!

Altro personaggio che Don incontra nel suo percorso alla ricerca della verità è Rudy, che ha il volto di Kris Kristofferson, popolare country singer che ha anche fatto parte degli Highwaymen con Jonny Cash. Rudy rappresenta tutti i ranchers incontrati nel libro, ognuno con una storia diversa, a volte tragica. Il rancher è da sempre in America il simbolo della libertà, anche la scelta di un artista come Kristofferson non è casuale: l’attore ha infatti recitato in moltissimi film western. Ma questa figura sta scomparendo e Rudy, nel suo incontro con Don, accenna solamente a quanto è invece descritto in più capitoli nel libro. Nel testo si narra, tra le altre, anche la storia di Hank, un rancher pieno di progetti e con una bellissima famiglia che nel 1998 si tolse la vita perché oberato dai debiti. Il ranch in cui sono state girate le scene con Rudy è proprio quello di Hank.

Gli immigrati sfruttati sono rappresentati nel film da Sylvia, suo marito e sua sorella: li seguiamo dalla loro traversata lungo la strada che li porta negli Stati Uniti; strada arroventata dal caldo e in cui troppe persone muoiono.
Nel cast c’è anche Avril Lavigne, pop star idolo dei teenagers, che interpreta una ragazza che fa parte di un gruppo di attivisti “alla Greenpeace”.

A questo punto però occorre mettere in evidenza il limite del film: “Fast food nation” mette molta carne al fuoco, perché gli sceneggiatori hanno voluto rappresentare in fiction tutto quanto raccontato nell’inchiesta. Ma a volte si ha la sensazione che sarebbe stato preferibile concentrarsi maggiormente su poche storie e svilupparle in modo più approfondito. Nel film ci sono comunque prove d’attore molto buone, numerosi cammei ben riusciti di attori della scena indipendente del cinema americano così come di star hollywoodiane e vale comunque la pena vederlo, magari andando poi a comprare il libro.

“Fast food nation” si inserisce in quel filone di film denuncia che non ha lasciato indifferenti nemmeno Holliwood (della passata stagione è, per esempio, Blood Diamonds con Leo di Caprio o “Bordertown” con Jennifer Lopez e Antonio Banderas: il primo sul traffico di diamanti provenienti dalla Sierra Leone e l’altro sulle donne messicane violante e uccise e di cui non rimane nemmeno il corpo).
Quando si legge o si guarda “Fast food nation” non si può far a meno di pensare a “Supersize me”, film-esperimento in cui il regista mangia per un mese solo il cibo comprato da McDonald mettendo a repentaglio addirittura la sua vita! “Supersize me” è stato girato dopo la pubblicazione del libro “Fast food nation” ed è più concentrato sulle connessioni tra obesità , problemi alla salute e il cibo dei fast food. A tratti divertente ma il più delle volte inquietante “Supersize me” è un buon complemento al libro di Schlosser, addirittura più del film che ha ispirato questo articolo e che è stato sceneggiato da Schossler stesso.

In una interessante intervista ascoltata su www.tv.repubblica.it, il presidente di SlowFood, Carlo Petrini, spiega la necessità di rilocalizzare l’agricoltura: i prodotti agricoli non possono crescere dall’altra parte della pianeta e poi essere trasportati tramite lunghi viaggi. Le motivazioni sono principalmente due, oltre, naturalmente alla posizione dei produttori agricoli: la qualità si deteriora ed in secondo luogo perché il trasporto di questi prodotti, avendo raggiunto livelli altissimi, contribuisce ad inquinare il pianeta.
Petrini annuncia che in risposta alla cultura del fast food si sta organizzando un grande evento “Lo Slow food nation” per promuovere la cultura di un mangiare sano e in modo compatibile con i ritmi della natura.

Il processo è sicuramente lungo, il cinema e la letteratura svolgono il difficile compito di stimolare la riflessione ma occorre coinvolgere sia le famiglie che lo Stato con politiche che aiutino la cultura del mangiar sano.

Voto Gabriele: 7

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