Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza: la recensione

Dalle ceneri dell'Impero sconfitto emerge il Primo Ordine, guidato dal Leader Supremo Snoke. Un assaltatore imperiale ed una giovane scavenger si ritrovano loro malgrado invischiati in una faccenda ben più grande di loro. Sono queste le premesse narrative di Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza, capitolo interlocutorio ma che funge da promettente apripista a questa nuova Trilogia

Come definire il periodo successivo a quello post-moderno? Specie quando tale definizione è di per sé una non-definizione, visto che si limita ad indicare un’epoca che scavalca quella che la precede. Fior di sociologi si sono cimentati e continuano a cimentarsi nell’arduo compito di dirimere la questione, mentre un’intera stagione si appresta a scomparire, se non è già scomparsa. Jameson ha detto la sua, ma il discorso è lungi dall’essere archiviato; dibattito che lasciamo per forza di cose a chi di competenza.

Tuttavia qualche traccia, nel nostro piccolo di semplici appassionati e, prima ancora, osservatori, intendiamo sottoporla: chissà infatti se un giorno, dovendo studiare quel che segue il postmodernismo, non toccherà tenere anche conto di Star Wars Episodio VII: Il risveglio della Forza. D’altronde c’è chi ha paventato l’ipotesi di un Episodio IV quale opera spartiacque tra un prima e un dopo, e non sarebbe per niente beffardo che, quasi quarant’anni dopo, la saga abbia nuovamente voce in capitolo.

Perché c’è una cosa che va osservata prima ancora di discutere se “Episodio VII sì/Episodio VII no”, ed è che la creazione di George Lucas continua a fare avanti e indietro tra realtà e medium, creando un ponte che ci dice quantomeno abbastanza riguardo al mondo in cui viviamo. Tutto parte da un assunto, ovvero che la struttura narrativa de Il risveglio della Forza sia più o meno in tutto e per tutto la stessa di Una nuova speranza. Nuovi personaggi, nuovi legami, nuove situazioni, certo, ma l’ossatura è quella, non si scappa.

Da qui il nostro ragionamento, che ci conduce alla seguente considerazione: laddove George Lucas col primo Star Wars, a quel tempo, non poteva far altro che ricorrere al Mito classico, per così dire, quello meravigliosamente raccontato e sviscerato da Joseph Campbell, J. J. Abrams si ritrova in un contesto del tutto differente. Un altro mondo proprio. Sbarazziamoci dei miti, di tutti quei pattern fondanti la cultura così per come ci è stata trasmessa, perché oramai esiste un altro mito, il Mito: quello di Star Wars.

Il risveglio della Forza parte da queste premesse, che fondano tutto su quel primo episodio del 1977. Non ci sono altri riferimenti, perché, come per Luke Skywalker, bisogna uccidere/superare il proprio padre per garantirsi l’accesso alla fase successiva del proprio percorso. In questo il film di Abrams si dimostra estremamente consapevole: tutto è studiato nei minimi particolari, di modo da non scontentare nessuno, senza tantomeno isolare la necessità di “iniziare” delle generazioni che non sanno nemmeno cosa sia Guerre Stellari. Un’esigenza che non prende tuttavia il sopravvento, poiché, come rilevato, questo nuovo capitolo non nega la paternità, anzi, la mette in risalto, solo perché sa che se vuole andare avanti è da lì che deve passare.

È un po’ l’errore di fondo commesso da Lucas con la nuova Trilogia, così avulsa dal Mito di riferimento, l’unico e il solo al quale ricorrere; perché in regime di postmodernismo è possibile, anzi incoraggiato, mettere tutto in discussione, mescolare alto e basso, farsi beffe delle colonne portanti, smitizzare, ridurre, esasperare. Tutto fuorché i miti che crea il postmoderno esso stesso. Ed allora ci si ritrova con un universo, quello degli episodi dal primo al terzo, destinati per forza di cose a soccombere per via della loro blasfemia di base. Lucas voleva emancipare il proprio piccolo, senza rendersi conto che finché il padre sarebbe rimasto in vita, così pieno di vigore peraltro, un simile sviluppo gli sarebbe stato irrimediabilmente precluso.

Al tempo stesso Il risveglio della Forza rappresenta uno statement piuttosto eloquente circa la direzione che questa terza Trilogia ha già intrapreso: di gran lunga più consapevole dei tempi in cui viviamo, riverente verso il proprio retaggio ma al contempo desiderosa di accogliere più gente possibile. Quelle cose che ritiene “obsolete” non le ingloba, perciò laddove Una nuova speranza è avventura, esplorazione pura, gusto per la scoperta di questa galassia che all’epoca rappresentava il nuovo limite, la prossima sfida della scienza, oggi tocca cambiare registro. Siamo più dalle parti del western, contenutamente “spaziale” peraltro, perché qui non è il “viaggio” a farla da padrone.

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Abrams e Kasdan lavorano con molta attenzione alle dinamiche di quello che, a conti fatti, altro non è che un capitolo interlocutorio, una finestra dalla quale ci viene appena concesso di sbirciare; quanto basta per farci immaginare che da lì il mondo che osserviamo si prospetta carico di sorprese. Sono infatti più i quesiti che suscita che le risposte date, fosse anche la fugace comparsa di uno o più personaggi che senz’altro ritroveremo più avanti. Dal rapporto tra Rey e Finn, da loro stessi, passa pressoché tutto il senso di questo settimo episodio; i meccanismi sono i medesimi della serie, facendosi quasi metafora: lei che vuole disperatamente tornare su Jakku perché sta aspettando qualcuno; lui che invece vuole andare altrove, lontano, per scappare dalla Furia del Primo Ordine, sorto dalle ceneri dell’Impero sconfitto ne Il ritorno dello Jedi.

Il film è volutamente incastrato tra ciò che è stato e ciò che sarà, dimentico di una seconda Trilogia che implicitamente disconosce, ponendosi quale unico, serio e sensato seguito di una storia che non ha mai smesso di tormentare, quella di Luke, Han e Leia, e di come hanno sconfitto l’Impero. Niente politica, né problemi d’identità: Episodio VII è Star Wars nel 2015, più cauto, meno disposto al rischio. Questa sua aderenza allo schema di Guerre Stellari, il primissimo capitolo, costituisce non a caso il più grande pregio del film; ma al tempo stesso il suo limite. Se ci si pensa bene, però, non poteva essere diversamente.

Senza volerlo, Il risveglio della Forza dimostra infatti quell’ovvio, che, malgrado sia tale, a tanti sfugge, ossia che la prima Trilogia costituisce un fenomeno non replicabile, nel bene e nel male. Trattasi di qualcosa scolpita nella pietra, consegnata ad una storia che può tutt’al più somigliarsi, ma che mai può ripetersi esattamente. Prendete tutte le implicazioni soggiacenti al concetto della Forza; laddove Lucas (altro errore) reputò utile intavolare una spiegazione vagamente scientifica (ricordate i midi-chlorian?), qui tutto resta ancora avvolto nel mistero. Si parla di Luce, Lato Oscuro, ma in realtà la Forza rimane quella spinta, quel “brodo” in cui tutto macera, che attraversa tutto e tutti, e che di conseguenza nessuno può contenere.

E che il film di Abrams sia coerente lo dimostrano anche quei riferimenti che altrove avremmo catalogato come mero fan-service, mentre qui, per via della consapevolezza di cui sopra, rientrano in un processo più sofisticato. Un processo molto prudente, che non sacrifica quasi nulla, mettendo d’accordo tutti. Declinato in commedia in quei pochi passaggi che lo consentono, ricco di azione (stupendo il primo scontro aereo), capace nel gestire con equilibrio ogni elemento del puzzle. Libero dalla necessità/dovere di dare consistenza ad un cosmo che si reggeva benissimo da solo (ennesimo errore della nuova Trilogia), Episodio VII può concentrarsi su ciò che viene dopo, senza cedimenti di memoria, perché anche quella è importante. Anzi, fondamentale.

Insomma, più di così si ha l’impressione che davvero non si potesse fare. Anche quelle che al momento appaiono come forzature, beh, non ci è nemmeno dato modo di definirle tali. Star Wars VII: Il risveglio della Forza si pone come una sbirciata su un mondo che ancora non conosciamo ma di cui ci è dato intercettare il funzionamento. Oltremodo rispettoso dell’eredità di cui gode, anziché scialacquare si muove in maniera ponderata, in attesa della stoccata che già in Episodio VIII bisogna scorgere. Ad oggi non sappiamo nemmeno se un prescelto esiste ancora, né se di questo si tratta, e ciò ci dà contezza di quanto sia fuori luogo spingersi in un senso o nell’altro.

Certo, a fatica dimenticheremo certi siparietti di BB-8, i liberatori ed iconici titoli di testa, così come le ultime inquadrature finali. Malgrado Il risveglio della Forza sia tutt’altro che perfetto, allo stato attuale non si trovano elementi seriamente fuori posto. Toccherà rivederlo, non soltanto come opera a sé stante, bensì alla luce degli altri due capitoli, ai quali toccherà confrontarsi con la tanta carne messa sul fuoco di questo primo tassello. Rincuorati però dall’impressione che stavolta la direzione intrapresa sia quella giusta. D’altronde, cos’altro andava preteso al momento?

Voto di Antonio 7

Voto di Federico 7

Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza (Star Wars: The Force Awakens, USA, 2015) di J.J. Abrams. Con Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mathew, Kenny Baker, John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Lupita Nyong'o, Pip Anderson, Crystal Clarke, Christina Chong, Miltos Yerolemou, Greg Grunberg, Warwick Davis, Jessica Henwick, Maisie Richardson-Sellers, Iko Uwais, Yayan Ruhian, Leanne Best e Gwendoline Christie. Nelle nostre sale da oggi, mercoledì 16 dicembre.

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