I ricordi del fiume: trailer e poster del documentario di Gianluca e Massimiliano De Serio

I ricordi del fiume: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul documentario di Gianluca e Massimiliano De Serio nei cinema italiani dal 21 aprile 2016.

Dopo la tappa fuori concorso al Festival di Venezia 2015 debutta nei cinema italiani il prossimo 21 aprile il documentario I ricordi del fiume diretto a quattro mani da Gianluca e Massimiliano De Serio.

Il doc diventa una testimonianza importante delle oltre mille anime di etnie rom, rumena, ungherese, ma anche qualche italiano che abitavano il Platz, la più grande baraccopoli d’Europa oggi smantellata e un tempo sita sugli argini del fiume Stura a Torino. In una labirintica immersione, I ricordi del fiume ritrae gli ultimi mesi di esistenza del Platz, tra lacerazioni, drammi, speranze, vita.

Gianluca De Serio e il fratello gemello Massimiliano, lavorano insieme dal 1999. Negli anni hanno realizzato film, documentari e installazioni, partecipando a mostre e festival di cinema nazionali e internazionali. I De Serio nel febbraio 2012 hanno fondato Il Piccolo Cinema, “società di mutuo soccorso cinematografico” nella periferia nord di Torino, dove vivono e lavorano. Nell'agosto 2011 Sette opere di misericordia, il loro primo lungometraggio per il cinema, esordisce in concorso internazionale al Festival del film Locarno conquistando svariati premi inel circuito dei festival.

I registi raccontano come è nata l'idea di un documentario sul Platz.

Quando abbiamo saputo dell’avvio del processo di smantellamento del Platz‚ la baraccopoli di Lungo Stura Lazio a due passi da casa nostra, nella periferia nord di Torino, dove in parte avevamo ambientato il nostro lungometraggio Sette opere di misericordia, abbiamo deciso di addentrarci in profondità nel quotidiano dell’ultimo anno e mezzo di vita di questo labirinto di baracche. Nel percorso di conoscenza e di riprese, abbiamo compreso che non si trattava tanto di documentarne la cronaca, quanto piuttosto di raccoglierne i ricordi e salvarne le impressioni, come in un impossibile atto di resistenza, di trattenimento delle immagini, della dignità, delle parole e dei gesti. La raccolta di questa specie di found footage di vite è un insieme di specchi frammentati e sospesi che lottano insieme per ricostruire questa comunità, vicina eppure invisibile. Questo luogo simbolico e cruciale delle nostre periferie, ora destinato a dissolversi nel nulla, di volta in volta è stato il capro espiratorio delle nostre mancanze, o carne pronta per il macello delle campagne elettorali, per inutili e dannosi interventi “di emergenza”. Eppure, nel passare delle stagioni, ai nostri occhi il Plat si faceva sempre più metafora dell’esistenza stessa, della sua caducità e della sua bellezza.

 

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