Cannes 2016, Money Monster: recensione in anteprima del film Fuori Concorso

Festival di Cannes 2016: thriller teso, tipicamente hollywoodiano, da cui Money Monster trae pregi e difetti. Sulla comunicazione come forma di potere più soverchiante della Finanza

Quando l’energico conduttore di Money Monster si rende conto che ciò che sta vivendo non è uno scherzo, oramai è troppo tardi. Lee Gates (George Clooney) parla di soldi, Finanza, ancora soldi, dà consigli, ci scherza su; in altre parole fa spettacolo. Non c’è molto da capire, anche perché la sua responsabile, Patty (Julia Roberts), lo dice chiaramente: «noi non facciamo giornalismo, punto».

Non sarà perciò l’intrusione di un giovane con una pistola in mano a compromettere la diretta, anzi, è esattamente quello che ci voleva. Kyle (Jack O’Connell) ha perso sessantamila dollari per aver seguito un consiglio di Gates, la qual cosa l’ha reso poco incline a conciliare. Incazzato all’inverosimile, irrompe nello studio, infila un giubbotto al sentex al presentatore e minaccia di fare una strage.

Basterebbe quest’incipit a dare adito a tutta una serie di rimandi che senz’altro hanno un loro fondamento. Per certi versi la naturale prosecuzione di Quinto Potere, per altri una variante di Margin Call e La grande scommessa, senza contare i tanti film a tema ostaggi. Il punto è che, dei primi tre almeno, Money Monster sembra per lo più il fratello scemo; se non scemo, più limitato. Non un risultato indesiderato, no di certo, perché il film di Jodie Foster preferisce rendersi accessibile, e su più fronti.

Come thriller, va riconosciuto un ritmo bilanciato, pressoché implacabile dall’inizio alla fine: in fondo è qui che il film si gioca tutto, e se dovessimo fermarci a questo ci sarebbe poco altro da aggiungere. Né infastidisce più di tanto che una tematica così attuale venga il più possibile semplificata, anche perché Money Monster è esattamente quel prodotto che descrive nel raccontare la sua storia. Concedendosi immancabili ed ammiccanti passaggi che fanno quantomeno sorridere, con Clooney a far da mattatore in questo senso, qua e là coadiuvato da altri.

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C’è un momento, non tanto più in là rispetto all’inizio, in cui Patty interrompe la diretta; brano incalzante, suspense, in cabina di regia non si sa che fare. Ma Gates insiste, anzitutto perché ha una pistola puntata alla tempia, ma anche perché comprende a pieno, pur nella paura, il potenziale di ciò che sta avvenendo: «riprendi la diretta!». Si tratta di uno dei passaggi fondamentali, che trasformano immediatamente Money Monster in un’altra cosa, che con la Finanza ha poco o nulla a che vedere.

Il punto è che, se per quasi tre quarti di film si riesce ad essere accondiscendenti verso certe libertà, verso una costruzione che deve tenere conto del ritmo serrato e via discorrendo, in quell’ultima parte Money Monster si lascia completamente andare, vanificando quel già precario equilibrio su cui si reggeva. Basta questo ad affossarlo? Direi di no. In un modo o nell’altro, Hollywood vince sempre. E Clooney e Julia Roberts non sono lì per nulla.

Voto di Antonio 6

Money Monster (USA, 2016) di Jodie Foster. Con George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Caitriona Balfe, Giancarlo Esposito, Lenny Venito, Emily Meade, Olivia Luccardi, Chris Bauer, Katrina E. Perkins, Aly Mang, Dennis Boutsikaris, Joseph D. Reitman, Christopher Denham e Darri Ingolfsson. Nelle nostre sale da oggi, giovedì 12 maggio.

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