The Conjuring – Il caso Enfield: recensione in anteprima

James Wan ancora una volta si dimostra ago della bilancia: occhio e stile particolari impreziosiscono un sequel che non supera L’evocazione ma che si situa in ogni caso ben al di sopra della media tra le produzioni a tema possessioni degli ultimi anni

Sei anni sono trascorsi dalle vicende di Harrisville, Rhode Island, ma ancora Ed e Lorraine Warren si trovano a fronteggiare lo scetticismo, laddove non la vera e propria ostilità. Né tantomeno i due coniugi sono riusciti a scrollarsi di dosso gli strascichi della loro attività, che li perseguita malgrado abbiano strenuamente voluto concedersi un periodo di pausa a tempo indeterminato. Succede però che Lorraine comincia ad avere delle strane visioni: una suora la tormenta, mostrandole una scena che ha che vedere col marito. Tutto è connesso con la vicenda di Enfield, a Londra, dove la famiglia Hodgson sta sperimentando uno dei casi di possessione più complessi e documentati di sempre.

Madre single con quattro bambini, che non riesce a racimolare quanto serve per affrontare le spese minime. Tuttavia è la figlia Janet a trovarsi al centro della vicenda: insieme alla maggiore Margaret, senza nemmeno rendersi conto di quello che stanno facendo, si mettono a giocare con una tavola Oujia. Manco a dirlo, la loro richiesta di contatto viene di lì a breve esaudita. Ha inizio a questo punto la possessione della piccola Janet, una ragazzina dolce, affabile, che poco alla volta si trasforma; lo spirito che parla attraverso di lei dice di essere il padrone di casa, ma in verità c’è molto di più dietro questo fenomeno.

James Wan, diciamolo subito, sa decisamente il fatto suo; ancora una volta le sue riprese sono sontuose, calibrate, senza eccedere in barocchismi di sorta però. Il regista di Insidious, insomma, sa girare. È altresì chiaro che intenda anche prendere in qualche modo le distanze da L’evocazione – The Conjuring, sfruttando gli stessi personaggi, ai quali pare essere legato: in fondo questo sequel è una storia d’amore, sebbene sia davvero palese solo in chiusura. Senza però abdicare all’horror, questo no, anzi, proponendo qualcosa di atipico rispetto ai tanti film a tema demoniaco che hanno affollato le sale specie negli ultimi anni.

Perché Wan riesce ad infondere nelle sue opere una certa originalità, quel tocco che le rende se non uniche quantomeno particolari. Integrando numerosi trick visivi, che però si armonizzano parecchio bene anziché consistere in semplici escamotage fini a sé stessi. A differenza che in altre operazioni analoghe, si avverte il desiderio, oltre che l’abilità, di raccontare una storia e riuscirci nel modo meno invasivo possibile. Infatti Il caso Enfield rimane a propria volta un film per tutti, capace di mettere d’accordo sia i cultori del genere che un pubblico più ampio, meno abituato a certi contesti.

Ciò che manca rispetto al prequel è semmai un certo equilibrio che rendeva L’evocazione più centrato, per così dire. Questo seguito a tratti, specie nella parte centrale, appare stiracchiato, tergiversando un tantino di troppo; e questo per un horror può rivelarsi antipatico, basato com’è su tempistiche che sono tutto. Vero, non è il classico film da balzo sulla sedia, perché Wan punta all’inquietudine più che all’estemporaneo colpo al cuore, però c’è questa parte centrale in cui non si riesce a fare a meno di avvertire un senso di diluizione, quasi che fare economia in certe scene e/o sequenze avrebbe reso più compatti interi passaggi.

Tolto questo, anche The Conjuring 2 non manca di offrire un personaggio degno, qual è la suora che abbiamo menzionato sopra, spaventosa il giusto ma soprattutto classico villain dotato di carisma. È certamente lei l’emblema di questo nuovo episodio della saga, che riesce a mantenere un livello più che accettabile anche al secondo giro, grazie anche ad una coppia affiatata composta da Patrick Willson e Vera Farmiga, oramai rodati e del tutto calati nei panni di Ed e Lorraine Warren.

Ma la vera notizia, volendone cercare una, è che evidentemente il problema col fenomeno dei prequel/sequel non sta nella formula in sé, restando fermi gli eccessi a cui siamo stati abituati. Il caso Enfield dimostra che un progetto del genere, affidato alla persona giusta, può avere un senso. Certo, se già qui la mano di Wan si nota di più, chissà cosa accadrà col già ventilato terzo capitolo. Tuttavia non è esagerato riconoscere il giusto tributo ad un regista che ha in più occasioni confermato di essere tra i pochi ad avere un’idea di come veicolare il genere oggi. A Hollywood, sotto la spinta perciò non solo di certe pressioni, ma anche alla luce di budget cospicui con cui tanti, troppi altri non hanno saputo né sanno che farci.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”7″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Federico” value=”6″ layout=”left”]

The Conjuring – Il caso Enfield (The Conjuring 2, USA, 2016) di James Wan. Con Patrick Wilson, Vera Farmiga, Madison Wolfe, Frances O’Connor, Lauren Esposito, Benjamin Haigh, Patrick McAuley, Simon McBurney, Franka Potente, Bob Adrian, Robin Atkin Downes, Simon Delaney, Shannon Kook, Maria Doyle Kennedy, Bonnie Aarons, Javier Botet, Steve Coulter, Abhi Sinha, Chris Royds, Sterling Jerins, Daniel Wolfe, Annie Young, Elliot Joseph, Debora Weston, Cory English, Joseph Bishara, Emily Tasker, Kate Cook, Carol Been, Holly Hayes, Lance C. Fuller, Jennifer Collins e Thomas Harrison. Nelle nostre sale da giovedì 23 giugno.

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