Venezia 64: sesto giorno di Gabriele

Robert Pulcini e Shari Springer Berman avevano esordito alla regia con il da noi inedito American Splendor, una piacevole sorpresa tratta da un fumetto underground che riusciva a mescolare una regia originale ad una storia interessante, ironica ma anche un po’ malinconica. Questa coppia lasciava dunque ben sperare per il suo successivo lavoro, ossia The

Robert Pulcini e Shari Springer Berman avevano esordito alla regia con il da noi inedito American Splendor, una piacevole sorpresa tratta da un fumetto underground che riusciva a mescolare una regia originale ad una storia interessante, ironica ma anche un po’ malinconica. Questa coppia lasciava dunque ben sperare per il suo successivo lavoro, ossia The Nanny Diaries (da noi Diario di una tata), fuori concorso, con Scarlett Johansson nella parte dell’antropologa Annie, che decide di andare via di casa e viene assunta come tata da una donna borghese e ricchissima (interpretata da Laura Linney), quanto fiscale con orari e ogni cosa che riguardi il suo bambino.

Poteva essere la divertente commedia di questa edizione del festival, così come l’anno scorso fu Il Diavolo veste Prada, però non tutto il meccanismo funziona in The Nanny Diaries. La regia, come il film precedente, è il punto di forza della pellicola, piena di trovate visive gradevolissime. Ma la trama non graffia come prometteva e diluisce alcune gag riuscite con l’acqua di rose, e il risultato è inevitabilmente piatto.

Altro film che poteva essere (un gran film) ma non è stato è The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, secondo film di Andrew Dominik, che aveva esordito col bel Chopper. La storia del bandito Jesse James, interpretato da Brad Pitt, e del traditore Robert Ford (interpretato benissimo da Casey Affleck), mescola storia, mito e western, ma diluisce un materiale da 90 minuti in ben 155, stiracchiandosi anche nel finale. Certo, Dominik dà prova di avere comunque talento, soprattutto visivo, e certe cariche di violenza colpiscono. In più, l’atmosfera quasi omoerotica tra i due protagonisti rende il film un po’ più interessante (sarà per questo che è candidato al Queer Lion? Altri motivi non ci sono, e non è il primo caso…). Il film è comunque troppo lungo e rischia di annoiare gli spettatori meno interessati, ma la riflessione sul mito non è affatto male.

Dopo due mezze delusioni, ecco comunque due bei film. Il primo è La Fille coupée en deux di Claude Chabrol (traduzione: La ragazza tagliata in due), che presenta le tematiche del regista e la sua solita cattiveria. Divertente e coinvolgente, è la storia di una ragazza che lavora nel meteo di una rete locale ed è contesa tra uno scrittore ormai non più giovanissimo e un ricchissimo ragazzo che spesso e volentieri dà fuori di testa. Inutile ribadire che la sceneggiatura è piena di dialoghi bellissimi e cinici, e che la regia del maestro sia senza sbavature, ed è capace di creare una giusta atmosfera leggermente morbosa. I patiti apprezzeranno molto, ma anche gli altri avranno di che divertirsi.

Per la sezione Orizzonti ecco Useless, il nuovo documentario di Jia Zhang-ke, vincitore l’anno scorso del Leone d’Oro. Seguendo ed intervistando una stilista che ha deciso di mettersi in proprio e di creare il suo marchio (che si chiama appunto Useless, “inutile”, perchè i vestiti sono creati con materiale poverissimo), oltre a varie interviste e filmati in fabbriche, il regista cinese indaga sull’industrializzazione e sull’artigianato, sul ricordo del passato e sul rischio di perderlo. Anche questo, come San (Umbrella), nasce per forza di cose da una costola di Still Life. Sicuramente lento, ma ben documentato e con uno stile preciso e lodevole, ha almeno un probabile difetto: che c’entra il momento della pellicola in cui ci s’impunta sui minatori? Una teoria ce l’ho, ma è tirata per i capelli…

Ed ecco il mio secondo film italiano, presente nella sezione Settimana della critica, che fa comunque impallidire Nessuna qualità agli eroi e non avrebbe sfigurato nella selezione ufficiale in concorso. La ragazza del lago di Andrea Molaioli fa magari pensare subito ad un Twin Peaks all’amatriciana: una bellissima ragazza viene trovata morta vicina ad un lago in un ridente paesino del Friuli vicino ad Udine; un detective (interpretato magnificamente da Toni Servillo) indaga e scopre che molte persone che conoscevano la ragazza hanno dei segreti e potrebbero essere i colpevoli. In più il padre ha in casa delle videocassette morbose incentrate su di lei, e il suo ragazzo è il primo sospettato… Raccontata così ricorda in modo impressionante la storia di Laura Palmer, ovvio, ma c’è da dire che questo giallo italiano non è male. La regia (che a volte scade comunque nel televisivo) ha dei momenti ottimi (meravigliosa la scena del ritrovamento del cadavere), e riesce a coinvolgere nelle indagini e ci fa interessare ai personaggi. Non male la colonna sonora e ben scritta la sceneggiatura, con dialoghi curati e divertenti. Certo, la tensione è quasi assente, ma l’intento non era quello di ricercarla…

Avvistati Claude Chabrol e Abdellatif Kechiche.
A domani con le anteprime dei film in concorso di Wes Anderson, Jiang Wen e Kechiche.

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