Riparare i viventi: trailer italiano, poster e foto del film di Katell Quillévéré

Riparare i viventi: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Katell Quillévéré nei cinema italiani dal 26 gennaio 2017.

 

Aggiornamento di Pietro Ferraro

 

Dopo la tappa al Festival di Venezia, il prossimo 26 gennaio Academy Two porta nei cinema italiani il dramma Riparare i Viventi diretto dalla regista francese Katell Quillévéré (Suzanne) e tratto dal bestseller di Malys de Kerangal edito in Italia da Feltrinelli.

 

Tutto inizia all’alba, il mare agitato e tre giovani surfisti. Qualche ora dopo, sulla strada verso casa, avviene l’incidente. Ormai attaccata alle macchine di un ospedale di Le Havre, la vita di Simon è solo un’illusione. Nel frattempo a Parigi, una donna aspetta il trapianto provvidenziale che potrà salvarle la vita...

 

Il cast del film: Tahar Rahim, Emmanuelle Seigner, Anne Dorval, Bouli Lanners, Kool Shen, Monia Chokri, Alice Taglioni, Karim Leklou Alice de Lencquesaing, Finnegan Oldfield, Théo Cholbi, Gabin Verdet e Dominique Blanc.

La regista racconta da dove è venuta l’idea di adattare il romanzo di Maylis de Kerangal.

Il co-produttore del film, David Thion, mi ha proposto di portare sullo schermo il libro "Riparare i viventi" qualche giorno dopo la sua uscita. Aveva adorato quel libro e pensava che mi potesse piacere. Avevo già letto altri due romanzi di Maylis de Kerangal, Corniche Kennedy e Nascita di un ponte. e ho divorato l’ultimo in meno di ore, con una certezza: dovevo provare a farne un film. Mi sono fidata della forza del mio desiderio che inizialmente era mosso solo dal mio istinto, ma di cui ho capito meglio le ragioni profonde durante la scrittura della sceneggiatura. Questo progetto ha avuto una funzione catartica, ci ha aiutati ad elaborare il vissuto del periodo che avevamo trascorso in ospedale. Il risultato finale è la stesura di un adattamento molto personale come lo sono stati quelli dei miei film precedenti. Quel libro conteneva già in sé la possibilità di una avventura cinematografica molto intensa. Attraverso il viaggio di quel cuore, potevamo riprendere il corpo sia come soggetto anatomico, che poetico e metafisico. Ma come si filma l’interno del corpo di un uomo? Quali limiti bisogna superare per esplorarlo? Questa sfida che mescola triviale e sacro mi ha ricordato il mio primo lungometraggio, "Un poison violent". Nello stesso periodo, avevo scoperto e iniziavo a seguire con molta curiosità "The Knick", laserie di Soderbergh sulla nascitadella chirurgia. Mi appassionava l’idea di rappresentare scene di operazioni.

 

 

 

Venezia 2016: Riparare i viventi (Réparer les vivants): il trailer del film di Katell Quillévéré


La resilienza arriva a Venezia 2016 con il flusso vitale di Réparer les vivants

Gli Orizzonti della 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia scorgono la resilienza nell'incontro con la sacralità dell'esistenza, portato sul grande schermo da Katell Quillévéré con Riparare i viventi (Réparer les vivants - Heal the living, Francia Belgio, 2016, 104', Scope).

Il film, tratto dal romanzo di Malys de Kerangal pubblicato in Italia da Feltrinelli, con la sceneggiatura e i dialoghi realizzati dallo stesso Katel Quillévéré con Gilles Taurand, affronta la gamma di dinamiche innescate dalla donazione degli organi, per dal corpo e immagini alla sensazione metafisica di continuità della vita che passa da un corpo ad un altro.

Tutto inizia all’alba, il mare agitato e tre giovani surfisti.
Qualche ora dopo, sulla strada verso casa, avviene l’incidente.
Ormai attaccata alle macchine di un ospedale di Le Havre, la vita di Simon è solo un’illusione.
Nel frattempo a Parigi, una donna aspetta il trapianto provvidenziale che potrà salvarle la vita…

Nel cast troviamo Emmanuelle Seigner e(Marianne) e Tahar Rahim (Thomas Rémige), affiancati da Anne Dorval (Claire), Bouli Lanners (Pierre Révol), Kool Shen (Vincent), Monia Chokri (Jeanne), Alice Taglioni (Anne Guérande), Karim Leklou (Virgilio Breva), Alice de Lencquesaing, (Alice Harfang), Finnegan Oldfield (Maxime), Théo Cholbi (Sam), Gabin Verdet (Simon) e Dominique Blanc (Lucie Moret).

Il film è prodotto da LES FILMS DU BÉLIER e LES FILMS PELLÉAS, in co-produzione con FRANCE 2 CINÉMA, MARS FILMS, JOUROR, CN5 PRODUCTIONS, EZEKIEL FILM PRODUCTION, FRAKAS PRODUCTIONS, RTBF (TÉLÉVISION BELGE), PROXIMUS, con la partecipazione di CANAL+, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS, in associazione con LA BANQUE POSTALE IMAGE 9 e MANON 6, il sostegno di LA RÉGION ILE-DE-FRANCE, in collaborazione con LE CNC, la partecipazione di LA RÉGION NORMANDIE, in collaborazione con LE CNC, in associazione con LE PÔLE IMAGE HAUTE-NORMANDIE. A distribuirlo nelle sale italiane sarà invece Academy Two nel 2017.

Riparare i viventi: Note di Regia


Ho scoperto il romanzo di Malys de Kerangal quando è uscito, a Gennaio del 2014. Mi ha catturato immediatamente, non riuscivo a smettere di leggerlo ed ero completamente trascinata dalla storia che racconta. Il trapianto di un cuore da una persona ad un’altra, oltre la drammaticità del gesto, pone una serie di interrogativi di natura scientifica, medica e filosofica. Sono sempre stata affascinata dagli elementi contrapposti, da un lato il progresso della medicina moderna e le tecniche sempre più sofisticate di intervento sul corpo umano e dall’altro una questione vecchia come il mondo: cos’è la morte, dove finisce la vita e in quali parti del nostro corpo è simbolicamente collocata…
La tragedia che capita al ragazzo mi ha fatto pensare al bisogno profondo che ognuno di noi ha di trasformare l’oltraggio e il dolore che la morte ci ha costretto a provare, di definire la natura immutabile della nostra condizione.
Suzanne, la protagonista del mio secondo lungometraggio, era stata colpita dalla perdita, prima della madre, poi della sorella. Era alla ricerca disperata della resilienza. Oltre il dolore, nonostante gli alti e I bassi della vita, Suzanne trova la sua strada e l’istinto di sopravvivenza prevale. Durante l’adattamento del romanzo per lo schermo, ho scelto di rimanere fedele alla sua apertura, al suo percorso verso la luce, lo stesso che ho cercato di seguire come regista, così che il film potesse essere un’ode alla vita. Per ottenere questo, Tarault ed io abbiamo sentito il bisogno di rendere più consistente il carattere della donna che riceve il cuore. Le persone che sono in lista d’attesa per un trapianto sono travolte dalle emozioni e dai dubbi. Le persone che hanno affrontato un trapianto ti raccontano che anche se l’intervento è andato perfettamente, è estremamente complicato affrontare l’impatto emotivo e psicologico di un trapianto. Ricevere l’organo di una persona deceduta costringe a quantificare la propria voglia di vivere. Claire è terrorizzata dal trapianto ma allo stesso tempo vuole salvare la sua vita. Confida nei figli e nel chirurgo per superare le proprie paure.
Malys de Kerangual descrive il suo romanzo come una “chanson de geste”. La donazione degli organi non è un fatto puramente organico, coinvolge anche elementi sacri. Sono sempre stata interessata al significato di sacro e ho cercato, già dal mio primo film Un poison violent, il modo di tradurlo in immagini, di renderlo visibile sullo schermo. C’è sempre una sensazione di trasgressione quando guardi sotto la pelle, che è la nostra frontiera naturale, la protezione della nostra identità. La chirurgia viola quella barriera sacra nello spazio chiuso della sala operatoria seguendo una missione, salvare una vita. Ma come regista in che modo posso chiedere allo spettatore di accettare delle immagini potenzialmente così dirette e brutali. È affascinante la sfida di illustrare attraverso queste immagini, momenti come quelli, quando si è in sospeso tra la vita e la morte, e il triviale incontra il sacro.
Maylis de Kerangal si muove con grazia da un personaggio all’altro nel suo romanzo, esplorando la vera essenza di ognuno, senza rischiare di perdere il filo della sua storia. Tale libertà è prerogativa della pagina scritta. Il cinema impone una serie differente di costrizioni che hanno comunque il merito di permetterti di focalizzare su quello che desideri filmare.
Quando penso alla realizzazione di questo film, quello che spero di trasmettere più di tutto è la sensazione metafisica del movimento di un essere vivente, rendere il flusso senza soluzione di continuità del sangue che circola nel corpo umano. Un cuore smette di battere in un corpo per prolungare la vita di un altro…

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