“At home with monsters”: il senso di Guillermo del Toro per il macabro

Al LACMA di Los Angeles fino al 27 novembre la mostra dedicata alla visionaria passione per il collezionismo del regista Del Toro, tra arte e kitsch

A cura di Elisa Bozzi, inviata speciale a Los Angeles

Il Los Angeles County Museum of Art ospita nelle sale dell’Art of The Americas Building la mostra Guillermo del Toro: at home with monsters, a cura di Britt Salvesen. Una collezione di oltre 500 tra oggetti di scena, costumi, opere d’arte e “giocattoli”, che rappresentano l’universo fantastico, macabro, granduignolesco del regista di Guadalajara. Un luna park degli orrori raccolto negli anni dal regista di pellicole del calibro di Il labirinto del fauno, La spina del diavolo, Crimson Peak e Hellboy.

Non dev’essere facile per un ragazzino dalla fervente fantasia vivere in una cattolicissima famiglia messicana, circondato dalle suggestioni spesso macabre di tutto quello che è l’immaginario che ruota intorno al Dia de los Muertos e al culto dei defunti, dove la morte diventa oggetto di venerazione ma anche di caricatura. Il primo nucleo della sua collezione è nato là, in Messico, ordinatamente riposto nel suo scrittorio finto-vittoriano di bambino amante delle storie horror.

Da allora Guillermo Del Toro è diventato un vero e proprio professionista dell’accumulo... ma con metodo. Ha acquistato una seconda casa nella zona di Los Angeles, che ha ribattezzato “Bleak House” (dal titolo del romanzo di Charles Dickens) e l’ha riempita di oltre 10000 pezzi: libri, disegni, sculture, oggetti meccanici e reperti anatomici, che, giorno dopo giorno, lo aiutano nella creazione delle sue pellicole.

La mostra al LACMA è divisa in sezioni tematiche: Fanciullezza e innocenza, Vittoriana, Magia, alchimia e occulto, Film, fumetti e cultura pop, Frankenstein e horror, Freak e mostri, Morte e aldilà. Ad accogliere i visitatori prima di entrare nelle sale vere e proprie dell’esposizione una bellissima replica dell’Angelo della Morte di Hellboy 2, mentre, appena entrati, è collocato l’ormai celebre fauno a grandezza naturale. Da lì in avanti si è rapiti da una varietà di oggetti che lascia a bocca aperta. I bambini sono spesso protagonisti delle pellicole del regista, e in mostra sono rappresentati dalla figura pallida e immobile di Santi ne “La spina del diavolo” o i piccoli corpi composti delle foto post mortem di tradizione ottocentesca.

Nella sezione “Vittoriana” si alternano oggetti da Gabinetto delle Curiosità come lo scheletro di una sirena ai costumi di scena di “Crimson Peak”, fino alla collezione dedicata agli insetti. Di magia, alchimia e occulto si parla arrivando davanti alla scultura a grandezza naturale dello scrittore H.P.Lovecraft, vero e proprio feticcio insieme ad Edgar Allan Poe per Del Toro. La replica dello scrittore de “Il gatto nero” e “Il cuore rivelatore” arriverà qualche sala più avanti. Si rimane affascinati dall’oracolo meccanico e dai piccoli gioielli di legno di ispirazione steampunk che trovano posto nelle vetrine. Da sempre grande appassionato di horror e b movie, Del Toro mette in mostra riviste (collezionate fin da ragazzino), disegni e oggetti legati ai grandi classici del cinema gotico, come Dracula e Frankenstein, per cui ha una vera ossessione.

La creatura compare in mostra in varie forme e formati, tra cui la gigantesca testa che primeggia sulla balaustra della sua abitazione, un rilassato Boris Karloff mentre beve un caffè durante il trucco di “The Son of Frankenstein” e mentre conversa con la moglie sotto lo sguardo dubbioso dello scienziato che lo creò. Del Toro non maschera l’amore per il romanzo di Mary Shelley, “la più pura delle favole. Shelley usa il modello gotico non per raccontare della perdita di un paradiso, ma piuttosto della sua assenza”. Molti dei personaggi in mostra sono realizzati dalla DDT Efestos Especiales, azienda spagnola che lavora prettamente per il cinema, altri da veri e propri artisti, come l’ormai celebre Giger di “Alien” e Thoma Kuebler, maestro dell’iperrealismo. Suoi gli omaggi al Freaks di Tod Browning, che Del Toro considera una delle opere più singolari della storia del cinema. Sia Schlitzie che il mezzo uomo Johnny Eck sono di un realismo impressionante. E poi ancora Moebius, Fuseli, Goya, Rosso Fiorentino, Piranesi, Redon, alcuni di proprietà del LACMA ma perfettamente integrati nella collezione del regista.

In esposizione anche i taccuini di Del Toro, stracolmi di disegni e annotazioni, suggerimenti e ispirazioni da usare alla bisogna. Insomma, un universo parallelo, un’immersione nel mondo di quel “morbid child”, come amava chiamarlo suo padre, che ebbe come primo giocattolo un peluche dell’uomo lupo.

Foto di Elisa Bozzi e Valter Severgnini ©

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