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Giovanni Segantini – magia della luce: trailer e pennellate di paesaggio alpino

Il ritratto di uno dei maggiori pittori di paesaggio alpino di fine 800, al cinema con il Christian Labhart e le voci di Bruno Ganz e Teco Celio

di cuttv

[quote layout=”big” cite=”Dai diari di Giovanni Segantini]«Ho oltrepassato l’infinita pianura della tristezza, dove alla luce del sole e al buio si mescolano tutte le passioni umane. Ho visto fiori piangere e lombrichi ridere. Sì, ho vissuto senza vegetare, ho veramente vissuto»[/quote]

Con la poetica del paesaggio alpino, al pascolo con madre natura, greggi lanose e madri premurose, quanto con eros, thanatos e la gamma di emozioni che strutturano il quotidiano, Christian Labhart è pronto a portare sul grande schermo “Giovanni Segantini – magia della luce” (Giovanni Segantini – Magie des Lichts, Svizzera 2015).

Il ritratto appassionato del maestro ‘anarchico, emarginato, clandestino’ che ha trascorso una vita intensa e tormentata tra il Trentino, la Lombardia e la Svizzera, rappresentando rappresentare la luce unica, la tensione vitale e la vertigine dell’altitudine, emerge da lettere e diari originali, affidati alla voce di Bruno Ganz nella versione tedesca e in quella italiana a quella dell’attore ticinese Teco Celio, premiato per la sua carriera al Festival di Locarno 2015. 

Il documentario di uno dei maggiori pittori europei di fine Ottocento, sceneggiato, diretto e prodotto da Christian Labhart, con la coproduzione di Anita Hugi e Urs Augstburger per SRF, Irène Challand per RTS, Bertilla Giossi per RTR e ilvana Bezzola Rigolini per RSI, dopo la presentazione al 64. Trento Film Festival, arriva nelle sale italiane distribuito da Lab 80 film, a partire da giovedì 6 ottobre 2016.

[quote layout=”big” cite=”Dai diari di Giovanni Segantini]«Distruggete tutte le accademie, che rovinano tanti talenti! Solo i capolavori di artisti che vanno oltre i banali dettami della moda non vacillano, poiché questi hanno sempre saputo creare opere che nessuna moda potrà mai distruggere. Gli uni lavorano per l’arte, gli altri sono artigiani e creano per i soldi»
[/quote]

Giovanni Segantini: Note di Regia

Perché Segantini? Amo i suoi quadri, sono commosso dalla malinconia silenziosa di un mondo semplice, quasi addormentato: pecore, montagne, pastori, la vita quotidiana, i lutti. Segantini cerca una spiritualità universale attraverso la natura, gli animali e gli esseri umani. Per i suoi quadri sceglie i temi fondamentali della vita: la madre, l’amore, l’eros, la sconfitta, la natura, la morte.
La vita di Segantini mi ha attratto quanto le sue opere: scrive testi per il partito socialista, convive con la moglie e quattro figli, non paga imposte o affitto. Orfano a sei anni, finì in riformatorio a Milano, da dove fuggì. Ebbe per un breve tempo uno studio a Milano ma presto si trasferì nella luce delle montagne svizzere. Si spinse sempre più in alto, per dipingere dal vero: portò le tele a 2500 metri, lavorando in qualsiasi condizione atmosferica. La morte colse Segantini a quarantuno anni proprio in alta quota, in una baita dove viveva quando dipingeva, per un malore che a valle sarebbe stato curabile. Fece portare il letto alla finestra: «Voglio vedere le mie montagne» sono le sue ultime parole.
Da anni studio Segantini. Ho visitato i luoghi dove ha vissuto e costruito le sue tele a cielo aperto. Ho letto quasi tutto ciò che è stato scritto su di lui. Poi ho scoperto i suoi scritti autobiografici e le lettere. La riflessione su questi testi mi ha avvicinato ancora di più al suo sentire. Mi sono aperto a nuove modalità cinematografiche, mi sono liberato dalla necessità dell’interpretazione forzata, ho deciso di lasciar parlare il protagonista: i suoi scritti illuminano al meglio la sua profonda personalità. Questo rifiuto di una narrazione convenzionale mi ha aperto nuove prospettive formali, in una ricerca del rigore nella libertà espressiva.
Christian Labhart