In questo mondo libero: recensione in anteprima

In questo mondo libero (It’s a free world…, Gran Bretagna / Italia, 2007) di Ken Loach; con Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet. C’è chi al Lido ha confermato la visione generale che un po’ meno tutti hanno di Ken Loach, ovvero che i suoi film si dividono tra film belli

In questo mondo libero (It’s a free world…, Gran Bretagna / Italia, 2007) di Ken Loach; con Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet.

C’è chi al Lido ha confermato la visione generale che un po’ meno tutti hanno di Ken Loach, ovvero che i suoi film si dividono tra film belli e altri meno belli, tra cui andrebbe inserito forse anche la Palma d’Oro Il vento che accarezza l’erba. Se così è davvero, In questo mondo libero fa parte senza alcun dubbio dei film belli. Anzi, dei film bellissimi. Ma andando oltre questa distinzione netta, c’è un filo comune che lega tutti i film del grande regista rosso, dai film politici a quelli sociali, ed è che sono tutti film necessari, che rendono di conseguenza Loach un regista sempre più necessario. La rabbia e l’energia che le sue pellicole hanno (tutte!) non hanno pari con nessuno, tant’è che il “povero” Michael Clayton, film di denuncia in concorso sempre a Venezia, non ha fatto una gran figura paragonato al “mondo libero” del regista inglese.

La protagonista del film è Angie, una donna energica e piena di grinta che lavora presso un’agenzia di reclutamento. Quando viene licenziata di punto in bianco, Angie decide di mettersi in proprio e di aprire, assieme all’amica Rose, la sua propria agenzia di reclutamento con un doppio fine: aiutare le persone che ne hanno bisogno e guadagnare finalmente un po’ di soldi per mantenere il figlio, con cui sta assieme sempre meno. Ecco il motivo che fa di questo film un punto assolutamente originale nella filmografia di Loach: al solito il regista e lo sceneggiatore Laverty (per lui una sacrosanta Osella per la miglior sceneggiatura) sono bravi nel far immedesimare lo spettatore con il personaggio principale; ma come reagire quando Angie inizia a fare la furba “padroncina” e a calpestare chiunque pur di far soldi, nonostante le buone intenzioni iniziali? Bisogna continuare a tifare per l’irresistibile ciclone Angie, dalla frase sempre pronta e dalla presenza non indifferente, o iniziare pian piano, non senza disagio, a distaccarsene?

Siamo sempre stati abituati ad avere una separazione netta tra sfruttati e sfruttatori, tra padroni e classe operaia, ma questa volta la situazione è genialmente ribaltata (e il fatto che questa cosa già si sappia rovinerà un po’ il senso di sorpresa che ha colto gli spettatori, che del film sapevano poco o nulla, al Lido): non ci sono più Carla o Joe, e forse i non appassionati spettatori di Loach gradiranno non poco. Come gli appassionati, del resto, che apprezzeranno questa terza parte della “trilogia sull’immigrazione” iniziata col bellissimo Bread and Roses e proseguita col sottovalutato Un bacio appassionato.

Diretto con brio e stile dal solito buon vecchio Loach, timidissimo nella vita reale quanto sicuro, energico e vitale nei suoi film, In questo mondo libero è soprattutto una goduria per le orecchie, grazie al già citato Paul Laverty, che riconferma la sua abilità nello scrivere dialoghi naturalissimi e scoppiettanti. E la pellicola regala un’altra sorpresa che risponde al nome di Kierston Wareing, su cui molti, tra cui il sottoscritto, avevano sperato in un riconoscimento dalla giuria della mostra (ma la Coppa Volpi alla Blanchett era d’obbligo, e il Premio Mastroianni a Hafsia Herzi azzeccatissimo: non era una scelta facile). Credetemi: è fenomenale.

Voto Gabriele: 8

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