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Smetto quando voglio – Masterclass, Recensione in Anteprima

Dal 2 febbraio in sala, Smetto quando voglio – Masterclass è il secondo capitolo di un’annunciata trilogia comedy/action all’italiana.

pubblicato 24 Gennaio 2017 aggiornato 30 Luglio 2020 02:16

Uscito in sordina nel febbraio del 2014, Smetto quando voglio di Sydney Sibilia divenne presto il caso di stagione, tanto dall’incassare 5 milioni di euro, vincere un Nastro d’Argento, due Ciak d’Oro, un Globo d’Oro e raccogliere 12 candidature ai Nastri d’Argento. Passati tre anni, il 35enne regista ha ritrovato Domenico Procacci e Matteo Rovere con l’intenzione di realizzare qualcosa di assolutamente inedito per il mercato italiano. Ovvero due sequel da girare back-to-back, alla Matrix Reloaded e Revolution per intenderci, in modo da risparmiare costi e tempi produttivi. Risultato? 10 milioni di budget complessivi e un capitolo 2, Smetto quando voglio – Masterclass, che dopo tre anni di distanza vede la ‘banda dei Ricercatori’ tornare in azione.

Se per sopravvivere Pietro Zinni e i suoi colleghi avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale diventando neanche a dirlo dei criminali, adesso è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Sarà infatti l’ispettore Paola Coletti a chiedere al detenuto Zinni di far rinascere la banda, per creare una una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drugs. Agire nell’ombra e smascherare 30 smart drugs per ottenere la fedina penale pulita: questo è il patto. Per riuscire nella difficile impresa, però, i 7 ricercatori dovranno rinforzarsi, riportando in Italia nuove reclute tra i tanti “cervelli in fuga” scappati all’estero.

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Il leader Edoardo Leo, il chimico Stefano Fresi, l’archeologo Paolo Calabresi, i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, l’antropologo Pietro Sermonti e l’economista Libero De Rienzo. Li avevamo lasciati nei guai con la giustizia, con il primo in galera e gli altri a processo, e li ritroviamo ora dall’altra parte della barricata, in un mix di action e comedy all’italiana che potremmo quasi definire miracoloso. Perché Smetto quando voglio – Masterclass dimostra, finalmente e una volta per tutte, che è possibile fare serialità cinematografica di genere anche nel Bel Paese.

Dopo oltre un anno e mezzo di scrittura, 20 settimane di riprese tra Roma, Lagos e Bangkok e sei mesi di post-produzione, Sibilia è riuscito nell’intento di ‘americanizzare’ il cinema tricolore attraverso un progetto che riprende splendidamente le redini del discorso abbandonato nel 2014 e lo rivitalizza, ammiccando a meccanismi narrativi e a titoli hollywoodiani qui ben amalgamati al contesto italico (Indiana Jones, Matrix, Ghostbusters, Ritorno al Futuro, Batman). Divertente quanto se non più del primo, Masterclass gode di scene decisamente inusuali per la nostra produzione, tra rovinosi incidenti d’auto, inseguimenti tra le rovine di Roma antica e un lungo ed incredibile assalto ad un treno in corsa. Sibilia omaggia un certo cinema di genere anni ’70, ’80 e ’90, tanto italiano quanto statunitense, mettendo la propria firma ad un esperimento che si potrebbe quasi definire ‘folle’, nella sua struttura produttiva.

L’Italia di oggi, che continua a non premiare degnamente i laureati e i ricercatori, di fatto cacciati all’estero per poter lavorare, riconquista dignità attraverso una missione socialmente utile anche se apparentemente ‘criminale’, in un crescendo di rischi ed esilaranti assurde situazioni che otterranno seguito e soprattutto risposte solo e soltanto con Ad Honorem, 3° capitolo attualmente in post-produzione. Doverosi e riusciti gli immancabili innesti all’interno del cast, che vedono Giampaolo Morelli interpretare un ingegnere meccatronico trasformatosi per disperazione in un signore della guerra low cost; Rosario Lisma indossare gli abiti di un avvocato specializzato in diritto canonico; Marco Bonini interpretare un anatomista teorico di fama mondiale che usa le proprie nozioni per gli incontri clandestini di Thai Boxe a Bangkok; Paola Coletti diventare ispettore di polizia che riforma la ‘banda’ promettendo loro la fedina penale pulita; ed infine Luigi Lo Cascio, ‘villain’ nonché chimico industriale che Pietro & Co. incontreranno solo alla fine, al termine di una scazzottata sul tetto di un treno che svelerà le carte della polizia e il vero diabolico piano del nuovo nemico dei ricercatori.

Tensione action e sano divertimento, ovvero puro intrattenimento, sono i principali ingredienti cucinati da Sibilia con sorprendente capacità, per un sequel che inizialmente sfama la voglia di rivedere la banda in azione per poi alimentare l’acquolina nei confronti di un 3° e conclusivo capitolo impeccabilmente apparecchiato, presentato ed ora in fase di montaggio. Una visione d’insieme per noi produttivamente inedita, qui con coraggio affrontata e soprattutto vinta da un regista a cui va dato il merito di aver saputo gestire un progetto ambizioso e forse, chi lo sa, per il cinema italiano quasi rivoluzionario.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7.5″ layout=”left”]

Smetto quando voglio – Masterclass (Commedia, 2016, Italia) di Sydney Sibilia; con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino – uscita giovedì 2 febbraio 2017.