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T2 Trainspotting di Danny Boyle: Recensione in Anteprima

Danny Boyle torna al suo primo indimenticabile successo di pubblico e di critica con Trainspotting 2, dal 23 febbraio in sala.

21 anni fa, un 40enne regista di Mancherster alla sua opera seconda, Danny Boyle, entrò di diritto dalla porta principale dei grandi classici cinematografici dei nostri tempi grazie alla trasposizione cinematografica del romanzo di esordio di tale Irvine Welsh, edito 3 anni prima: Trainspotting. Il resto è storia, perché con quel memorabile film Boyle, Welsh e lo sceneggiatore John Hodge scrissero la parola fine nei confronti della ‘Cool Britannia’, attraverso uno psichedelico funerale cinematografico che tramutò in divo un giovane divo come Ewan McGregor. 21 anni in cui Boyle ha vinto un Oscar e diretto la cerimonia di chiusura di un’Olimpiade, Robert Carlyle si è trasformato con enorme successo in spogliarellista squattrinato, Jonny Lee Miller ha sposato e divorziato da Angelina Jolie, Ewen Bremner è passato da un set di Woody Allen ad uno di Ridley Scott mentre McGregor, proprio lui, ha avuto la forza di diventare cavaliere Jedi per George Lucas.

15 anni fa Welsh diede vita a Porno, sequel editoriale ufficiale di Trainspotting ambientato 10 anni dopo i fatti raccontati nel primo ‘capitolo’, ed ora, dopo 15 anni di tira e molla, l’impossibile è diventato possibile. Perché Boyle e McGregor hanno finalmente fatto pace (il regista preferì DiCaprio ad Ewan per The Beach e avvenne il finimondo), e l’intera squadra è tornata ad incrociarsi sul set per girare un capitolo due dannatamente nostalgico e malinconico. Forse troppo, nostalgico e malinconico, perché essenzialmente privo di reale sostanza.

Dopo 20 anni di lontananza, Mark Renton torna a casa. Edimburgo. Ad attenderlo, come se non aspettassero altro da quattro lustri, Spud, Sick Boy e Begbie, insieme ad altre vecchie conoscenze che di fatto non si sono mai del tutto allontanate troppo: si parla di rimpianti, sete di vendetta, odio, amicizia, amore, desiderio, paura, voglia di riscatto, cocaina ed eroina, George Best e l’indimenticabile Lust for life remixata dai Prodigy, già utilizzata in una memorabile scena del primo capitolo. Ricordi, ombre del passato che si fanno strada all’interno di un presente critico e quanto mai attuale. Boyle prende solo spunto da Porno, per poi percorrere una strada intimista in cui indagare tra gli sguardi segnati dal tempo dei suoi quattro invecchiati protagonisti. Mark non si droga da 20 anni, dopo essere scappato ad Amsterdam con i soldi degli amici; Spud ha un’ex moglie e un figlio che si vergogna di lui, ancora tossicodipendente, ma attraverso la scrittura prova a maturare un senso di crescita finalmente concreto; Sick Boy gestisce il fallimentare pub di famiglia, sniffa coca e tira avanti ricattando uomini borghesi dopo averli ripresi mentre fanno sesso con una prostituta (sua compagna); ed infine c’è Begbie, evaso dopo 20 anni di galera e sconcertato dal figlio ormai maggiorenne, che incredibile ma vero vuole andare al college.

C’è un senso di profonda tristezza, in questo T2 che nel titolo scimmiotta Terminator di James Cameron, anche se trainato da sinceri sorrisi e da un ritmo cinematografico che Boyle non ha certamente perso nel corso del tempo. L’intera struttura narrativa poggia infatti sul passato dei protagonisti visto con gli occhi del presente, tra opportunità e tradimenti. ‘Sei tornato perché nostalgico, sei un turista della tua adolescenza‘, rinfaccia Sick Boy a Mark in una scena del film, mentre Boyle semina frame del primo capitolo, flash improvvisi che vanno ad incrociare i volti odierni di coloro che un tempo erano ‘amici’, rappresentati anche da ragazzini, tra partite di pallone e prime bevute al pub. ‘Scegliete la vita‘, ci raccontavano nel 1996 perculando un celebre spot contro le droghe, per un’esistenza ora frenata da tecnologie e neoliberismo, vissuta dai 4 con fare irrisolto e depressivo. Anche se un briciolo di fiducia nel futuro, il regista di The Millionaire, alla fine della fiera la concede a tutti.

Fino all’arrivo del consolatorio finale, che va ad unire i puntini di un’illusoria speranza, Trainspotting ha il pregio di ampliare il proprio sguardo d’azione concentrandosi maggiormente su due figure come Spud e Begbie, un tempo molto più limitate dinanzi alla centralità del Mark di McGregor, qui semplicemente ‘parte’ di un racconto, di un ritrovo, di un confronto. I due incarnano il divertimento e la paura, la bonta d’animo, l’ingenuità e la criminalitò, la voglia di riscattarsi e quella di vendicarsi da un imperdonabile torto subto. Boyle, che finalmente sfrutta Radio Ga Ga dei Queen (21 anni fa non c’erano i soldi per i diritti), incastonata in una colonna sonora che spazia tra Blondie, The Clash, Young Fathers, Underworld (Born Slippy ‘monta’ più volte ma senza mai esplodere) e Young Fathers, si auto-cita, regalandosi a 60 anni suonati una reunion tanto rischiosa quanto emotivamente parlando sentita. Ma dietro quella malinconica cortina temporale fatta di ricordi, c’è davvero poco. Privo di scene iconiche come l’originale, T2 chiude forse i conti con una generazione ormai appartenente al passato remoto, raccontandoci più o meno quanto e cosa accaduto ai 4 mattatori in questi 20 anni di ‘silenzio’, calcando però esageratamente la mano sul trascorrere del tempo, sulla sua (di)gestione e su quell’effetto nostalgia che Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner e Robert Carlyle, dopo tanto tempo di nuovo insieme, scatenano automaticamente sin dal loro ingresso in scena.

[rating title=”Voto di Federico” value=”6″ layout=”left”]

T2 Trainspotting (Uk, 2017, comedy-drama) di Danny Boyle; con Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Simon Weir, Karl Argue, Paul Ellard, Kelly MacDonald, Shirley Henderson, Steven Robertson, Anjela Nedyalkova, Irvine Welsh – uscita giovedì 23 febbraio 2017.

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