I Figli della Notte di Andrea De Sica: Recensione in Anteprima

Un college sperduto tra le Alpi, un bordello nascosto tra gli alberi e due adolescenti abbandonati dai rispettivi genitori.

Presentato all’ultimo Torino Film Festival, I Figli della Notte segna l’esordio alla regia del 25enne Andrea De Sica, nipote del grande Vittorio nonché figlio di Manuel, compositore deceduto a fine 2014, e di Tilde Corsi, celebre produttrice. Un ragazzo cresciuto a pane e cinema laureato in regia al Centro Sperimentale e assistente di Bernardo Bertolucci, Ferzan Ozpetek e Daniele Vicari, qui finalmente al suo primo lungometraggio

Una storia di formazione a tinte orrorifiche, quella diretta e sceneggiata da De Sica, ambientata in una sorta di prigione dorata tra le Alpi, un college dove vengono forgiati i ‘dirigenti del futuro’. Giorgio è un 17enne emotivamente fragile, timido e legato alla propria madre che si ritrova improvvisamente catapultato in questo mondo fatto di solitudine e disciplina. Tutto cambia quando conosce Edoardo, ragazzo inquieto con cui instaura un’amicizia che porterà entrambi a scappare, di notte, per trovare riparo in un bordello nascosto nel bosco, tra la neve. Una ‘trasgressione’ solo apparente, in realtà, perchè nulla sfugge ai dirigenti e agli educatori del collegio…

Da Lynch a Kubrick passando per Dario Argento, De Sica cita e fa suo il grande cinema del passato per costruire un coming-of-age atipico, in cui i giovani protagonisti sono figli di famiglie ricche, ricchissime, eppure infelici, irrequieti, abbandonati. Ragazzi dimenticati da madri e padri tutt’altro che ‘stronzi’, come precisato dal tormentato Edoardo, ma molto semplicemente incapaci di essere genitori. Il Grand Hotel Dobbiaco, in Alto Adige, è un po’ l’Hoverlook Hotel di De Sica, che occhieggia a Suspiria e alla sua Accademia di danza con colori rosso fuoco che divampano all’interno della lussureggiante casa nascosta nel bosco (fotografia eccellente di Stefano Falivene). Il regista segue da vicino i suoi ragazzi soffermandosi sui corpi, sui lineamenti dei volti, sugli sguardi che tracimano paura e desiderio, rabbia e frustrazioni, dimostrando enorme capacità visiva. Silenzi e musiche, con una colonna sonora che esplode improvvisamente sulla voce di Antonella Ruggiero, trascinano il film verso vette inattese, mentre sono i dialoghi, il più delle volte caratterizzati da frasi fatte e ad effetto, ad incidere negativamente su un esordio che osa sfidare i generi, rimanendo costantemente in bilico tra il dramma e la favola dark.

L’ultimo piano dell’istituto cela infatti un segreto, con De Sica che spalanca la porta del mistero e della paura, tra esoterismo e consapevolezza di se’, concedendosi un finale esageratamente marcato nell’improvviso cambio di passo che segnerà il destino dei due ottimi Vincenzo Crea, 18 anni ancora da compiere, e Ludovico Succio, 22enne di Alessandria. Ma il regista ha una precisa idea di cinema, anche nei suoi evitabili cliché che spaziano tra nonnismo e inesploso omoerotismo, che affascina e ribadisce l’incredibile vitalità della cinematografia italiano di oggi, tra esordi sempre più incoraggianti e titoli di genere in grado di andare oltre l’abusata commedia.

De Sica racconta un disagio adolescenziale che per una volta non è strettamente legato all’emarginazione sociale, bensì alla deformante abdicazione genitoriale e ai suoi terrificanti effetti nei confronti dei figli. Sfacciatamente agiati ma irrimediabilmente e desolatamente turbati.

[rating title=”Voto di Federico” value=”6.5″ layout=”left”]

I Figli della Notte (Ita, drammatico, 2017) di Andrea De Sica; con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone, Pietro Monfreda, Michael Bernhard Plattner, Dario Cantarelli – uscita mercoledì 31 maggio 2017.

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