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Venezia 2017 – The Devil and Father Amorth di William Friedkin: Recensione in Anteprima

William Friedkin torna agli esorcismi con The Devil and Father Amorth, fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Tra i titoli più curiosi in cartellone alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia trova indubbiamente spazio The Devil and Father Amorth, titolo girato dall’82enne William Friedkin, sei anni fa in Concorso al Lido con Killer Joe ed ora tornato al Festival con un documentario centrato sul più famoso esorcista della diocesi di Roma. Padre Amorth, scomparso un anno fa e nel corso della propria ‘carriera’ autore di oltre 50.000 esorcisti.

45 anni dopo L’esorcista, nel 1975 candidato a 10 premi Oscar e vincitore di due statuette (sceneggiatura non originale e sonoro), Friedkin ha documentato il suo primo reale esorcismo, visto con i propri occhi decenni dopo aver segnato l’immaginario collettivo del demonio. Dimenticata Regan MacNeil, all’epoca interpretata da Linda Blair, il regista è sbarcato in Italia, Paese in cui circa 500.000 persone l’anno millantano possessioni demoniache, per assistere ad uno degli ultimi esorcismi effettuati da Padre Amorth. Per puro caso Friedkin ha avuto il piacere di conoscere e intervistare l’esorcista del Vaticano, chiedendo lui ciò che nessuno aveva fino ad oggi documentato: assistere e riprendere un vero esorcismo all’ombra del cupolone. The Devil and Father Amorth mostra di fatto questo eccezionale avvenimento, avvenuto il 1° maggio del 2016. Protagonista una donna di nome Cristina, arrivata al suo nono esorcismo per mano di Amorth. Friedkin ha potuto riprendere il tutto con una piccola videocamera, senza troupe e luci, documentando quanto accaduto quel giorno.

E’ proprio il faccione di Friedkin, splendido 82enne premio Oscar, a narrare e a trainare gli avvenimenti di The Devil and Father Amorth, titolo che ha riportato gli esorcismi al Lido un anno dopo il trionfo nella sezione Orizzonti di Liberami. Collegandosi con sapienza all’acclamato horror del 1973, tra genesi dell’opera scritta da William Peter Blatty, aneddoti sulla lavorazione e visite sull’indimenticato set, il regista si fa spettatore parlante di un avvenimento tanto straordinario quanto per molti inspiegabile.

Alternando le inquietanti immagini del lungo esorcismo targato Amorth alle molteplici opinioni in materia da parte di illustri neurochirurghi e psichiatri americani, Friedkin avalla l’ipotesi del demonio, perdendo visibilmente credibilità nel momento in cui ricostruisce un avvenimento da lui vissuto in una chiesa di Anagni ‘casualmente’ mai ripreso dalla videocamera. Se Federica Di Giacomo, regista di Liberami, si era limitata ad ‘osservare’ quanto periodicamente avviene tra le chiese siciliane, il regista de Il braccio violento della legge va oltre, cedendo il passo ad un’inutile (E controproducente) spettacolarizzazione. Un’imperdonabile scelta che porta all’inatteso deragliamento dell’intera opera documentaristica, fino a quel momento costruita con vaga credibilitá nel mostrare l’incredibile e nell’alimentare credenze, ben felice di omaggiare un esorcista tanto amato come Amorth e chiamata a chiudere un cerchio per il regista iniziato quasi mezzo secolo fa.

[rating title=”Voto di Federico” value=”5″ layout=”left”]

The Devil and Father Amorth (documentario) di William Friedkin