Roma Film Festival: Into The Wild, Recensione in Anteprima!

E alla fine il capolavoro assoluto a questa Festa del Cinema di Roma è finalmente arrivato!Into The Wild si candida da subito alla corsa dei prossimi Oscar, felice di poter brandire la palma di miglior film della stagione e tra i più belli degli ultimi 10 anni. Diretto da Sean Penn, tratto dal bestseller di

E alla fine il capolavoro assoluto a questa Festa del Cinema di Roma è finalmente arrivato!

Into The Wild si candida da subito alla corsa dei prossimi Oscar, felice di poter brandire la palma di miglior film della stagione e tra i più belli degli ultimi 10 anni.
Diretto da Sean Penn, tratto dal bestseller di Jon Krakauer, Nelle terre Estreme, ed interpretato da un mostruoso Emile Hirsch, il film a mio avviso tende a toccare la perfezione più assoluta.

La storia narrata è quella di Chris McCandless, ventiduenne fresco di laurea, con un promettente futuro di fronte a sè, deciso ad abbandonare tutto e tutti per partite all’avventura, verso l’ignoto, nella natura più selvaggia, Into The Wild.
Nel corso del viaggio, durato due anni, Chris cerca disperatamente di capire se stesso ed il posto che dovrebbe occupare nel mondo, abbandonando la sua vecchia identità, creandosene una nuova, fuggendo dalla famiglia, bruciando soldi e averi, pronto ad intraprendere un viaggio lontano da una società consumistica, attaccata al vile denaro, violenta e rissosa, in cerca di una pace interiore ed esteriore, con un traguardo finale ben preciso… l’Alaska.

Dopo La Promessa Sean Penn torna dietro la macchina da presa realizzando uno dei film più belli di quest’ultimo decennio.
Una pellicola toccante, poetica, tratta da una storia realmente accaduta, capace di emozionare, appassionare e far riflettere lo spettatore.
Suddivisa in capitoli, dal momento della laurea in poi, quando il protagonista abbandona il vecchio io rinascendo con una nuova identità, Alexander Supertramp, partiti dall’infanzia, all’adolescenza fino all’età adulta, la pellicola si trasforma in un viaggio fisico e metafisico, interiore ed esteriore, lungo un’America baciata dalla natura, come poche altre volte avevamo visto sul grande schermo.

Un road movie che porterà il giovane strepitoso protagonista ad incontrare tanti personaggi pittoreschi, ai margini della società, che cambieranno la sua visione della vita, e che saranno a loro volta cambiati per sempre dall’incontro con lui.
Penn monta il film in scansioni temporali differenti, regalando allo spettatore dei paesaggi magnifici, dei veri e propri affreschi pittorici su pellicola, capaci di rappresentare quella “natura selvaggia” che è il manifesto di tutto il film, spingendolo direttamente dentro, a stretto contatto con lei.
Fantastica la colonna sonora, onnipresente, tra classici immortali e pezzi originali, perfetto il cast, che oltre al sorprendente Emile Hirsch, a cui una nomination agli Oscar nessuno potrà negare, vede sugli scudi un freddo William Hurt, un’altezzosa Marcia Gay Harden, un irriconoscibile Vince Vaughn e una bellissima Catherine Keener, il film è un manifesto ecologista, capace di portare sul banco degli imputati una società capitalista oramai venduta al concetto di comodità, di lusso, di sperpero, di esibizione dell’eccesso.

La Libertà e la Natura sono troppo belle per non essere vissute appieno, questo aveva capito Christopher McCandless, capace di mollare tutto per intraprendere un folle viaggio verso l’Alaska, nella natura più selvaggia, pronto a fuggire via da una famiglia che della menzogna aveva fatto abitudine.
I 150 minuti e la lentezza spesso eccessiva sono assolutamente necessari perchè il film si completi in tutta la sua interezza.
Il viaggio che tutti noi finiamo per intraprendere con Christopher McCandless è un viaggio spirituale, capace di metterci di fronte ad una visione del mondo che ormai difficilmente può essere vista in maniera credibile e fattibile.
Un viaggio in solitudine lungo le strade d’America, questo è quello che compie il ventiduenne McCandless, capace di ammaliare, con la propria gentilezza, intelligenza, immensa saggezza, bontà e voglia di vivere, chiunque abbia avuto la fortuna d’incrociare il suo cammino.

Penn punta al cuore dello spettatore in più scene, riuscendo completamente a farlo suo, toccandolo, spremendolo, pugnalandolo, fino a fargli uscire le lacrime.
Ovazione alla prima stampa, Ovazione alla prima per il pubblico.
Into The Wild, fuori concorso, è il vincitore morale di questa Festa del Cinema e il mio vincitore assoluto ai prossimi Oscar.
Capolavoro.

Voto Federico: 9
Voto Gabriele: 9
Voto Simona: 8,5

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