Ibi: trailer, poster e foto del documentario di Andrea Segre

Ibi: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film documentario di Andrea Segre nei cinema italiani dal 19 ottobre 2017.

 

Dopo l’anteprima mondiale fuori concorso al 70° Festival di Locarno, il 19 ottobre esce nei cinema italiani, distribuito da Zalab, il documentario Ibi di Andrea Segre.

Ibitocho Sehounbiatou, per tutti Ibi, è la protagonista di questo film, una donna, una regista, una fotografa, un’immigrata irregolare, che ha fotografato e filmato la sua vita in Italia per 10 anni. Questo progetto, realizzato da Andrea Segre, nasce proprio dalle sue immagini, dalla sua creatività, dalla sua energia.

Un viaggio intenso e intimo tra migrazione e arte nel mondo difficile, vivo e colorato di un’artista visiva ancora sconosciuta, e che diventa così il pretesto per raccontare la condizione della comunità di immigrati che vive a Castel Volturno, il comune più africano d’Europa, ma anche i circa 500.000 migranti, non solo africani, che oggi vivono in Italia senza documenti, integrati nella società italiana e impossibilitati a tornare a casa, ma non riconosciuti.

L’uscita in sala del film sarà accompagnata da una mostra fotografica, composta da oltre 20 foto realizzate da Ibi, allestita alla Reggia di Caserta in collaborazione con il Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta; l’inaugurazione sarà il 21 ottobre alle ore 19.30 alla presenza di Carlo Chatrian, direttore artistico del Festival di Locarno. La mostra si protrarrà fino al 28 ottobre. Si tratta della prima mostra, di un’artista migrante africana, alla Reggia di Caserta.

 

 

Ibi è nata in Benin nel 1960, ha avuto tre figli e nel 2000 in seguito a seri problemi economici ha scelto di prendere un grande rischio per cercare di dare loro un futuro migliore. Li ha lasciati con sua madre e ha accettato di trasportare della droga dalla Nigeria all’Italia. Ma non ce l’ha fatta. 3 anni di carcere, a Napoli. Una volta uscita Ibi rimane in Italia senza poter vedere i figli e la madre per oltre 15 anni. Così decide di iniziare a filmarsi. Racconta se stessa, la sua casa nel quartiere più africano d’Europa, Castel Volturno, dove vive con un nuovo compagno, Salami, e l’Italia dove cerca di riavere dignità e speranza. Oggi Ibi non c’è più. Se ne è andata senza essere mai riuscita ad avere il diritto di vivere in Italia e di tornare a casa dalla sua famiglia.

 

NOTE DI REGIA

Nel film sono presenti molte immagini realizzate da Ibi che abbiamo montato in una direzione guidata non solo dalla comprensione di ciò che a Ibi è successo (o meglio succede, nel tempo presente delle sue riprese), ma anche dal fascino che la posizione etica ed estetica di Ibi raccontano.

Vogliamo che lo spettatore possa seguire l’io pre-narrante di Ibi, rimanendo con lei e non vivendola come oggetto, terza persona che testimonia una condizione di ingiustizia e sofferenza. Ibi ha sofferto, ma ha soprattutto raccontato, lottato e sorriso. È con lei che lo spettatore potrà stare, senza guardarla da fuori.
Anche se lei non c’è più.

L’assenza di Ibi è quello che le nostre immagini invece raccontano. La quotidianità di Salami nella casa rimasta vuota. Il mondo di Castel Volturno intorno a quella casa, dove lei filmava e viveva. Il silenzio di preghiere e dolori. Ricordi che non vogliono essere narrazione didascalica, ma momenti in cui l’assenza di Ibi prende corpo.

Ibi non c’è più, non ce l’ha fatta a vedere esaudite le sue preghiere, a rivedere i suoi figli e sua madre, ad avere riconosciuto il suo diritto alla redenzione e al poter viaggiare. La sua scomparsa rende drammatici i suoi racconti, ma non ne toglie valore. La sua posizione “è” ancora, grazie a ciò che ha lasciato, grazie all’amore di Salami e a ciò che ha cercato di far capire ai suoi cari, a se stessa e al mondo.

Ibi non c’è più, ma il mondo con cui Ibi ha dovuto lottare e voluto vivere, con cui Ibi ha dovuto scontrarsi e voluto incontrarsi, quel mondo c’è ancora e deve avere il coraggio di fermarsi a capire ciò che Ibi ha saputo insegnare.

 

 

 

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