Roma 2017, Hostiles di Scott Cooper: Recensione in Anteprima

Un’America scenograficamente ipnotica tra pianure e montagne, canyon e foreste, costantemente alimentata da lacrime e sangue, quella rappresentata da Scott Cooper in Hostiles.

Un anno dopo Barry Jenkins, poi in trionfo agli Oscar con Moonlight, è toccato a Scott Cooper aprire la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma con Hostiles, western drammatico già passato al Telluride e al Festival di Toronto. Il regista di Crazy Heart, Out of the Furnace e Black Mass guarda ai grandi classici di John Ford nell’esplorare un tema tanto caro al cinema americano: Il complicato rapporto con i nativi.

Ambientato nel 1892, il film vede un apparentemente burbero e vendicativo capo dell’esercito scortare un vecchio capo Cheyenne ormai malato e la sua famiglia dal Nuovo Messico alla terra natia nel Montana. L’uomo preferirebbe la corte marziale, pur di non dover accompagnare il suo grande nemico, ma è il Presidente in persona ad aver inviato l’ordine, costringendolo di fatto a dover attraversare il Paese tra criminali, vedove, morti ammazzati e indiani assetati di scalpi.

Un western dalla struttura classica che si affaccia sulle meravigliose scenografie naturali d’America tra violenza e redenzione, sete di vendetta e libertà, rinascita e pentimento. Un viaggio, un’Odissea, quella sceneggiata e diretta da Cooper, nel cuore di un’America bagnata dal sangue e dall’infinita guerra con i nativi, cacciati dalle proprie terre, torturati e imprigionati, a cavallo di un crescente e insensato odio.

Cooper traccia da subito una linea precisa, mostrando all’inerme spettatore un’improvvisa e disturbante carneficina perpetrata da un branco di folli e feroci comanche. Solo una donna, interpretata da una straordinaria Rosamunde Pike, sfugge miracolosamente a frecce e proiettili, per poi essere salvata dal ruvido capitano Joseph J. Blocker. Un uomo vicino alla pensione costretto a convivere con decenni di indicibili barbarie, a fatica sopportate solo e soltanto perché figlie del proprio ‘lavoro’.

Ad indossarne i baffi un grande Christian Bale, spaventoso nel gestire un enorme lavoro di sottrazione, perché anima gentile all’interno di un corpo segnato dall’inumanità della guerra. Al suo fianco un’intensa Pike, donna la cui felice vita viene travolta dalla morte che ne distrugge la famiglia, segnandone l’esistenza. Cooper, che nei suoi (troppi?) 130 minuti si concede lunghi silenzi e dialoghi notturni, dipinge con esagerata ridondanza i contorni di un mondo abitato da sopravvissuti, contraddistinto dalle reciproche ostilità, seminando dilemmi morali che coinvolgono tutti i suoi protagonisti. Indiani, soldati, capitani, cacciatori, mogli e figli, travolti da un risentimento che si fa sistematica furia, terrore.

Un’America scenograficamente ipnotica tra pianure e montagne, canyon e foreste, costantemente alimentata da lacrime e sangue, quella rappresentata dal regista, spietato per 125 minuti fino all’arrivo di un finale inaspettatamente espiatorio che con (evitabile) enfasi cede ad un raggio di speranza in un cielo precedentemente tanto plumbeo e tonante. Una segnale chiaro, quello lanciato da Cooper, esplicitamente propenso all’inclusione e ad una pacificazione che mai come in questo preciso momento storico, nell’America di Donald Trump condita da odio, paura e intolleranza, ricorda quei terrificanti conflitti di fine ‘800 segnati dalla paura nei confronti del diverso e dall’arroganza del più forte.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7″ layout=”left”]

Hostiles (Usa, western, 2017) di Scott Cooper; con Christian Bale, Rosamunde Pike, Ben Foster, Timothée Chalamet, Jesse Plemons, Stephen Lang, Peter Mullan – uscita in Italia: 2018.

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