Cineblog Consiglia: Anatomia di un omicidio

Anatomia di un omicidio. (Anatomy of a Murder/Usa 1959) di Otto Preminger con James Stewart, Lee Remick, Ben Gazzara e George C. Scott

Oggi pomeriggio alle 16.55 su La 7

Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto da un magistrato di John D. Voelker che scriveva sotto lo pseudonimo Robert Traver.
Un avvocato di provincia, Paul Biegler, (James Stewart) frustrato per avere perso il posto di procuratore perché scavalcato da un assoluto inetto, ha l’incredibile colpo di fortuna di essere ingaggiato per un caso che fa tanto discutere. Frederick Manion, un tenente dell’esercito interpretato da Ben Gazzara, ha ucciso a sangue freddo l’uomo che ha violentato la moglie. La moglie è bellissima e molto provocante, usa i pantaloni e non porta il busto, inconcepibile per l’America degli anni ’50.
E’ interpretata da Lee Remick, che ha interpretato anche “Fango sulle stelle”, andato in onda la settimana scorsa. Molto interessante vedere le due interpretazioni e fare il confronto.

Un ottimo legal thriller, da antologia sin dai titoli di testa di Saul Bass, ed in cui viene esaminato in ogni dettaglio non tanto l’omicidio quanto piuttosto il sistema giudiziario americano e gli strumenti dei accusa e difesa, il formalismo di questo sistema e l’importanza fondamentale del precedente nel sistema anglosassone.

Non si discute se l’imputato abbia o meno commesso l’omicidio ma tutto verte sulla prova che sia stato o meno incapace di intendere e volere. Il primo colloquio tra l’avvocato Bielger e il tenente Manion, è un interessante dialogo in cui vengono sondate tutte le possibilità di difesa e la linea che è meglio seguire.

Tutto è spiegato alla perfezione, ogni passaggio legale è analizzato nel dettaglio.
Gorge C. Scott è Claude Dancer, il luminare venuto dalla città per coadiuvare l’accusa. Lo scontro tra James Stewart e Scott è perfetto: tra tutte le scene quella che risalta è quella in cui Scott si frappone tra James Stewart e la Remick, seduta al banco dei testimoni.

Particolarmente d’effetto è anche la scena del confronto tra Scott e la Remick.
E' analizzata anche la valenza filosofico-morale della giuria, sul suo ruolo, sulla giustizia della sua scelta. Il film è anche un’analisi sull’ambiguità dei personaggi e anche sull’America ipocrita degli anni ’50, che si scandalizza se sente pronunciare in aula la parola “mutandine” e non che un uomo abbia violentato una donna, che naturalmente deve difendersi dall’accusa di averlo provocato. Ebbe, naturalmente, problemi con la censura.
Le musiche sono di Duke Ellington.
Voto Agata: 7.5

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