Alla Ricerca di Nemo… e del 3D che riporta al cinema la miglior Pixar

Dopo quasi 10 anni, Nemo torna in sala grazie al 3D

Sono passati quasi 10 anni da quando Alla ricerca di Nemo uscì in sala, sbalordendo critica e pubblico. 867.893.978 $ d’incasso, solo un Premio Oscar, in quanto Miglior film d’animazione, e il lancio della Pixar verso la perfezione, poi più volta toccata con mano e ultimamente persa per strada.

Ricordo ancora la sua visione, al Cinema Europa di Roma. Spettacolo serale, pochi spettatori. Entrai speranzoso, amando l’animazione in generale ma quella Pixar in particolare, ed uscii estasiato. Dalla trama, dall’inventiva, dai colori, dalla grafica, dall’ottimo doppiaggio italiano, e dall’insieme filmico che oggettivamente tracciò un solco nel campo dei lungometraggi animati. Perché c’è un prima e un dopo Nemo. Da allora tutti si sono dovuti confrontare con quel pesciolino dalla pinna atrofica.

In questi ultimi 9 anni credo di averlo rivisto in home video una sola volta, con mio nipote. Poi il nulla. Dal 2003 ad oggi la Pixar ha continuato a sfornare gioielli. Gli Incredibili, Ratatouille, Wall-E, Up e Toy Story 4. Questi 4 si sono superati l’uno con l’altro, tanto da spostare Nemo sempre più in fondo al baule dei ricordi e dello stupore. Fino a questa riconversione, preceduta dal 3D de Il Re Leone e La Bella e la Bestia. La Disney sta infatti riconvertendo i classici più amati, per continuare a far cassa e perché no, per ridar lustro a film apparentemente non migliorabili.

Ma così non è. Perché la terza dimensione di Alla Ricerca di Nemo spalanca un mondo, contribuendo automaticamente a far riaffiorare quel ricordo lontano, quasi dimenticato, e sommerso dai titoli più recenti. Che grida al capolavoro.


L’oceano, con i suoi spazi infiniti, riprende vita. Luce. Immensità. Profondità. L’impatto con il 3D di Alla Ricerca di Nemo è immediatamente convincente. I colori sgargianti non perdono vivacità, come purtroppo spesso accade con la terza dimensione, rimanendo fortunatamente folgoranti, per quanto brillanti.

Rispetto a Il Re Leone e a La Bella e la Bestia, la riconversione di Nemo guadagna punti in casa Disney/Pixar, perché davanti a quell’Universo blu teoricamente infinito, l’immensità dello spazio diventa ancor più tangibile, evidente, e soprattutto credibile.

La folle e disperata ricerca di Marlin si fa automaticamente ancor più complessa, dinanzi a cotanta solitudine marina. Annunciato un po’ a sorpresa l’arrivo di Nemo 2, l’originale ridà forza a quella Pixar negli ultimi anni apparsa in ‘calo’ di idee. Prima Cars 2, poi il disneyano Brave, a breve il prequel di Monster & Co. Se la concorrente Dreamworks ‘sperimenta’, annunciando 8 titoli originali in 3 anni, la Pixar sembra essersi seduta sugli allori, dopo aver partorito il poker dei sogni, iniziato con Ratatouille e finito con Toy Story 3.

Eppure Nemo è qui, a ricordarci che quella strabiliante industria di sogni è ancora oggi possibile, miscelando sapientemente azione ed emozioni, impeccabile animazione e 3D sapiente. D’altronde persino una riconversione, se affidata in mano ai genitori di Woody e Buzz Lightyear, è in grado di stupire, riuscendo così a far risorgere un cartoon ‘vecchio’ di quasi 10 anni, ma ancora oggi incredibilmente straordinario.

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