Lussuria – Seduzione e tradimento: recensione in anteprima

Lussuria – Seduzione e tradimento (Se, Jie, Taiwan, 2007) di Ang Lee; con Tang Wei, Tony Leung Chiu-Wai, Joan Chen, Wang Lee-Hom, Kao Ying-hsien. Aveva diretto una storia d’amore impossibile in terra di western ed avevano scambiato all’inizio il film per un western. Ora dirige una storia d’amore impossibile in terra di spionaggio e lo

Lussuria - Seduzione e tradimento Ang LeeLussuria – Seduzione e tradimento (Se, Jie, Taiwan, 2007) di Ang Lee; con Tang Wei, Tony Leung Chiu-Wai, Joan Chen, Wang Lee-Hom, Kao Ying-hsien.

Aveva diretto una storia d’amore impossibile in terra di western ed avevano scambiato all’inizio il film per un western. Ora dirige una storia d’amore impossibile in terra di spionaggio e lo scambiano per un film di spionaggio. Non c’è pace per Ang Lee, che comunque continua a fare il suo cinema, di cui si dice che tutte le opere siano diverse l’una dall’altra, indi il regista non ha stile.

Ai tempi di Brokeback Mountain avevo detto che l’unione fra i film di Ang Lee la si trova nei personaggi: mai banali e scontati, con alcune sfumature notevoli. Con Lussuria – Seduzione e tradimento (ovvero Lust, Caution: lussuria, attenzione) aggiungo che i personaggi continuano a non essere bidimensionali, e che si nota ancora come il regista “venduto ad Hollywood”, come è ormai conosciuto dai suoi detrattori, sappia regalarci relazioni appassionate ed appassionanti.

La storia d’amore fra l’esordiente Tang Wei e il sempre ottimo Tony Leung si evolve in 156 lunghi minuti, e passa da un rapporto quasi sadomaso all’amore, appunto impossibile. Ritornassimo a Venezia 64, si parlerebbe delle scene di sesso: lasciamo stare perché ce ne abbiamo fin sopra i capelli, basti sapere che sono coerenti col contesto e con il progredire della narrazione. E che, al contrario di ciò che si può leggere in giro, Lussuria non è un film hard (sic!).

Lussuria è, dopo La tigre e il dragone e Brokeback Mountain, un nuovo mèlo travestito col genere, quindi, ma pur soprattutto una storia d’amore: ad Ang Lee interessa soprattutto quest’aspetto. E il paragone con Wong Kar-wai, che molti critici hanno detto Ang Lee volesse imitare ottenendo solo freddezza e noia, è scorretto e ingiusto, oltre che banale. La freddezza del film di Ang Lee è forse dovuta alla tecnica consolidata del regista, che con gusto raffinato sa come si muove la macchina da presa e sa come gestire i suoi attori, ed è necessaria per il climax che si vuole ottenere: quando scoppia la passione erotica fra i due protagonisti, il film diventa anche teso e gioca le sue cartucce.

E’ stato anche definito un remake “cita e trita” di alcuni capolavori del passato, quando si vede che la sensibilità di Ang Lee sa essere debitrice dei suoi film (mi viene da pensare a Notorious e Casablanca), non essendo comunque privo di personalità. Che non è da ricercare solo nelle chiacchierate e strumentalizzate scene di sesso, ma nella capacità di rendere più che verosimile ciò che le immagini ci raccontano, tra politica, storia e fiction.

Fischi e tutta la serie di critiche piovute addosso al regista alla consegna del Leone d’Oro e dopo (ma l’Osella a Rodrigo Prieto per la fotografia ci sta perfettamente), col senno di poi, lasciano l’amaro dubbio che molti non abbiano apprezzato che il premio principale sia stato dato per il terzo anno consecutivo ad un regista cinese. Scordandosi però che Brokeback Mountain è un film americano, e che Lussuria è una costosa co-produzione USA. Ma anche se così non fosse, la situazione non sarebbe meno grave.

Voto Gabriele: 8
Voto Agata: 7 e mezzo
Voto Federico: 7 e mezzo

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