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Torino 2012 – Le Streghe di Salem: recensione in anteprima del film di Rob Zombie

Estetizzante, pazzo, anarchico e blasfemo. Rob Zombie è tornato, e le sue Streghe di Salem dividono e shockano Torino. Leggi la recensione di Cineblog.

pubblicato 25 Novembre 2012 aggiornato 31 Luglio 2020 20:13

We’ve always been waiting.

Uno dei film più attesi del 30. Torino Film Festival si è finalmente mostrato: Le streghe di Salem (il nostro titolo per The Lords of Salem) ha diviso e shockato la platea italiana tanto quanto aveva fatto a Toronto durante la sua premiere mondiale. E i motivi per cui abbia deluso certi fan ed esaltato alcuni neofiti si capiscono guardando la pellicola: che è a prima vista davvero spiazzante.

Rob Zombie cambia registro e cambia anche stile. Cambia: lo dicono tutti, e osservando il film viene da pensarlo costantemente. Zombie ha avuto il coraggio di dare una svolta alla sua carriera da regista, e quindi merita già una dose di rispetto. Dalla violenza bruta dei dittici La casa dei 1000 corpi / La casa del diavolo e Halloween – The Beginning / Halloween II, il regista è passato a qualcosa di più astratto e meno diretto. Ma siamo sicuri che sia effettivamente “cambiato”?

Il fulcro centrale della filmografia di Zombie è sempre stata la famiglia. Ma ne Le streghe di Salem, la “famiglia”, sia come presenza che come tematica, non c’è. La tematica era però utilizzata dal regista per passare sotto la sua lente il suo paese, quell’America in cui le sue opere affondano le radici in maniera importante. Viene da chiedersi: un film così “artistico”, estetizzante e astratto come Le streghe di Salem, parla ancora una volta comunque degli States? Secondo chi scrive, sì.


Le streghe di Salem vede per protagonista Heidi (Sheri Moon Zombie), una DJ radiofonica di Salem che riceve una scatola di legno contente un disco. La donna lo ascolta, e i suoni bizzarri provenienti dalle tracce del vinile scatenano immediatamente in lei dei “ricordi” sul passato violento della cittadina: Heidi sta impazzendo o i Signori di Salem stanno davvero tornando per prendersi la loro vendetta?

Dopo due dittici ed un film d’animazione straight-to-dvd, Rob Zombie rivisita il mito delle streghe di Salem che tanto lo ha affascinato sin dalla sua infanzia, viste anche le sue origini: è nato infatti ad Haverhill, Massachusetts, a 40 minuti di macchina da Salem. Il processo alle streghe di Salem si tenne nel 1692, ed è rimasto una leggenda sempiterna negli States e soprattutto nel New England, patria delle streghe. We’ll be waiting. We’ve always been waiting: oggi è il momento adatto per le streghe di tornare, per far sì che Satana prenda possesso finalmente della Terra.

Ecco. Questo è il punto di partenza: Le streghe di Salem è il film satanico definitivo. Ci sono ovviamente le streghe, le apparizioni demoniache, gli omicidi, le presenze, e tutto quel che ci si aspetta (più o meno) di trovare in un film di Zombie sul tema. Ci sono pure i sabba: sin dal prologo, in cui sei streghe fanno il loro rito verso Satana. Sono capitanate da Margaret Morgan (Meg Foster: strepitosa), la strega a cui dà la caccia il reverendo Johnathan Howthorn, il quale riuscirà a bruciarla viva assieme alle sue “colleghe”. Marchiando il terreno degli Stati Uniti di sangue.

Siamo poi ai giorni nostri. Seguiamo la storia di Heidi, una DJ che vive da sola con il suo cane in una casa piena di statuine, immagini, poster, quadri. Heidi è una donna “alternativa”, e vive serena secondo la sua cultura – musicale e non solo-. Nel suo passato, comunque, c’è la droga: la ragazza è infatti una ex-addicted. Oggi è definitivamente pulita: ma dal momento che ascolta la musica proveniente dal vinile arrivatole in ufficio, inizia a sentirsi male. I suoi colleghi credono però che abbia ricominciato a drogarsi…

Le streghe di Salem, quindi, è un film costantemente ancorato ad Heidi. Come tale dev’essere interpretato: si tratta del viaggio dentro la mente di un persona che vive in una determinata nazione, con la sua cultura “alternativa”, e i suoi problemi. Il film di Zombie, forse, è “solo” questo: un tuffo dentro il cervello di una ragazza che sta ricadendo nella droga dopo mesi di astinenza, e che distorce la sua cultura e il DNA della sua nazione (quindi: la sua tradizione, il suo passato) sotto una lente di orrori. Svelandone di conseguenza il lato più vero, quindi più terribile: il ritratto della “follia”, come accadeva in tutti i film precedenti, con i Firefly e Michael Myers…


La stanza numero 5, il vicino di casa che non esiste e che invece è Satana, la luna di Melies, le tre sorelle-streghe proprietarie del condominio: tutte cose che servono a Zombie solo per nutrire la sua estetica dell’accumulo. Sotto tutti elementi che arricchiscono un’opera esteticamente imponente, e sempre più tendente (volontariamente) al kitsch, ma che non è mai fine a sé stessa. E che, soprattutto, non è mai sciocca. De Le streghe di Salem si può dire tutto, persino che è noioso: ma non che sia ridicolo.

In questo è incredibile quanto Zombie tenga per le briglie una materia pericolosissima, che è in costante rischio deraglio. Sarà forse perché il regista sa benissimo quel che vuole e sa davvero cosa dire, nonostante possa sembrare che Le streghe di Salem sia la sua opera più anarchica? Noi siamo convinti di sì: il suo film è il resoconto del percorso di una persona (da lunedì a domenica!) che rielabora nella sua mente tutto quello che conosce, che vede e che ascolta. La musica, il cinema, le immagini, e soprattutto la religione: tutto filtrato attraverso la mente di Heidi, con tutte le conseguenze del caso.

Certo, poi c’è l’altra lettura: ovvero quella di una pellicola che racconta della discesa di Satana, stop. Non resta quindi che godere della cura delle immagini (attenzione alla composizione delle inquadrature: guardate anche i lati) e del suono (potentissimo) del film. Con un’estetica che ricorda gli anni 70, ma li filtra attraverso il gusto personale del suo autore per il contemporaneo, Le streghe di Salem è un lavoro ricco di dissolvenze incrociate, montaggi alternati (si veda la scena della diffusione via radio del brano satanico dell’LP), e ricco di immagini che richiamano Kubrick e Jorodowsky, con una cura del dettaglio che lascia spesso senza fiato.

Coraggioso e blasfemo (la fellatio al prete, il “Papa” in versione satanica che si masturba assieme ad altri preti-demoni, l’immagine finale di una Madonna “al neon”), pieno di corpi nudi e decadenti, scene disturbanti e caproni del diavolo, Le streghe di Salem è opera stratificata. Una pellicola figlia dell’America puritana, in cui da secoli si scontrano il Santo Padre e Belzebù, arcangeli e diavoli, i quali si sono lasciati dietro una scia di sangue infinita.

Zombie è un indipendente fino al midollo: il film è stato prodotto con solo un milione e mezzo di dollari. Grazie anche a questo budget ristretto, e alla totale libertà su tutta la produzione, il regista ha raccontato esattamente tutto quello che si è detto finora: e ha parlato di tutto ciò a suo modo. Il suo talento è innegabile, anche per i detrattori; la sua capacità di rinnovarsi incredibile; la sua coerenza e la sua poetica da difendere con unghie e denti.

Voto di Gabriele: 8

Le Streghe di Salem (The Lords of Salem, USA / Gran Bretagna / Canada 2012, Horror 101′) di Rob Zombie; con Sheri Moon Zombie, Bruce Dern, Dee Wallace, Clint Howard, Udo Kier, Maria Conchita Alonso, Lisa Marie, Sid Haig, Bruce Davison – Qui il trailerDal 18 aprile 2013 in sala.

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