Torino 2012 - V/H/S: recensione in anteprima dell'horror ad episodi

Uno degli oggetti più originali del 30. Torino Film Festival, attesissimo dai fan del cinema horror. Parliamo di V/H/S, presentato in anteprima mondiale nella sezione Midnight Madness di Toronto, ed approdato da poco al festival torinese. Sin dalla primissima inquadratura, gli appassionati del genere avranno un piccolo tuffo al cuore: si tratta della canonica inquadratura blu che precede l'inizio dei nastri delle vhs, a cui fa subito seguito la scritta "play".

Quante vhs abbiamo noleggiato (fino a qualche anno fa!) noi appassionati bulimici di cinema dell'orrore? Proprio a noi è dedicato V/H/S, antologia composta da 6 episodi che richiamano il mondo e l'estetica dell'horror "da videoteca". 6 cortometraggi found footage per augurare la buonanotte, insomma. Il risultato è disordinato, caotico, non troppo equilibrato. Ma globalmente ha un certo fascino, e qualcosa funziona seriamente a dovere.

Adam Wingard, Glenn McQuaid, Radio Silence (un gruppo dentro al gruppo, formato da Matt Bettinelli-Olpin ,Tyler Gillett, Justin Martinez e Chad Villella), David Bruckner, Joe Swanberg e Ti West. Questi i nomi dei sei autori degli episodi di V/H/S, tutti scollegati l'uno dall'altro, se escludiamo il primo, che fa da vera e propria cornice alle altre cinque storie. Alcuni vandali devono trovare una videocassetta in una casa, ma prima di trovarla ci metteranno un po', e passeranno in rassegna diversi nastri... Tutto ciò che noi spettatori vediamo sono le vhs che anche i ragazzi guardano.


Sì, certo, niente di originale e nulla per cui entusiasmarsi. Sugli altri episodi, poi, tutti avranno i loro propri gusti e, ovviamente, le proprie preferenze. Chi scrive, innanzitutto, ha trovato in V/H/S un paio di sorprese. Ti West, pupillo del cinema horror indie americano, a sorpresa non firma l'episodio migliore, anche se il suo Second Honeymoon è tra le cose più riuscite dell'opera (nonostante qualche momento un po' tedioso). Sempre a sorpresa, il corto migliore è quello di Joe Swanberg, tra i "fondatori" del Mumblecore e vera scoperta di talento per quel che riguarda horror e tensione.

Vale la pena passare brevemente in rassegna i diversi corti che compongono V/H/S. Episodio 1: Tape 56 di Adam Wingard. Ne abbiamo già scritto: è la cornice. Poco originale e soltanto narrativamente utile, anche se... Episodio 2: Amateur Night di David Bruckner. Tre ragazzi vanno in giro a far festa; uno di loro ha degli occhiali con una videocamerina incorporata. Rimorchiano due ragazze, di cui una particolarmente strana... Si rivelerà essere una strana creatura simil-vampiresca. Creatura a parte, davvero ben pensata e realizzata, niente di speciale.

Episodio 3: Second Honeymoon di Ti West. Il protagonista è Swanberg, in giro per l'America on the road assieme alla fidanzata. Una ragazza s'intrufola per due notti nel loro motel... Tedio iniziale simil-Mumblecore a parte, West ridimostra il suo talento per atmosfere e situazioni malate. E la maschera del "maniaco" mette i brividi. Episodio 4: Tuesday the 17th di Glenn McQuaid. Forse l'episodio peggiore di tutti. Dalle parti della rielaborazione di uno slasher alla Venerdì 13, con tanto di lago e bosco. Ma spreca ogni potenzialità e abbonda troppo di grottesco.


Episodio 5: The Sick Thing that Happened to Emily when She was Young di Joe Swanberg. Ripetiamo: la sorpresa di V/H/S, e la cosa migliore dell'opera. Sfruttando lo schermo di un computer e lo "split screen" di Skype, Swanberg racconta una ghost story che fa davvero paura, piena di apparizioni e con un bel colpo di scena. Episodio 6: 10/31/98 di Radio Silence. Si rifà al filone delle case infestate, di Poltergeist e dei film satanici. Non male, se non fosse che giocando d'accumulo risulta un bel po' caciarone.

Forse il problema di V/H/S sta innanzitutto in questo: buttare tutto dentro ad un calderone un po' disordinato. In cui si trova per forza di cose della roba buona, ma anche qualcosa che forse era il caso di lasciare da parte. L'ultimo episodio arriva quando ormai la tensione si è persa, smaltita con la fine dell'episodio che più provoca brividi. Il found footage, poi, è genere delicato e da trattare coi guanti: V/H/S è troppa roba condensata assieme, e corre il rischio di far fare allo spettatore un'indigestione un po' inaspettata.

La (voluta) qualità infima di immagine e audio dev'essere comunque controllata, anche nell'"anarchia", insomma. Se dovessimo poi dirvi un po' di elementi che si ritrovano in V/H/S, rischiereste due conseguenze opposte: o un forte appetito o una brutta indigestione a priori. Demoni, fantasmi, ossa spezzate, maniaci, braccia che escono dai muri, boschi, tette e culi, sangue, coltelli, killer "digitali", citazioni a iosa, e chi più ne ha più ne metta. Ma se volete farvi un giro sulla giostra, sapendo a cosa andate incontro, siete davvero i benvenuti.

Voto di Gabriele: 6.5

V/H/S (USA 2011, horror 104') di Adam Wingard, Glenn McQuaid, Radio Silence, David Bruckner, Joe Swanberg e Ti West; con Joe Swanberg, Adam Wingard, Lisa Marie Thomas, Sophia Takal, Kate Lyn Sheil, John Walcutt, Calvin Reeder, Matt Bettinelli-Olpin, Jason Yachanin, Chad Villella - Qui il trailer.

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