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Piccole Donne, la recensione: l’adattamento perfetto di Greta Gerwig

Adattamento classico e al tempo stesso contemporaneo per il celebre romanzo, sceneggiato e diretto da una Greta Gerwig in stato di grazia.

Pubblicato per la prima volta in due volumi tra il 1868 e il 1869 da Louisa May Alcott, Piccole Donne è da subito diventato uno dei grandi classici della letteratura americana, neanche a dirlo più e più volte adattato su grande schermo. Da George Cukor nel 1933, con Katharine Hepburn e Joan Bennett, alla versione del 1994 di Gillian Armstrong, con Winona Ryder, Susan Sarandon e Kirsten Dunst, passando per il Little Women del 1949 diretto da Mervyn LeRoy, con protagoniste June Allyson, Elizabeth Taylor e Janet Leigh.

Un anno dopo il trionfale debutto alla regia con Lady Bird, che le è valso due nomination agli Oscar e un Golden Globe vinto, Greta Gerwig, ex musa di Noah Baumbach, ha deciso di rispolverare l’opera di Louisa May Alcott con una trasposizione fedele e al tempo stesso moderna, frizzante e contemporanea nei temi trattati, anche se appartenenti a due secoli or sono. La Gerwig, qui anche sceneggiatrice, ha attinto a piene mani tanto dal romanzo originale quanto dagli scritti della sua autrice, ripercorrendo avanti e indietro nel tempo la vita dell’alter ego dell’autrice, Jo March, interpretata da una strepitosa Saoirse Ronan. 25 anni appena, ma già 3 nomination agli Oscar, la Ronan incarna perfettamente l’irruenza, la goffagine, la dolcezza, la forza di volontà, la rabbia e l’orgoglio della celebre Jo, seconda di quattro sorelle, quattro giovani, piccole donne determinate a inseguire i propri sogni, nel bel mezzo della guerra di secessione americana, tra problemi economici, sentimentali e sociali.

Ad interpretare Meg, la maggiore delle sorelle, troviamo Emma Watson, particolarmente credibile nel ricambiare l’amore dello squattrinato John Brooke; la lanciatissima Florence Pugh, esplosa con Lady Macbeth e in questo 2019 già mattatrice nel fulminante Midsommar – Il villaggio dei dannati, interpreta invece Amy, la più piccola, la viziata di casa, ossessionata dal proprio naso e con ambizioni artistiche da abbracciare a Parigi; Eliza Scanlen, pochi mesi fa a Venezia con Babyteeth, è invece Beth March, la dolcissima pianista, sensibile e altruista, che entrerà nel cuore del signor Laurence, uscito distrutto dalla morte dei figli. Timothee Chalamet è lo scapestrato Laurie, eternamente innamorato di Jo, mentre Laura Dern è l’angelica mamma Marmee e Meryl Streep indossa i panni della cinica Zia March, perennemente a caccia di ricchi mariti per le quattro nipoti.

Il vero miracolo della Gerwig, onestamente abbagliante, sta proprio in questo cast, diretto con maestria invidiabile. L’alchimia che traspare tra le quattro giovani protagoniste è sorprendente, tanto da dare verosimiglianza a questa sorellanza d’altri tempi, che esplode sul grande schermo con eleganza e travolgente bellezza. Tecnicamente parlando, Piccole Donne è semplicemente perfetto, negli straordinari costumi di Jacqueline Durran, nella calda fotografia a lume di candela di Yorick Le Saux, che abbina colori pastello alle sfumature dell’autunno, nelle scenografie d’epoca di Jess Gonchor, nelle impeccabili musiche di Alexandre Desplat, ma soprattutto nella regia di Greta, che utilizza con sapienza lo strumento del flashback, intelligentemente montato da Nick Houy e impreziosito da trovate che danno freschezza ad una storia da tutti conosciuta, ma qui risorta.

Con un budget moderato (40 milioni di dollari), la Gerwig ha realizzato un classico quanto mai attuale, nell’era del #MeToo, ridando forza ad un messaggio di gentilezza e altruismo, ma soprattutto di empowerment femminile. Perché la donna non può e non deve essere ingabbiata nel ruolo dell’innamorata, della figurina romantica ad uso e consumo dell’uomo medio. Romanzo pedagogico, Piccole Donne si fa qui portavoce di un cambiamento che negli ultimi 3 anni ha iniziato a spazzare via l’imperante maschilismo hollywoodiano, cavalcando senza timore alcuno un’immortale storia romantica, dalla regista mai resa fastidiosamente melensa, alternando con padronanza sorrisi e lacrime.

150 anni dopo l’uscita, l’adattamento perfetto di un’opera riletta con fedeltà e al tempo stesso rinnovamento, tra metanarrazione e contestualità. Se Lady Bird era stata un’inattesa sorpresa, Piccole Donne è una gradita conferma: Greta Gerwig è una grande regista.

[rating title=”Voto di Federico” value=”8″ layout=”left”]

Piccole Donne (Little Women, Usa, drammatico, 2019) di Greta Gerwig; con Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Timothée Chalamet, Laura Dern, Meryl Streep, James Norton, Bob Odenkirk, Chris Cooper, Louis Garrel – uscita giovedì 9 gennaio 2020.