Volevo Nascondermi, la recensione: l’umanità di Ligabue nella mostruosa interpretazione di Elio Germano

Giorgio Diritti emoziona nella rappresentazione di un’Italia contadina, che vide un uomo trasformare la propria malattia in pura arte.

È in concorso al 70esimo Festival di Berlino Volevo Nascondermi, quarto film in 15 anni di Giorgio Diritti, in trionfo ai David prima con Il vento fa il suo giro e successivamente con L’uomo che verrà. Dopo anni di ricerca, Diritti ha co-sceneggiato, co-montato e diretto il biopic definitivo su Antonio Ligabue, pittore e scultore nato in Svizzera a fine ‘800 e deceduto nel 1965 in Emilia-Romagna, al termine di un’esistenza segnata dal dolore fisico e psichico, ma soprattutto dall’arte.

Elio Germano, che è in concorso a Berlino anche con Favolacce dei fratelli d’Innocenzo, ne ha indossato l’anima tormentata, con 4 ore di trucco prostetico al giorno per trasformarsi letteralmente in Ligabue. Il naso spaccato, le guance, le orecchie a sventola, il collo, le rughe, il labbro cadente, i denti ingialliti e storti. Colui che fu Leopardi si è qui ulteriormente accartocciato e rimpicciolito, diventando un uomo che fuggiva dalla parola, esprimendosi attraverso versi animaleschi, dialetti incomprensibili che impastavano lo svizzerotedesco e l’emiliano.

Germano evita la parodia di un uomo malato, mentalmente instabile, ridando vita ad un Ligabue spaventosamente credibile. Esiste un documentario Rai del 1963, facilmente rintracciabile su Youtube, con il vero artista protagonista. Ammirarlo dopo aver visto Volevo Nascondermi è un colpo al cuore, perché viene letteralmente a galla l’incredibile lavoro introspettivo portato avanti da Germano e Diritti, che tramuta un biopic in una favola nera, che gioca con il tempo e spazia tra fascinosi grandangoli e pianure padane pellennate come se fossero quadri ad olio, riprese in soggettiva e improvvise incursioni della macchina a mano, mentre il contrasto tra la brutalità espressiva del personaggio e la sua profonda umanità si fa sempre più ficcante.

Diritti racconta la vita di Ligabue attraverso continui salti temporali, decisamente più pressanti nella primissima parte, che ce lo mostrano bimbo insultato dal maestro, deriso dai compagni, sopportato dalla famiglia adottiva. Un’infanzia travagliata che lo vede da subito entrare e uscire dai centri psichiatrici. Espulso in Italia si rifugia nei boschi, dove vive per anni isolato, nel gelo, affamato. Ad avvicinarlo alla pittura è lo scultore Renato Mario Mazzacurati, che gli dà una casa, del cibo, pennelli e tele da dipingere. Il mondo immaginifico di Ligabue, costellato di meravigliosi animali, giungle e colori sgargianti, prende presto vita. Inizialmente rifiutati e sfottuti, i suoi dipinti fanno presto breccia tra i critici, ridando dignità artistica ad un uomo brutto, rachitico, da sempre evitato, umiliato. La diversità si fa dono per l’intera collettività, al termine di un percorso difficile e doloroso che lo vede orgogliosamente al centro di un riscatto sociale.

Germano, mattatore assoluto come mai fino ad ora, si contorce, grugnisce, vomita rabbia, implora al male che pulsa sulle sue tempie di lasciarlo vivere, spiccare il volo, ma soprattutto emoziona, con un semplice inchino all’unica donna che gli ha forse voluto bene, alla richiesta di un bacio, di una carezza, al sorriso di una bimba. Il suo Ligabue interagisce con un’Italia contadina, ignorante, poverissima, che solo Diritti, come la sua breve ma acclamata filmografia insegna, poteva raccontare con tanto amore. Un mondo rurale in cui la gentilezza nei confronti del ‘diverso’ era ancora possibile, mentre Ligabue, che continua ad entrare e uscire dai manicomi, colleziona scalcinate moto rosse e auto di seconda mano, regalando soldi a chiunque ne abbia bisogno e agognando una donna che mai riuscirà ad avere, tanto da indossare abiti femminili, nel privato, per illudersi di ‘possederne’ una.

Un uomo dal cuore d’oro popolato da incubi, animalesco ma dolcissimo, che percepiva energie agli altri invisibili, in grado di trasformare il disagio fisico e psichico in assoluta creatività. Mai ordinario nella sua costruzione, Giorgio Diritti pennella con amore i lineamenti di un personaggio fuori dal mondo ordinario, riportandolo in vita con una sensibilità di rara e profonda umanità.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7.5″ layout=”left”]

Volevo Nascondermi (Italia, biopic, 2020) di Giorgio Diritti; con Elio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari, Andrea Gherpelli, Denis Campitelli, Filippo Marchi, Maurizio Pagliari, Francesca Manfredini, Paola Lavini, Gianni Fantoni – uscita giovedì 27 febbraio 2020.

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