King Kong - curiosità sulla grande scimmia di Peter Jackson: stasera su Rete 4

«Signori e signore, ecco a voi Kong, l'ottava meraviglia del mondo!», il King Kong presentata al cinema da Peter Jackson nel 2005 e riproposta questa sera alle ore 21.10 su Rete4, con la grande scimmia divisa tra il mito dell'isola perduta e quello della Bella e la Bestia, la New York della Grande Depressione e la golden age del cinema hollywoodiano.

Un lungo omaggio in Technicolor, che il regista neozelandese della trilogia dell’Anello dedica al King Kong americano in bianco e nero, diretto da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack nel 1933, con il regista Carl Denham (Jack Black) che conserva l'intraprendenza di Orson Welles, l'avventuriero Jack Driscoll (Adrien Brody) trasformato nel drammaturgo di Broadway prestato a Hollywood, l'attrice Ann Darrow (Naomi Watts) in rimpiazzo di una di nome Fay (la Fay Wray morta un anno orima), già impegnata con la RKO (Pictures, produttide del film del 33) e un certo regista di nome "Cooper"(Merian C. Cooper), il bel filibustiere Bruce Cabot (Bruce Baxter) cita il nome dell'attore che interpretò Driscoll, e su tutti un Kong digitale con il volto e le emozioni umane di Andy Serkis, provvisto di tuta dotata di sensori per i movimenti, già indossato per il Gollum de Il signore degli Anelli.

Un remake della Universal Pictures, acclamato da critica e bottghino, con un budget di circa 207.000.000$ che ne ha incassati circa 549.200.000$, posizionandosi al 4º posto nella classifica dei film più visti nel 2005, e vincendo gli Oscar per il Miglior sonoro (Mike Hopkins e Ethan Van der Ryn), Miglior montaggio sonoro (Christopher Boyes, Hammond Peek, Michael Hedges e Michael Semanick) e Migliori effetti speciali (Joe Letteri, Brian Van't Hul, Christian Riverse Richard Taylor).

King Kong 2005 poster
King Kong 2005 poster
King Kong 2005 poster
King Kong 2005 poster
King Kong 2005 poster
King Kong 2005 poster

Gli effetti in computer-graphic che muovono un gigantesco diplodoco, e ingaggiano la lotta all'ultimo sangue con il terrificante tirannosauro, umanizzano la grande scimmia, ma a qualcuno faranno comunque rimpiangere il pioneristico uso di trucchi artigianali con modelli in stop motion, che hanno reso pregevole la versione del 33 e la scena sull'Empire State Building.

Con una partitura quasi completa, ma reputata dalla produzione poco adatta alle scene d'azione, il compositore Howard Shore (vincitore del premio Oscar per due episodi della trilogia de Il Signore degli Anelli) viene sostituito da James Newton Howard, a pochi mesi dall'uscita del film, per la realizzazione della colonna sonora definitiva, solo parzialmente disponibile su CD Decca Records.

    Track listing
    "King Kong" – 1:09
    "A Fateful Meeting" – 4:16
    "Defeat Is Always Momentary" – 2:48
    "It's In the Subtext" – 3:19
    "Two Grand" – 2:34
    "The Venture Departs" – 4:03
    "Last Blank Space On the Map" – 4:43
    "It's Deserted" – 7:08
    "Something Monstrous… Neither Beast Nor Man" – 2:38
    "Head Towards the Animals" – 2:48
    "Beautiful" – 4:08
    "Tooth and Claw" – 6:17
    "That's All There Is…" – 3:26
    "Captured" – 2:25
    "Central Park" – 4:36
    "The Empire State Building" – 2:36
    "Beauty Killed the Beast (Part I)" – 1:59
    "Beauty Killed the Beast (Part II)" – 2:22
    "Beauty Killed the Beast (Part III)" – 2:14
    "Beauty Killed the Beast (Part IV)" – 4:45
    "Beauty Killed the Beast (Part V)" – 4:13

Un successo che vanta anche la super giostra “King Kong 360 3D”, realizzata dallo stesso Jackson nel parco divertimenti della Universal Studios, per rimpiazzare il vecchio set di Kong, andato distrutto nell'incendio del 2008.

Nonostante questo, ci sono cose come i 187 minuti di film, il passaggio dai dinosauri ai tramonti in technicolor, gli effetti speciali che prevalgono sulla sceneggiatura di Fran Walsh, Philippa Boyes e Peter Jackson, insieme all'antropologizzazione di Kong, che continuano a dividere una parte di pubblico e critica, tra chi lo considera un bel film da ri-vedere e chi ne avrebbe fatto volentieri a meno anche la prima volta, partendo dal fatto che a pesare come metro di giudizio, sono anche il cult del 1933 e la terra di mezzo di Jackson che crea aspettative.

Nella New York della Grande Depressione il regista indipendente Carl Denham ha in progetto di girare un documentario sulla sconosciuta Skull Island, al largo di Sumatra, e organizza una spedizione di cui fanno parte anche l'attrice di vaudeville Ann Darrow e il drammaturgo Jack Driscoll. La troupe viene imbarcata sulla nave Venture, comandata dal capitano Englehorn, che parte alla volta dell'isola. Giunti a destinazione, Denham e gli altri si imbattono però in una serie imprevista di insidie e pericoli: tribù selvagge, animali preistorici e, soprattutto, un gigantesco gorilla, King Kong, che sviluppa una forte attrazione per la bella Ann, ricambiato. Un affetto nefasto che farà catturare Kong, portato a New York, esibito come fenomeno da baraccone, fino al tragico finale dal grattacielo.

Per chiudere con una nota positiva aggiungo uno spassoso finale alternativo con tanto di teletrasporto, e il link alla pagina facebook degli appassionati della grande scimmia.

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