Gamberetti per tutti: trailer italiano della commedia di Maxime Govare e Cédric Le Gallo

 

[Per visionare il trailer clicca sull'immagine in alto]

 

Il 9 luglio Movies Inspired porta nelle sale italiane Gamberetti per tutti, la commedia di Maxime Govare e Cédric Le Gallo che racconta di una vera squadra di pallanuoto gay.

 

La trama ufficiale:

 

Dopo aver fatto dichiarazioni omofobiche, Mathias Le Goff, vice campione mondiale di nuoto ormai a fine carriera, è condannato a allenare Les Crevettes Pailletées, una squadra di pallanuoto formata da atleti gay, il cui obbiettivo è qualificarsi per partecipare ai Gay Games che si svolgono in Croazia. Mathias avrà così l'opportunità di scoprire un universo che sconvolgerà i suoi punti di riferimento e lo porterà a rivedere le priorità della vita.

 

Il film è interpretato da Nicolas Gob, Alban Lenoir, Geoffrey Couet, Michael Abiteboul, Romain Lancry Roland Menou, Geoffrey Couet, Romain Brau e Félix Martinez.

 

NOTE DI REGIA

 

Il film si ispira alla mia vera squadra di pallanuoto con la quale giro il mondo da sette anni, torneo dopo torneo, compresi gli ultimi Gay Games. La consapevolezza di aver vissuto un’avventura unica, che ha cambiato la mia vita, mi ha dato la voglia di rivendicare i valori che ci hanno guidato: la libertà, il diritto alla differenza e all’eccesso e, soprattutto, il trionfo della leggerezza sulla pesantezza della vita. Che sono, in fondo, valori universali. [Cèdric Le Gallo - Coautore, coregista e vero Gamberetto]

La prima volta che ci siamo incontrati, Cédric Le Gallo mi ha raccontato l’incredibile storia dei Gamberetti e sono rimasto subito affascinato da questa strana e folle avventura. Una squadra di pallanuoto a cui interessa più fare festa che gareggiare? Bisognava raccontare questa storia, portarla sullo schermo. [Maxime Govare - Coautore, coregista

 

 

INTERVISTA AL CO-REGISTA CÉDRIC LE GALLO

 

Cos'è un "Gamberetto Pailletato"

Il nome viene dalla mia squadra di pallanuoto: i “Crevettes Pailettées”, in francese. L’idea è nata una sera in piscina: gamberetto per l’aspetto acquatico e paillettato per l’aspetto festaiolo. Dietro questo nome ci sono delle persone vere...

 

Come ti sei unito a questa squadra di pallanuoto?

C’è stato un periodo in cui non avevo amici gay. Un giorno, un’amica mi ha convinto a unirmi a questa squadra. Quando li ho incontrati l’atmosfera era molto piacevole. Ci sono tornato altre volte e, una cosa tira l’altra, mi sono presto ritrovato a partecipare a dei tornei e siamo diventati molto amici. Questo incontro ha cambiato la mia vita... Non pensavo che far parte di un gruppo sarebbe stato così importante per riuscire ad aprirmi e accettare ciò che sono.

 

Perché una squadra di pallanuoto gay?

Perché possiamo raccontarci i nostri problemi, i nostri alti e bassi. La sessualità, il rapporto con gli altri, i rapporti amorosi, gli scherzi da spogliatoio non sono affatto gli stessi che tra gli eterosessuali. Fa bene poterli condividere. Tutti noi amiamo fare festa, ballare, travestirci. D’altra parte, è una cosa che faccio da quando ero bambino. Prolunghiamo un po’ la vita da adolescenti...

 

Il “Gamberettto Paillettato” è anche uno stato d'animo?

Certamente. Per molto tempo arrivavamo sempre ultimi a ogni torneo. Scommettevamo tutto sulle nostre coreografie e i nostri travestimenti. Non aspiravamo al gradino più alto del podio ma al premio per la “migliore atmosfera”. Amiamo veramente la pallanuoto, è uno sport che scarica i nervi ma, contrariamente ad altre squadre, non ci serve vincere a tutti i costi. La nostra principale motivazione è stare assieme.

 

Quando avete capito che c'era il materiale per un film?

È un’esperienza piuttosto folle vivere questa specie di fortissima amicizia semi-adolescenziale. Amici che hanno un sacco di cose in comune ma fanno mestieri diversi, hanno età diverse, storie diverse.

 

E' già molto cinematografico...

Esattamente. Il solo fatto di dire, a una festa, che faccio parte di una squadra di nuoto gay, fa sorridere. Perché la pallanuoto è uno strano sport e il fatto che sia gay accende ancora di più la curiosità. Quando ho realizzato il mio episodio della serie “Scènes de culte” (Scene di culto) per Canal+, avevo già quest’idea in testa. Quando ne ho parlato con uno dei produttori, Edouard Duprey, gli si sono illuminati gli occhi. Avevo il soggetto per il mio primo lungometraggio. Ho cominciato a scrivere. La squadra mi offriva l’ispirazione, ma bisognava raccontare una storia. Con Maxime abbiamo quindi immaginato di mettere a confronto un allenatore omofobo con i Gamberetti Paillettati, due universi del tutto opposti.

 

Fino a che punto i personaggi sono reali?

Nessuno dei personaggi corrisponde esattamente a un Gamberetto, ma ci sono dei grandi archetipi nei quali ognuno si può ritrovare. Per esempio il personaggio di Cédric è interessante perché racconta ciò che vivono alcune persone del mio club, in coppia da molto tempo. Doversi dividere tra famiglia e amici. Essere un Gamberetto richiede molta energia e molto tempo. Siamo un gruppo molto unito, con il nostro senso dell’umorismo, i nostri riferimenti, la nostra cultura, il nostro passato. È difficile dividerci. Il personaggio di Fred, la transessuale, non esiste realmente, ma in fondo siamo tutti un po’ Fred, per il suo carattere da palcoscenico, la passione per le coreografie e il suo gusto per la moda. Nel club ci sono tre o quattro persone che sono veramente dei Fred, anche se non hanno fatto la transizione. Hanno però questo senso dello spettacolo, questo desiderio di mettersi in scena e di brillare per qualcos’altro che non sia la capacità sportiva

 

 

 

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