Anna Frank e il diario segreto: spot tv e clip in italiano del film d’animazione di Ari Folman

Tutto quello che c’è da sapere su “Anna Frank e il diario segreto”, il nuovo film d’animazione di Ari Folman al cinema dal 29 settembre 2022.

Dal 29 settembre nei cinema italiani con Lucky Red Anna Frank e il Diario Segreto, il nuovo film di animazione di Ari Folman. Presentato fuori concorso e accolto con 10 minuti di ovazione al Festival di Cannes, applaudito dai ragazzi di Alice nella Città, il nuovo film di Folman è frutto di otto anni di lavoro da parte di Ari Folman, regista candidato all’Oscar e vincitore del Golden Globe per Valzer con Bashir.

Trama e cast

La trama ufficiale: Affiancato dalla disegnatrice Lena Guberman, Ari Folman dà vita a Kitty, l’amica immaginaria a cui si rivolge Anna nel suo Diario, decisa a ritrovare l’amica tanto amata in una febbrile ricerca attraverso l’Europa di oggi. Armata del prezioso Diario e aiutata dal suo amico Peter, che gestisce un centro di accoglienza segreto per rifugiati clandestini, Kitty segue le tracce di Anna. Sconcertata da un mondo lacerato e dalle ingiustizie sopportate dai bambini rifugiati, Kitty decide di realizzare l’intento di Anna e, grazie alla sua onestà e al suo senso morale, lancia un messaggio di speranza e di generosità indirizzato alle generazioni future.

Il cast di voci del film include Emily Carey (Anna Frank), Sebastian Croft (Peter di Anna), Michael Maloney (Otto Frank), Ruby Stokes (Kitty), Skye Bennett (Margot), Ari Folman (Van Yaris), Nell Barlow (Elsa Platt), Ralph Prosser Ralph Prosser (Peter di Kitty).

Anna Frank e il diario segreto – trailer e video

Nuove clip in italiano e spot tv pubblicati il 26 settembre 2022

Curiosità

  • Primo film sostenuto dalla Fondazione Anna Frank, che ha garantito al regista Ari Folman un accesso privilegiato al diario di Anna Frank, vari testi e archivi di famiglia.
  • Il film è stato sviluppato in gran parte in Israele, Svizzera e Belgio, ma anche nella città di origine della famiglia Frank, Francoforte, e nella città in cui dovette emigrare, Amsterdam.
  • L’animazione di stampo artigianale è stata prodotta in 14 Paesi e nei migliori studios del mondo, per la realizzazione sono stati riuniti i migliori talenti nel campo dell’animazione.
  • Il film è stato sviluppato avendo come obiettivo quello di completarlo per il 75° anniversario della pubblicazione del Diario, avvenuta nel 1947, e 65 anni dopo la realizzazione del primo film. Il progetto nasce per combattere un crescente movimento negazionista dell’Olocausto che va di pari passo con discriminazione, antisemitismo e diminuzione di informazioni corrette e di conoscenza. Folman ha dichiarato che “era importante trovare un linguaggio nuovo per raccontare la storia alle nuove generazioni senza scendere a compromessi rispetto al testo originale”.
  • Il cast tecnico che ha collaborato al film ha incluso Yoni Goodman (Animazioni), Nili Feller (montaggio), Dror Strom (Effetti visivi), Andy Gent (Stop Motion Design) e Tristan Oliver (fotografia).
  • Le musiche originali del film sono di Ben Goldwasser alla sua prima colonna sonora per un lungometraggio in collaborazione Karen O, quest’ultima ha già collaborato (con Carter Burwell) alla colonna sonora di Nel paese delle creature selvagge e ha scritto una canzone originale candidata all’Oscar per Her, entrambe pellicole del regista Spike Jonze.

La famiglia Frank e il diario

Fin dall’inizio il cugino di Anna Frank, Buddy Elias, che è stato Presidente della Fondazione Anna Frank fino al 2015, ha
approvato la sceneggiatura e ha amato le prime parti del film di animazione quando sono state sviluppate. Ha confermato subito che questo è un mezzo adatto a coinvolgere le nuove generazioni e ha sostenuto l’idea di trasformare il Diario in forma narrativa, e si è sempre impegnato molto per poter realizzare quest’idea, anche per la volontà di esaudire un ultimo importante desiderio di suo zio Otto Frank, e cioè di raggiungere il più vasto numero di lettori possibile. La Fondazione Anna Frank (di cui Buddy Elias è stato presidente fino alla sua morte avvenuta nel 2015) e tutta la famiglia sono sempre stati attenti innanzi tutto a preservare l’autenticità del testo. Allo stesso tempo era chiaro per Buddy Elias, lui stesso attore e narratore di talento, che questa forma avrebbe avuto presa sui giovani di oggi. Il film riesce a unire l’umorismo e l’immaginazione sempre prevalenti nella famiglia con il contesto triste e serio della storia.

L’edizione integrale combina le diverse versioni del Diario di Anna Frank in un singolo volume. E’ stata curata da Mirjam Pressler e tradotta in tutto il mondo come l’edizione definitiva. Sostituisce l’edizione del 1947, basata su una versione ridotta e diversa del testo. La graphic novel sostituisce l’edizione definitiva? Assolutamente no. L’edizione integrale è e resta l’opera principale di Anna Frank. Noi lavoriamo per assicurarci che resti disponibile in tutto il mondo in versione non ridotta, con buone traduzioni e a prezzi ragionevoli. La graphic novel dovrebbe servire da introduzione o da lettura integrativa, ma l’edizione integrale è e resta un elemento fisso della letteratura scolastica.

La Fondazione Anna Frank è un’organizzazione non governativa filantropica. Il nostro compito è educare su cosa sia stato l’Olocausto, promuovere il dialogo per una società aperta, multiculturale e multi-religiosa, e promuovere la sensibilizzazione nei confronti dei diritti dei bambini e dei diritti umani. La fondazione possiede un testo con una delle testimonianze più importanti relative all’Olocausto e deve assicurarsi in modo scrupoloso che venga pubblicato e usato con rispetto e in modo significativo. Diamo vita a progetti come questo film non perché siano fini a se stessi ma per aprire delle porte all’insegnamento del passato e del presente. Il nostro scopo non è quello di insegnare ma di trasferire conoscenza. Il pacchetto educativo internazionale sarà distribuito insieme al film per dare l’opportunità di trattare l’argomento nelle scuole. Questo è davvero il traguardo più importante del progetto.

Ari Folman – note biografiche

Ari Folman è un regista, sceneggiatore e compositore di colonne sonore israeliano. È nato ad Haifa nel 1962 e ha studiato al Dipartimento di Cinema e Televisione dell’Università di Tel Aviv. I genitori di Folman si incontrarono nel ghetto di Lodz in Polonia e si sposarono il 18 agosto 1944. Furono evacuati ad Auschwitz la mattina seguente durante la liquidazione del ghetto. Folman ha iniziato la sua carriera cinematografica con la produzione di documentari. Sha’anan Si, il suo secondo film, è stato diretto con Ori Sivan nel 1991 e ha vinto un Ophir Award (Oscar israeliano), un Jerusalem Film Festival Prize e numerosi premi cinematografici internazionali. Il suo film del 1996, Saint Clara, sempre diretto con Ori Sivan, ha vinto un premio speciale al Karlovy Vary International Film Festival, il premio per il miglior film all’Haifa International Film Festival e sei Ophir Awards come miglior regista, miglior film, migliore attrice, miglior attore non protagonista, miglior montaggio e miglior musica. Ha anche scritto e diretto il film del 2001 Made in Israel, per il quale è stato nominato per un altro Ophir Award come miglior regista. Tra il 2001 e il 2004, Folman ha scritto le sceneggiature di sette episodi del programma televisivo israeliano Shabatot VeHagim. Ha anche scritto tre episodi della serie televisiva BeTipul, che la HBO ha poi ripreso e adattato per la sua serie In Treatment. Tra il 2006 e il 2008, Folman è stato il capo sceneggiatore dello spettacolo israeliano Parashat Ha-Shavua. Quando Folman era un soldato di fanteria di 19 anni nelle forze di difesa israeliane durante la guerra del Libano del 1982, ha assistito alle conseguenze del massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila per mano della milizia cristiana falangista libanese. Il suo film del 2008, Valzer con Bashir, segue il suo tentativo di recuperare i ricordi della guerra attraverso la terapia e le conversazioni con gli amici con cui ha servito, così come con altri israeliani che erano presenti a Beirut durante la guerra. Valzer con Bashir, scritto e diretto da Folman, ha vinto 18 premi tra cui gli Ophir Awards per il miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura, il premio Directors Guild of America per l’eccezionale risultato alla regia in un documentario e un Golden Globe per il miglior film in lingua straniera. Il documentario animato è stato anche nominato per numerosi premi BAFTA, un premio al Festival di Cannes e un Oscar per il miglior film in lingua straniera.

Intervista al regista

Ari Folman spiega perché ha deciso di usare l’animazione per un film sull’olocausto e il suo approccio dal punto di vista narrativo.

Perché credo che l’animazione sia un mezzo per raggiungere il pubblico più giovane. Ed è esattamente per questa ragione che la Fondazione Anne Frank di Basilea mi ha contattato otto anni fa, chiedendomi di realizzare proprio un film di animazione. Cercavano una nuova dimensione attraverso la quale raccontare la storia dell’Olocausto. Poi è emersa l’idea di portare in vita Kitty per darle il ruolo di protagonista del film, affidandole il ruolo di narratrice. Altri due elementi decisivi sono stati il voler collegare passato e presente e voler raccontare gli ultimi orribili 7 mesi della vita di Anna Frank. Come ho detto, la principale novità è stata quella di trasformare Kitty da amica immaginaria di Anna in una persona reale. Lei – e non Anna Frank – è la protagonista del nostro film. È lei ad intraprendere una ricerca per scoprire cosa sia successo ad Anna dopo la fine della guerra, come sia morta, cosa le sia successo. Facendo questo, scopre anche quale sia l’attuale situazione in Europa, piena di immigrati provenienti da ogni parte del mondo, in fuga da zone di guerra. Mi sono semplicemente rivolto al potere dell’immaginazione. Se devi raccontare una storia così orribile, puoi scegliere se ricorrere all’umorismo o far leva solo sulle emozioni. Entrambe le scelte rappresentano strade percorribili. Se esageri, e costringi il pubblico a immergersi nei cliché abusati del dolore e della disperazione, rischi di non raggiungere lo scopo. Devi riuscire a mantenere un certo equilibrio nel mostrare l’umanità dei personaggi, evitando di far leva eccessivamente sugli aspetti commoventi, perché questo finirebbe col renderli artificiali.

Folman racconta la sua lunga fase di ricerca per il film e cosa lo ha ispirato per il personaggio di Awa, una giovane rifugiata in fuga dall’Africa.

Il lavoro per questo progetto è durato otto anni. Una delle ragioni per cui ci è voluto tanto tempo è perché abbiamo dovuto fare delle ricerche vaste e approfondite su ogni minimo aspetto prima di poterci mettere a scrivere. La sceneggiatura è basata su una preparazione accurata. Abbiamo lavorato con un team di ricercatori e visitato molti archivi, specialmente gli archivi della famiglia Frank curati dalla Fondazione Anna Frank di Basilea e di Francoforte. Direi che la sceneggiatura è progredita di pari passo con quello che accadeva nella vita reale. Inizialmente, alla fine del 2013, i rifugiati non erano particolarmente nei miei pensieri, pensavo piuttosto a ragazzine in zone di guerra che hanno vissuto storie simili a quella di Anna. Ma quando l’afflusso di immigrati da Paesi in guerra verso l’Europa ha raggiunto il suo picco tra il 2018 e il 2019, ho riscritto la sceneggiatura, nonostante l’avessimo già utilizzata come base per la prima parte dell’animazione. In origine la seconda parte era incentrata sulla vita di bambine in zone di guerra. Ho modificato allora quelle parti, focalizzandole di più sui bambini che fuggono dai loro Paesi per cercare la salvezza in Europa. Questo è uno dei vantaggi dell’animazione: per produrre un film di animazione c’è bisogno di talmente tanto tempo che si possono fare dei cambiamenti nel corso della realizzazione del progetto. Per quanto riguarda Awa, è una rifugiata proveniente dal Mali, e ho fatto ricerche su come e su quali rotte gli immigrati dall’Africa raggiungono l’Europa. Dato che la storia si svolge ad Amsterdam, introdurre una ragazzina africana mi è sembrata la scelta giusta. Inoltre la storia copre tre generazioni a partire da Anna, che ha inventato Kitty, passando dal libro a lei in carne ed ossa, a Kitty che trova Awa lasciando a sua volta il libro proprio a lei. Ma non avevamo la minima intenzione di paragonare l’Olocausto alle ondate di rifugiati che hanno raggiunto l’Europa negli ultimi cinque anni. I due eventi non sono assolutamente paragonabili. Abbiamo solo cercato di ricordare che ai nostri giorni circa un quinto dei bambini del pianeta è in pericolo di morte a causa delle guerre in corso. E vorremmo aiutare gli spettatori a capire cosa significhi essere un bambino nato in una guerra alla quale non partecipa e della quale non capisce il senso. Dalla prospettiva di un bambino le storie di Anna e di Awa hanno dei parallelismi.

Folman parla del fenomeno strisciante dell’antisemitismo veicolato in diverse forme e modalità e dell’ancor più folle negazionismo riguardo all’Olocausto che rispecchia appieno la follia della macchina della propaganda nazista e della sua ideologia in grado di negare anche la realtà provata.

La negazione dell’Olocausto è più forte tra gli estremisti ai margini della società. Dovremmo concentrare i nostri sforzi soprattutto sulla sensibilizzazione della maggioranza silenziosa per combattere la lenta caduta di quegli eventi nell’oblio e mostrare queste storie come rilevanti anche per il presente, e non come polverose reliquie del passato. Questo è molto più importante. Analogamente i bambini non dovrebbero crescere esposti a luoghi comuni, affermazioni retoriche e paure. Sono troppo svegli per queste cose, e crescono velocemente abituati ad usare la tecnologia. E’ incredibile la velocità con la quale perfino bambini di tre o quattro anni riescano ad assorbire informazioni, toccando lo schermo per la prima volta e imparando poi ad usarlo. Facendo questa operazione dovrebbero imbattersi in informazioni giuste, corrette e rilevanti. Se non saremo capaci di raccontare storie in grado di adattarsi al loro modo di fare le cose non riusciremo a stabilire un contatto con loro. Al giorno d’oggi assistiamo in molti Paesi a fenomeni di populismo, estremismo di destra, fascismo perfino, e decisamente di razzismo e di xenofobia. Non credo che un film abbia il potere di cambiare qualcosa, ma credo che sia importante che, da produttori o registi, ci impegniamo al massimo sperando che i nostri film giochino un ruolo nel facilitare un cambiamento della mentalità della gente e della politica.

Le graphic novel ispirate al diario e al film

Sì. Abbiamo sviluppato un fantastico programma educativo in cooperazione con la Fondazione Anna Frank di Basilea. Esiste già la graphic novel del Diario, pubblicata durante la produzione del film nell’autunno del 2017 e da allora tradotta in 30 lingue (in Italia edita da Einaudi con il titolo “Anne Frank – Diario”. NdT). Adesso abbiamo anche il film e la storia di Kitty in forma di graphic novel, con il titolo: “Where is Anne Frank“. Abbiamo anche sviluppato un pacchetto educativo per scuole, insegnanti e studenti che contiene moltissime informazioni ed è complementare al progetto artistico. Tutto questo aiuta a soddisfare un bisogno di oggi, rappresentando un’opportunità per introdurre la storia del passato e l’attualità nelle classi. Anna Frank viene percepita come una ragazzina che è stata rinchiusa e nascosta durante la guerra. Ma la “soluzione finale” manca nel suo Diario perché lei non ne ha scritto. Pertanto neanche i film su Anna Frank che sono stati girati in passato trattano quella parte della storia. Ma il libro di Kitty funziona come un seguito della graphic novel e racconta cosa è successo ad Anna dopo che la sua famiglia è stata tradita e deportata, gli ultimi sette mesi della vita di Anna. Il libro di Kitty completa la storia che Anna non ha potuto finire di scrivere e che Kitty ha finito al posto suo.

La Fondazione Anna Frank dona tutti i proventi ad associazioni benefiche in tutto il mondo per progetti educativi o accademici. Finanzia inoltre progetti per promuovere lo studio della storia nel tentativo di contrastare la discriminazione nei confronti delle minoranze, di difendere i diritti dei bambini e di sensibilizzare il mondo rispetto all’antisemitismo. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione lavora gratuitamente su base volontaria.

La sinossi ufficiale del fumetto Anne Frank. Diario: Settant’anni fa usciva il “Diario” di Anne Frank. Il mondo scopriva il volto intimo dello sterminio nazista attraverso gli occhi di una ragazzina “qualunque”. E oggi, grazie allo sceneggiatore e regista Ari Folman e all’illustratore David Polonsky, le parole di Anne si trasformano in un graphic novel capace di conservarne la forza e di enfatizzarne la straordinaria qualità letteraria. Basandosi sull’unica edizione definitiva del Diario, autorizzata dall’Anne Frank Fonds fondata da Otto Frank, Folman e Polonsky ci consegnano, per mezzo di una prospettiva inedita, la voce di un’adolescente allegra e irriverente, che come ogni sua coetanea – di ieri, di oggi, di sempre – desidera soltanto scoprire un mondo che invece è costretta a sbirciare di nascosto.

La graphic novel “Anna Frank – Diario” è disponibile su Amazon.

La sinossi ufficiale del fumetto Dov’è Anne Frank: Dopo aver realizzato il graphic novel tratto dal Diario di Anne Frank, il regista israeliano Ari Folman, affiancato dalla disegnatrice Lena Guberman, racconta di nuovo la storia di Anne. Questa volta però lo fa da un punto di vista originale e insolito, quello di Kitty, l’amica immaginaria a cui sono confidati i segreti del Diario. E attraverso il suo sguardo sognante e determinato ci restituisce tutta la scottante attualità del messaggio di Anne. Un messaggio che dobbiamo tornare ad ascoltare per far sì che le tragedie della Storia non si ripetano. «Non puoi saperlo, Anne, ma oggi il tuo nome è conosciuto in tutto il mondo; tutti hanno letto il tuo diario, quel diario che mi è sempre vicino e che ora è il mio cuore pulsante. E anche se non ti sarà di grande conforto, posso dire che un altro dei tuoi sogni – il sogno di innamorarti – è diventato reale per me grazie all’incontro con Peter. E il mio Peter sta facendo tutto il possibile per realizzare un altro dei tuoi splendidi sogni: aiutare altri bambini come te che ancora oggi soffrono nel mondo, vittime delle armi e delle stragi compiute dagli uomini. Gli stessi uomini che tu credevi fossero fondamentalmente buoni, benché avessero inventato la guerra e i suoi orrori» (Kitty). In una notte di tempesta, nella casa di Anne Frank ad Amsterdam, ormai diventata da decenni un visitatissimo museo, d’improvviso, all’interno della stanza dove è conservato l’oggetto più prezioso di tutti, il manoscritto del Diario, prende corpo la figura di una ragazzina. Ha una chioma di capelli rosso brillante ed è vestita in modo strano per i nostri tempi: è Kitty! L’amica immaginaria a cui Anne ha scritto per due anni si materializza in carne e ossa e ci accompagna in un viaggio sospeso tra passato e presente. Riviviamo con lei i momenti della sua amicizia con Anne: le gioie e le tribolazioni del loro rapporto, i tanti istanti magici di un legame intimo e speciale come nessun altro. Scopriamo insieme a lei, ignara di tutto, la tragica sorte che è toccata alla famiglia Frank. E insieme a lei fuggiamo, perché le autorità la scambieranno per una ladra che ha rubato il Diario; imbattendoci nelle vite dei tanti in fuga da violenze e guerre che oggi sono costretti a nascondersi, come Anne si era nascosta al tempo dei nazisti.

La graphic novel “Dov’è Anne Frank” è disponibile su Amazon.

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