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Bentornato Papà: nuova clip e tutte le anticipazioni sul film di Domenico Fortunato

Tutto quello che c’è da sapere su Bentornato Papà, il film diretto e interpretato da Domenico Fortunato al cinema dal 7 ottobre con Wanted Cinema.

Il 7 ottobre debutta nei cinema Bentornato Papà, seconda prova da regista dell’attore Domenico Fortunato che è anche protagonista al fianco di Donatella Finocchiaro, Dino Abbrescia e Giorgio Colangeli.

Trama e cast

La trama ufficiale: Una famiglia con un rapporto profondo, nonostante alcune incomprensioni. Franco (Domenico Fortunato), un padre che ha dedicato la vita ai suoi cari e al lavoro. Il figlio Andrea (Riccardo Mandolini), studente con le proprie ambizioni e inquietudini. La figlia Alessandra (Giuliana Simeone), sensibile e con il sogno di diventare maestra. La moglie Anna (Donatella Finocchiaro) apprensiva e amorevole. Il fratello, Silvano (Giorgio Colangeli), a cui è molto legato. Un tragico evento colpisce Franco improvvisamente, sconvolgendo la sua vita e quella dei suoi cari. Per tutti inizia un percorso terapeutico dell’anima alla ricerca di un nuovo equilibrio. Ma tutto cambierà ancora una volta.

Il cast di “Bentornato Papà” include Dino Abbrescia, Giulio Beranek, Silvia Mazzieri, Sara Putignano e Franco Ferrante.

Bentornato Papà – trailer e video

Trailer ufficiale pubblicato il 7 settembre 2021

Prima clip ufficiale pubblicata il 24 settembre 2021

Seconda clip ufficiale pubblicata il 6 ottobre 2021

Curiosità

  • L’attore Domenico Fortunato è al suo secondo lungometraggio da regista dopo l’esordio con Wine to love – I colori dell’amore del 2018. Fortunato dirige “Bentornato papà” da una sua sceneggiatura scritta con Cesare Fragnelli (Oltre il Mare), Francesca Schirruto (Di Notte, sul Mare), Lorenzo Righi (Samusca)e Michele Santeramo (Il Giorno più Bello) da un soggetto di Fragnelli e Schirru.
  • Il film è stato girato in Puglia (Martina Franca, Taranto, Porto Cesareo) e a Roma (Ostia).
  • Il team che ha supportato il regista Domenico Fortunato dietro le quinte ha incluso il montatore Mauro Ruvolo (Un Cielo Stellato Sopra il Ghetto di Roma), la costumista Magda Accolti Gil (Est – Dittatura Last Minute), lo scenografo Marco Vigna e il direttore della fotografia Giorgio Giannoccaro (Di Notte, sul Mare).
  • Le musiche originali sono di Silvia Nair (La Direzione del Tempo, Anja Real Love Girl, Genova: il Ponte della Rinascita).

Chi è Domenico Fortunato?

Domenico Fortunato nasce a Taranto nel 1962, ma vive a Matera fino ai suoi 19 anni dove impara a suonare la chitarra classica e apprende l’inglese. Nel 1980 inizia la Scuola d’Arte drammatica del Conservatorio Teatrale con Antonio Pierfederici diplomandosi nel 1983 in Recitazione e Storia del Teatro. Negli anni successivi prosegue il suo percorso di formazione, seguendo stage di recitazione con Susan Batson dell’Actor’s Studio di New York, di sceneggiatura con Robert McKee docente presso la UCLA e con John Truby, di recitazione e costruzione del personaggio con Bernard Hiller dell’Acting Studio di Los Angeles. Nel 1986 avviene il suo debutto come attore sia in TV con L’Uomo che parlava ai cavalli, regia di R. Meloni, sia al cinema con il film Infinito per la regia di A. Racioppi. La sua carriera di attore prosegue con numerosi film per il cinema tra cui ricordiamo Il male oscuro di Mario Monicelli, Dimenticare Palermo di Francesco Rosi, Assassini nei giorni di Festa di Damiano Damiani, 100 metri dal Paradiso di Raffaele Verzillo, 007 – Spectre di Sam Mendes e La rivincita di Leo Muscato. Nel 2013 viene scelto da Ridley Scott per interpretare il personaggio del boss Giammanco nel TV Movie Portrait prodotto da Show Time Sony e Scott Free, scritto da Paul Attanasio. Nel 2018 esordisce alla regia con Wine to love, di cui scrive la sceneggiatura insieme a Salvatore De Mola, oltre ad interpretare il ruolo del protagonista. Nel 2019 è nel cast del film Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma diretto da Giulio Base e partecipa al cortometraggio Di Notte, sul Mare di Francesca Schirru. Nel 2020 recita nel film britannico Munich diretto da Christian Schwochow, interpretando il ruolo di Benito Mussolini.

Note di regia

La nota principale che sembra risuonare nel film è certamente drammatica, struggente, da togliere il fiato nei polmoni e strozzarti. Come può essere diversamente l’intento di raccontare argomenti come la malattia e la sofferenza per quanto il racconto di q ueste possa anche essere sincero e delicato? Eppure in quello che apparentemente potrebbe essere l’inferno, c’è invece la vita. Quella “bella”. Semplice, potente e piena d’amore. È così che in Bentornato papà la malattia non è raccontata solo come momento doloroso, qui è soprattutto l’occasione per una famiglia di ritrovarsi, concedendosi tutto quel tempo necessario per parlare, capirsi, spiegarsi. Un tempo sospeso, in cui poter abbattere quei muri costruiti involontariamente negli anni, muri fatti di sile nzi e di piccole e anche grandi incomprensioni. In una stanza di ospedale, davanti al letto di un marito e di un padre, con un po’ di coraggio, ci si può guardare finalmente di nuovo negli occhi e ritrovarsi con tutto il proprio amore. Ma diviene anche il tempo della formazione e della forza. La malattia diviene dunque anche il motore del cambiamento dei protagonisti. Franco ritroverà intorno a sé la propria famiglia, confortato dalla forza e dall’amore della moglie Anna, una donna coraggiosa e sensibile, e della figlia Alessandra, una ragazza intelligente e forse ancora un po’ immatura. Le vite di queste due donne saranno stravolte dalla malattia di Franco, entrambe dovranno ricostruire il proprio universo e le proprie certezze . Per Franco sarà anche e soprattutto occasione di confronto con il figlio Andrea, un ragazzo ribelle e inquieto, che di fronte a un evento così importante e doloroso metterà da parte tutte le proprie debolezze e le proprie paure, riuscirà a vincere e superare i suoi fantasmi per diventare finalmente grande. I personaggi quindi, di fronte alla malattia di Franco, hanno un’evoluzione e alla fine del film si ritrovano cresciuti, cambiati, in grado di affrontare con successo delle sfide, nonostante tutto quello che accade. L’ambientazione è caratterizzata principalmente dal dualismo e dal confronto tra la dolcezza della campagna pugliese, dove si erge la villetta famigliare di Franco e di Zio Silvano, un luogo molto caro a Franco, dove l’amore e la famiglia sono protagonisti, e l’ospedale, dove invece si consuma la malattia e la lotta per la vita. La narrazione si svolge nelle villette di famiglia nelle campagne pugliesi, nelle strade di una cittadina barocca e in un ospedale cattolico. Una fotografia calda, che predilige i toni del giallo, come a seguire le sfumature del gran o, simbolo di vita, racconta le prime location, mentre l’ o spedale è caratterizzato da colori più freddi, come dal blu che racconta nell’immaginario la durezza ed è, soprattutto nel territorio pugliese, simbolo dell’acciaio. Il linguaggio visivo segue quind i la narrazione, cercando di accompagnare attraverso le immagini i sentimenti dei protagonisti e le emozioni raccontate dalle dinamiche narrative. Bentornato papà è anche un film onirico che rappresenta, attraverso la crisi esistenziale, il senso della vita: la famiglia. [Domenico Fortunato]

Foto e poster