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Benvenuti in campagna, dov’è stato girato il nuovo film con Maurizio Lastrico

C’è un momento preciso, nel nuovo film “Benvenuti in campagna”, in cui la fuga dalla città smette di essere un sogno e diventa una prova concreta.È da lì che prende forma una commedia che non si limita a raccontare il desiderio di cambiare vita, ma lo mette alla prova in un contesto reale, spesso meno

20 Aprile 2026 16:30

C’è un momento preciso, nel nuovo film “Benvenuti in campagna”, in cui la fuga dalla città smette di essere un sogno e diventa una prova concreta.

È da lì che prende forma una commedia che non si limita a raccontare il desiderio di cambiare vita, ma lo mette alla prova in un contesto reale, spesso meno romantico di quanto si immagini.

Il film, arrivato nelle sale nell’aprile 2026, ruota attorno alla famiglia Fontana: Gerry, ricercatore precario interpretato da Maurizio Lastrico, sua moglie Ilaria e il figlio adolescente Giulio. Stretti in una quotidianità urbana fatta di traffico, tensioni e precarietà, decidono di lasciare tutto e trasferirsi in campagna, acquistando un casale da ristrutturare e trasformare in una fattoria autosufficiente.

L’idea è semplice, quasi ingenua: ritrovare un ritmo più umano, recuperare il contatto con la natura, costruire una vita diversa. Ma è proprio qui che il film cambia passo. Perché quella natura idealizzata si rivela subito concreta, imprevedibile e, a tratti, ostile. Raccolti scarsi, insetti, difficoltà economiche e rapporti complicati con i vicini mettono in discussione ogni certezza iniziale.

Dove è stato girato: una campagna che sembra vera

Uno degli elementi più riusciti del film è proprio la scelta delle location, che diventano parte integrante del racconto. Non sono semplici sfondi, ma ambienti vivi, capaci di influenzare le scelte e l’umore dei personaggi.

Le riprese si sono svolte quasi interamente nella campagna laziale, lontano dai cliché turistici e immersi in paesaggi che restituiscono un senso autentico di quiete e isolamento.

Il cuore della storia è un antico casale nei dintorni di Campagnano di Roma, trasformato nel simbolo della nuova vita della famiglia. Attorno, campi aperti, boschi e corsi d’acqua costruiscono un ambiente che sembra sospeso nel tempo, ma che nasconde tutte le difficoltà della vita rurale.

Non lontano da lì, il Lago di Martignano offre alcune delle immagini più suggestive del film, con scorci naturali che raccontano il lato più contemplativo di questa scelta di vita. Sempre nella stessa area, il Parco Regionale di Veio con le sue cascate e i sentieri nel verde aggiunge profondità visiva e narrativa.

Accanto alla dimensione più intima e familiare, il film esplora anche il rapporto con la comunità. È qui che entra in scena Monterosi, piccolo borgo al confine tra Roma e Viterbo, scelto per rappresentare la socialità della campagna, fatta di tradizioni, incontri e diffidenze reciproche.

Le scene urbane, invece, sono girate a Roma, tra viale Marconi e via Rodolfo Lanciani: strade trafficate, rumorose, quasi opposte alla pace cercata dai protagonisti.

“Benvenuti in campagna” non idealizza la fuga dalla città, e forse è proprio questo il suo punto più interessante.
Una fuga che non è mai davvero semplice (www.cineblog.it)

“Benvenuti in campagna” non idealizza la fuga dalla città, e forse è proprio questo il suo punto più interessante. La scelta di cambiare vita non viene raccontata come una liberazione immediata, ma come un percorso fatto di tentativi, errori e adattamenti.

La campagna, nel film, non è un rifugio perfetto. È uno spazio che costringe a rivedere le proprie abitudini, a confrontarsi con i limiti personali e con una realtà che non si piega facilmente ai desideri. Eppure, proprio attraverso queste difficoltà, la famiglia riscopre qualcosa che nella città si era perso: un senso diverso del tempo, delle relazioni, della fatica stessa.

Alla fine, non c’è una risposta netta. Non è chiaro se la scelta sia giusta o sbagliata, né se quel cambiamento porterà davvero a una vita migliore. Resta piuttosto una sensazione: quella di aver provato a cambiare direzione, anche solo per capire se esiste davvero un’alternativa al ritmo che si è sempre conosciuto.