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Black Book secondo Gabriele e la stampa

Ecco cosa scrive Gabriele, via sms, su Black Book di Paul Verhoeven: “Una riuscita contaminazione tra orrori di guerra e il giallo spionaggio. Con personaggi umani, per fortuna. Già cult la scena della merda che in sala ha fatto ricordare il Salò di Pasolini con qualche conato di vomito…”Ecco invece i commenti della stampa: My

di carla
2 Settembre 2006 14:25



Ecco cosa scrive Gabriele, via sms, su Black Book di Paul Verhoeven:
“Una riuscita contaminazione tra orrori di guerra e il giallo spionaggio. Con personaggi umani, per fortuna. Già cult la scena della merda che in sala ha fatto ricordare il Salò di Pasolini con qualche conato di vomito…”

Ecco invece i commenti della stampa:

My Movies: “Il feuilleton di Verhoeven riflette sul passato, su quello che è stato senza echeggiare situazioni attuali. (…) Una stella agli interpreti, una a Paul Verhoeven e una al coraggio di fare un film da noi impensabile”.

La Repubblica: “Ci aspettavamo che, tornato in Europa, realizzasse qualcosa di personale come i suoi film degli anni ’70. Invece prende un personaggio autentico della Resistenza olandese e ci cuce su un film (…) che manca di rispetto alla Storia, alla verità, al buon gusto. Scene di orgia ridicole e tedeschi alla Sturmtruppen sono messi con un certo vigore realistico: ma ciò, dato il caso, più che un alibi è un’aggravante”.

Il Giorno: “Verhoeven sembra non solo ingnaro della misura necessaria quando si tocca la guerra, l’Olocausto, la resistenza, la tortura ma anche inconsapevole dell’esperienza neorealistica del cinema italiano che ha fissato una strada definitiva, di informazioni, etica narrativa e stile di esposizione. C’è più azione nel film dell’olandese roboante che in un
anno di guerra mondiale”.

Paolo Mereghetti dal Corriere: “Francamente non ne possiamo più di riletture della resistenza che ci dicono che anche tra gli ‘eroi’ ci sono i vigliacchi e i traditori. Verhoeven sembra divertirsi ancora a scavare nel fango e nel sangue (per non dire di peggio) e racconta di come in Olanda qualcuno volle arricchirsi sulla pelle degli ebrei. E di come un’ebrea, per aiutare la resistenza, arrivò a offrire il suo corpo a un ufficiale nazista. Con un gusto per il torbido e lo squallido di cui francamente non si capisce il senso”.

Il Messaggero: “Black Book è girato benissimo, ha un grande ritmo e non annoia mai, facendosi perdonare qualche peccato di verosimiglianza. E rievoca una grande pagina della storia osando ribaltare, al di là della ‘correttezza politica’, una certa retorica della Resistenza”.

E da Il Giornale il regista Paul Verhoeven fa sentire la sua voce: “Nelle interpretazioni tradizionali, i partigiani sono buoni e i nazisti cattivi, mentre per Van der Heyden eroismo e crudeltà sono spesso facce della stessa medaglia. (…) Anche nella Resistenza c’era gentaglia. A vedere le loro immagini mentre catturano i nazisti olandesi, viene da pensare: non vorrei finire in certe mani. (…) Sono un revisionista storico e cinematografico. E ce n’era bisogno. Non sono un revisionista politico”.

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