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Cannes 2021, Red Rocket, recensione del film di Sean Baker

Un ex-attore porno in cerca di una seconda occasione in Red Rocket, ultimo film di Sean Baker, che colpisce ancora grazie al suo sguardo disincantato

Sulle note di Bye Bye Bye degli *NSYNC Mikey (Simon Rex) torna nella sua Texas City, cittadina industriale di non tantissime anime, cinquantamila circa. Con la coda tra le gambe, si presenta alla porta di sua moglie, Lexi (Bree Elrod), che vive insieme alla madre: nessuna delle due la prende granché bene. Mikey è un ex-attore porno che va verso i cinquanta e non ha il becco di un quattrino. Dopo aver elemosinato una doccia, comincia a riempire la testa di moglie e suocera con una serie interminabile di racconti, a macchinetta proprio. Alla fine ottiene di poter stare qualche giorno, giusto il tempo di rimettersi in sesto: non ci crede lui e, francamente, non sembrano crederci nemmeno le sue nuove coinquiline. Parte Red Rocket.

Tutti i film di Sean Baker vantano una qualità che li accomuna, ossia l’interesse sincero per i personaggi. Anche stavolta il regista vi si accosta con curiosità, divertito, sospendendo ogni giudizio su ciò che vede. Il che non significa, come qualcuno potrebbe frettolosamente equivocare, non avere un’idea a riguardo. E l’idea, se così si può dire, emerge dall’approccio, intriso di un’umanità rara, che gli consente di entrare anche nei contesti più complessi, seguendo le situazioni più delicate.

Il tocco sempre garbato, lo sguardo disincantato, rendono accessibili anche vicende a noi lontane, perché sostanzialmente radicate nel territorio. Per dire, siamo nell’agosto del 2016 e pressoché nessuno riesce anche solo a immaginare cosa accadrà a novembre; Trump è già lì, nei discorsi, nei cartelloni pubblicitari, che incombe grazie anche al voto di aree come quella in cui è ambientato Red Rocket (a tal proposito, potrebbe il titolo contemplare anche una valenza politica, essendo il rosso il colore dei repubblicani?).

Mikey ad ogni buon conto ci prova, non troppo convintamente, tanto che i vari colloqui servono più allo spettatore per scoprire da dove viene questo personaggio, cosa ha fatto fino a un attimo prima di conoscerlo. Una sequenza che dà contezza rispetto a quanto ravvisato sopra relativamente alla prosa di Baker: Mikey non ha remore a dire di venire dal porno, anzi, ne è fiero, perché in quell’ambito le sue soddisfazioni se l’è prese. Si scopre qui, per la prima volta, quell’amabile fanfarone che è, eterno Peter Pan, talmente avulso dall’anagrafe che s’invaghisce di una diciassettenne, Raylee (Suzanna Son).

Rossa, occhi dolci, provocante, non appena la vede Mikey si è già figurato tutto. Tra i due c’è affinità, la ragazzina è spigliata, intraprendente, anche se all’inizio fa un po’ la finta tonta. Resta il fatto che, dopo svariate chiacchiere, a fare la prima mossa è lei, mettendo la mano sul pacco: «stai cercando di farti licenziare?», gli risponde Mikey, preso alla sprovvista; al che Raylee risponde, «no, sto cercando di farmi assumere». Ci sono svariati giochi di parole come questo (fired/hired), tesi a mettere ancora meglio in luce la verve adolescenziale di Mikey (legal as an eagle, per dire un’altra), elemento pregnante.

A convincerci di quanto appena evidenziato c’è anche la struttura circolare di Red Rocket, almeno per quanto riguarda il suo protagonista, che dopo le sue peripezie non è cambiato di una virgola: alla fine lo troviamo tale e quale all’inizio. Eppure non si glissa di certo sul suo passato, sul fatto che non sia più un giovanotto, infatti questa è anche una storia di seconde occasioni. Non sappiamo come e perché Mikey sia uscito dall’industria, anche se è lecito supporre che abbia commesso qualche stupidaggine; sta di fatto che in quel mondo lui desidera tornarci, e stavolta con ambizioni più grandi. Che quella cosa lì gli stia particolarmente a cuore si capisce quando torna alla sua carriera, rievocando per esempio i suoi tre premi per la miglior fellatio. June gli chiede come mai un premio del genere debba andare all’uomo e non alla donna, visto che il primo si limita a riceverlo. Povera, non sa che Mikey a tale obiezione ha una risposta, peraltro meditata.

Nei film di Baker hai sempre la sensazione che le cose accadano mentre stai seguendo qualcuno che semplicemente si sta limitando a trascorre il proprio tempo, a vivere insomma, spesso e volentieri trascinandosi. Non sempre interviene la magia di The Florida Project, per lo più certi scenari al limite presentano degli ostacoli, e su quelli ci si regola per poter portare avanti i vari archi narrativi. Ciononostante è sempre tutto fortuito, anche qui, in Red Rocket, dove in un’occasione specifica la corsa di Mikey sembra destinata a un arresto improvviso, quella dell’incidente a catena provocato mentre era in macchina col suo vicino di casa, Lonnie (Ethan Darbone), un altro non meno disadattato.

A questo punto si sarà capito che il termometro è lui, Simon Rex, il quale riesce a restituire alla grande l’inettitudine di un uomo che non è nemmeno una così brava persona, ma per cui in fondo si fa il tifo, o quantomeno si simpatizza. Anche perché non vi sono dubbi che Mikey sia il primo e peggiore nemico di sé stesso, particolarmente versato nell’arte di auto-sabotarsi, il che accade con una frequenza che sembra quasi piacergli. Red Rocket principalmente ricama molto su questo limite enorme, quasi un difetto di fabbrica del suo protagonista, che è però esattamente ciò che lo rende così interessante.

In Raylee, sostanzialmente, il nostro ha trovato la sua prossima vittima, anche se nemmeno lui se ne rende conto. Questo con ogni probabilità non lo assolve, ma al contempo non è abbastanza per volercisi staccare. Quasi vampiristicamente, quella canaglia di Mikey si affida all’adolescente per rivivere attraverso di lei qualcosa che conosce già e che vorrebbe ricostruire, se possibile in maniera persino migliore. Chissà in quanti sarebbero riusciti a rendere meno squallidi gli incontri tra Mikey e Raylee, una continua opera di convincimento basata persino su dei provini camuffati da appuntamenti finiti bene. Di tutto ciò invece si ha modo di sorridere, non per questo dimenticando la gravità di ciò che accade. Red Rocket è una sensuale parabola verso un’insperata, bislacca redenzione che forse non arriverà mai, ma che intanto ci diverte e pure accalora finché rimane ancora un minimo spiraglio.

Red Rocket (USA, 2021) di Sean Baker. Con Simon Rex, Suzanna Son, Bree Elrod, Brenda Deiss, Ethan Darbone, Judy Hill e Brittney Rodriguez. In Concorso.