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Days: trailer italiano e tutte le anticipazioni sul nuovo film di Tsai Ming-liang

Tutto quello che c’è da sapere su “Days”, il dramma LGBT del pluripremiato regista Tsai Ming-liang nei cinema italiani dal 14 ottobre 2021.

Dal 14 ottobre Double Line in collaborazione con Lo Scrittoio porteranno nelle sale italiane Days, il nuovo film diretto dal pluripremiato regista Tsai Ming-liang (vincitore del Leone d’Oro 1994 per Vive L’Amour). Presentato in concorso alla Berlinale, il film si è aggiudicato il premio Teddy Award come opera a soggetto LGBT.

La trama

Kang (Lee Kang-sheng) soffre da anni di un disturbo alla cervicale di natura misteriosa che lo spinge a una continua ricerca di cure in grado di alleviargli il dolore. Anong è un giovane del Laos che lavora in nero a Bangkok, cucinando i piatti del suo villaggio natale. Confinati nella loro solitudine, i due uomini condividono un momento d’intimità in una camera d’albergo. La sera, dopo una breve cena, Kang e Anong si separano per continuare la loro vita, i loro giorni…

Days – trailer e video

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Curiosità

  • “Days” ha avuto la sua anteprima mondiale nel concorso del Festival internazionale del cinema di Berlino, nel febbraio 2020, dove ha vinto il Teddy Award, premio destinato a film con soggetti legati a tematiche LGBT. L’anteprima italiana è avvenuta a settembre al Sicilia Queer Film Festival, come film di chiusura. Nel corso dell’autunno il film è stato poi presentato al San Sebastian Film Festival, al BFI London Film Festival, al New York Film Festival e al Chicago Film Festival. È inoltre candidato in diverse categorie del Golden House Awards di Taipei e dell’Asian Film Awards di Hong Kong.
  • “Days” è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente motivazione: “Ancora una volta Tsai Ming-liang fa parlare i corpi e i silenzi di esistenze alla deriva, in una sottrazione di elementi narrativi, come i dialoghi, raccontando un’umanità desolatamente sola, dove sono i gesti a scandire una quotidianità ripetitiva e malinconica, nella quale almeno il suono di un carillon è lo struggente ricordo di un incontro”.
  • Lee Kang-sheng è nato a Taipei nel 1968. Pur avendo lavorato come attore per diversi registi di Taiwan, deve la sua fama e la sua carriera all’incontro con Tsai Ming-liang, all’epoca regista televisivo che lo incontrò casualmente invitandolo a partecipare al casting del suo film tv All the Corners of the World (1989). Di Tsai Ming-liang, Lee è diventato l’attore feticcio nonché alter-ego cinematografico, comparendo in tutte le sue opere. Negli anni Novanta, ha contratto una strana malattia che gli ha fatto inclinare il collo. Tsai ha accompagnato Lee nella sua ricerca di cure e in seguito ha incluso quest’esperienza nel film Il fiume. Lee e Tsai collaborano ormai da quasi 30 anni; la faccia muta dell’attore è praticamente la firma del cinema di Tsai. Nel 2003, inoltre, Lee Kang-sheng ha esordito come regista col film The Missing, inizialmente concepito come mediometraggio ma poi esteso nella durata, una storia di ricerca di persone scomparse con Taipei sullo sfondo. Ha fatto seguito Help Me Eros (2007), in bilico tra commedia e tragedia, su di un uomo d’affari che va in bancarotta sfogando poi la propria frustrazione con la droga e il sesso. Nel 2009 ha diretto il segmento finale del film collettivo Taipei 24H, dove la sua città è ancora una volta autentica protagonista assieme agli attori.
  • Anong Houngheuangsy nato nel 1992 in una famiglia di agricoltori del Laos meridionale, Anong si è recato in autobus a Bangkok per cercare lavoro, subito dopo il diploma di scuola superiore. Per evitare lo sfruttamento da parte dei datori di lavoro, ha scelto di essere un lavoratore irregolare, cambiando spesso mansione per evitare di essere scoperto. Anche dopo diversi anni, la città urbana gli sembra ancora estranea, fredda e solitaria. La sua unica gioia è incontrare occasionalmente i suoi amici laotiani per bere una birra o preparare un pasto della cucina tipica della sua città natale. Un giorno, mentre stava vendendo spaghetti in un centro di ristorazione, ha incontrato Tsai Ming-liang. Sono diventati amici rimanendo in seguito in contatto attraverso i social media. Nel 2018, ha accettato l’offerta di Tsai di apparire in “Days”. Adesso è un attore.

Note di regia

Dopo Stray Dogs, ho smesso di lavorare a sceneggiature. Tuttavia, non ho mai smesso di fare film. In pochi anni ho realizzato otto titoli imperniati sul motivo della lenta camminata di Lee. Nel frattempo, nella vita reale, Lee continuava a soffrire di una strana malattia fisica. Mi addolorava vedere il suo aspetto fragile. Dato che la sua infermità è continuata per così tanto tempo, a volte la filmavo. Anche se non sapevo come avrei usato questo girato. Tre anni fa a Bangkok ho incontrato un lavoratore laotiano. Attraverso le nostre video-chat, lo vedevo nella sua modesta stanza, mentre cucinava i cibi della sua città natale. Mi sono sentito obbligato a prendere un aereo per andare a filmarlo. E così, di punto in bianco, ho iniziato a fare un altro film. [Tsai Ming-liang]

Chi è Tsai Ming-liang?

È nato in Malesia il 27 ottobre 1957. Nel 1977, all’età di vent’anni, emigra a Taiwan, dove studia teatro e cinema presso la Chinese Culture University di Taipei, maturando un particolare interesse per gli autori europei, tra cui Bresson e Antonioni, e laureandosi nel 1982. Tra il 1981 e il 1983 ha scritto quattro opere teatrali sull’isolamento urbano, tema che ricorrerà anche nel suo cinema della maturità. Tsai Ming-liang ha presentato il suo primo lungometraggio per il grande schermo, I ribelli del dio neon, alla Berlinale nel 1992. Il film, con cui imbastisce lo stile registico che diverrà suo marchio di fabbrica e che gli vale l’attenzione della critica internazionale, verte su un ragazzo che, dopo aver segretamente abbandonato la scuola, inizia a pedinare un giovane teppista verso cui ha sviluppato una morbosa attrazione e da cui verrà respinto in malo modo. Nel suo secondo film, Vive l’amour (1994), vincitore del Leone d’oro al Festival di Venezia, Due anni dopo, Il fiume ha vinto il Premio della Giuria a Berlino: la storia ripropone il trio di attori del suo film d’esordio, in una similare rappresentazione di una famiglia disfunzionale in cui il dialogo sembra inesistente, e per la prima volta Lee mette in scena il proprio dolore fisico, apparendo con il collo fasciato. Con questi tre film Tsai è ormai diventato un nome di punta della seconda new wave taiwanese. Tutti i suoi lungometraggi finora sono stati selezionati dai tre principali festival cinematografici del mondo, mentre cinque di loro hanno vinto il Premio FIPRESCI. Nel 2009 Face è stato il primo film ad essere incluso nel progetto del Museo del Louvre “Le Louvre s’offre aux cineastes”. Negli ultimi anni, infatti, Tsai ha ricevuto attenzione anche dal mondo dell’arte, essendo stato invitato a partecipare a varie mostre e festival, e per aver presentato idee artistiche come il “Cinema scolpito a mano” e “La rimozione dei processi industriali dalla produzione artistica”.

Intervista a cast e regista

Puoi raccontarci la storia di come hai conosciuto Anong Houngheuangsy e di come hai deciso di fare un film con lui?

Tsai Ming-liang: Ho incontrato Anong tre anni fa in Thailandia. Come? Ero in zona di ristoranti e lui lavorava come cuoco da quelle parti. C’era qualcosa in lui che mi ha attratto fin da subito, per cui gli ho chiesto il suo numero di telefono. Il suo aspetto e la sua identità mi avevano colpito, era un contadino del Laos ma era andato a lavorare in Thailandia. Per me queste sue caratteristiche erano molto interessanti, abbiamo iniziato a chattare su WeChat, la app di comunicazione molto diffusa in Asia, e abbiamo iniziato a sentirci per videochiamata e così gradualmente siamo diventati amici. Sono stato io a trovare lui.

Anong Houngheuangsy, puoi raccontarci della tua esperienza sul set con Tsai Ming-liang?

Anong Houngheuangsy: Questa per me è stata un’occasione unica, di quelle che capitano una volta nella vita. Non mi sarei mai immaginato di avere la possibilità di lavorare con un regista di fama mondiale come Tsai. Ho imparato davvero tanto, ad esempio come impiegare periodi di tempo più lunghi per realizzare qualcosa, soprattutto una ripresa portata avanti in molte ore. È stata un’opportunità unica per me e ne sono molto grato.

Ha realizzato “Days” senza una sceneggiatura. Come ha lavorato in questo senso?

Tsai Ming-liang: Anche quando in passato utilizzavo un copione, questo non era mai completo perché non arrivavo mai a ultimarlo. Non sapevo mai cosa sarebbe potuto accadere dopo sul set. Per cui quando giravo i miei film, gli attori non avevano mai uno script tra le mani e non ce l’avevo nemmeno io. In realtà, se c’era, questo era soltanto per la troupe di tecnici, per tutta la preparazione, per le tempistiche e le riprese. Non ho quindi mai usato una sceneggiatura nel senso tradizionale. Non avendo uno script il problema principale diventa la raccolta dei fondi, perché è necessario averne un uno che riassuma la storia e i dettagli per poter richiedere dei finanziamenti. Ma ora ho deciso di preparare prima tutte le immagini, poi di utilizzare un budget ridotto per girare il film e successivamente di cercare partner che collaborino con me.

Puoi raccontarci la storia di come haiconosciuto Anong Houngheuangsy e di come ha deciso di fare un film con lui?

Tsai Ming-liang: Ho incontrato Anong tre anni fa in Thailandia. Come? Ero in zona di ristoranti e lui lavorava come cuoco da quelle parti. C’era qualcosa in lui che mi ha attratto fin da subito, per cui gli ho chiesto il suo numero di telefono. Il suo aspetto e la sua identità mi avevano colpito, era un contadino del Laos ma era andato a lavorare in Thailandia. Per me queste sue caratteristiche erano molto interessanti, abbiamo iniziato a chattare su WeChat, la app di comunicazione molto diffusa in Asia, e abbiamo iniziato a sentirci per videochiamata e così gradualmente siamo diventati amici. Sono stato io a trovare lui.

Foto e poster