Diego Abatantuono: età, dove vive, moglie e figli, film
Dal “terrunciello” al grande cinema d’autore: Diego Abatantuono è un artista straordinario, un attore importante con 50 anni di carriera tra cult e trasformazioni
Nato a Milano nel 1955 da padre pugliese e madre lombarda Diego Abatantuono è uno degli attori più celebri e apprezzati del cinema italiano. Cresciuto a pane e spettacolo, avendo come zii i gestori del Derby Club, un celebre locale notturno milanese, frequentato da artisti esordienti che poi hanno trovato il grande successo – e dove lavorava anche la madre – per lui intraprendere la strada della Settima Arte è stata cosa naturale.
Diventato famoso con il ruolo del “Terruncello“ in Eccezionale Veramente, film del 1982 di Carlo Vanzina, la sua lunga carriera, che copre ben 50 anni di cinema, vanta tre Nastro d’Argento come attore protagonista e non protagonista e un David di Donatello alla carriera ricevuto nel 2021.
Grazie a Pupi Avati si emancipa da quel personaggio comico e grottesco, recitando più tardi in ruoli più maturi e drammatici in film come Regalo di Natale e Gli amici del bar Margherita. Nel 1986 fonda la Colorado Film, casa di produzione che segna un’importante fase della sua carriera. Con Gabriele Salvatores gira film di grande successo come Mediterraneo, vincitore dell’Oscar. Nel 2003 inoltre crea il programma comico Colorado Cafè su Italia 1, mentre negli anni successivi alterna ruoli comici e drammatici in pellicole di vari registi, tra cui Fausto Brizzi e Alessandro Genovesi.
Gli esordi il successo e la nuova fase
Diego Abatantuono è figlio di un calzolaio originario di Vieste, e Rosa, una costumista originaria di Como. Fin da ragazzino si appassiona al mondo dello spettacolo, lavorando anche come tecnico delle luci nel locale degli zii e crescendo nel quartiere popolare Case Minime, vicino al quartiere Lorenteggio, dove abitavano i nonni paterni.

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La rapida ascesa nel mondo del cinema italiano avviene nel giro di tre anni, precisamente dal 1980 al 1983, durante i quali partecipa a ben 17 film, rubando la scena anche in parti secondarie come l’iconico panettiere Cecco in Fantozzi contro tutti del 1980.
L’anno seguente diventa protagonista con Il tango della gelosia e I fichissimi, dove recita accanto a Jerry Calà, confermandosi idolo del pubblico. Il successo esplode con Eccezzziunale… veramente che lo consacra definitivamente grazie a tre iconici personaggi ispirati alle tifoserie calcistiche di Milan, Inter e Juventus. Il film diventa un cult e un successo di incassi, imponendolo come figura centrale della commedia italiana di quegli anni.
Segue un periodo di disorientamento, quando dall’apice del gradimento non raggiunge più le aspettative con Sballato, gasato, completamente fuso e Scusa se è poco. Solo Grand Hotel Excelsior riesce a riscuotere il grande successo, soprattutto per il cast stellare. Paradossalmente Attila flagello di Dio segna la fine dell’epoca d’oro di Abatantuono, nonostante il film sia poi diventato un cult e simbolo di un’epoca.
Dopo una pausa di tre anni, nel 1986 l’attore si reinventa come interprete drammatico con Regalo di Natale di Pupi Avati, aprendo una nuova fase della sua carriera, fatta di premi e riconoscimenti. La sua rinascita artistica segna la chiusura definitiva con la maschera del “terrunciello” che lo aveva reso famoso. Strana la vita di Giuseppe Bertolucci, Un ragazzo di Calabria di Luigi Comencini, Ultimo minuto di Pupi Avati sono alcuni dei titoli danno il via alla nuova fase della sua carriera.
Mediteranneo di Salvatores concretizza il suo successo come attore di grande talento capace di passare da ruoli comici a drammatici. Nella pellicola che ha vinto l’Oscar al miglior film in lingua straniera nel 1992, interpreta il Sergente Maggiore Nicola Lorusso, uno degli otto soldati dimenticati in una piccola isola greca durante la seconda guerra mondiale.
“Era la vigilia della partenza e c’era rimasta da vedere solo l’isola più lontana, Kastellorizo. Il tempo stringeva, eravamo tentati di lasciar perdere. Invece salimmo su un aeroplanino da paura, una caffettiera praticamente, e atterrammo verso sera nello spazio aperto in cui poi fu girata la scena della partita. In un istante, alla luce di un magnifico tramonto, trovammo tutte le location: dalla casa di Vassilissa ai fortilizi militari. Tornammo su un traballante traghetto di terza mano, probabilmente costruito sul lago di Garda, con la certezza di aver fatto centro. Spesso il cinema inganna: toglie dalle inquadrature gli angoli sporchi e rende splendido anche ciò che bellissimo non è. Lì non c’era niente da correggere.” Ha qualche tempo dopo al Corriere della Sera.
Diego Abatantuono ha lavorato con Salvatores per diversi altri film come Nirvana, Amnesi, Happy Family e Io non ho paura, pellicola ispirata al romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti in cui interpreta Sergio, il milanese senza scrupoli alla guida dei rapitori del piccolo Filippo. Negli ultimi anni l’attore è avvicinato a parti più leggere nelle commedie a tema natalizio.
La vita privata e la gioia di essere nonno
Diego Abatantuono nel 1984 ha sposato la scenografa Rita Rabassini con la quale ha una figlia, Marta nata nel 1985. Questo matrimonio però non è durato a lungo, arrivando al capolinea nel 1987. Poco dopo Diego si lega a Giulia Begnotti dalla quale avrà due figli: Matteo, nato nel 1995, e Marco nato nel 1997.

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Nonostante la loro relazione sia nata circa 40 anni fa, i due sono convolati a nozze solo nel 2021, ma nella riservatezza più assoluta. Solo qualche anno più tardi l’attore ha raccontato a Oggi di questo grande passo: “E’ vero, io e Giulia siamo convolati a nozze, scusateci se non vi abbiamo avvisato” Ha detto con la sua tipica ironia dissacrante.
Abatantuono che quest’anno compie 70 anni in un’intervista a Vanity Fair si è lasciato andare un pò di più, commentando come solo lui sa fare, questo importante traguardo della vita: “A 70 anni lieta ricorrenza? Un piffero. Non è che un compleanno diventi bello e magico, perché c’è di mezzo una cifra tonda. [..] Invecchiare è uno schifo. E uno degli svantaggi è veder morire tante persone care. Parlandone da vivi, bisognerà poi vedere se riusciamo a incastrare gli impegni di tutti. Comunque, alla fine, a tavola, non dovrebbe mancare nessuno, dal momento che le celebrazioni dureranno almeno due giorni” Però una cosa bella c’è e lo ha ammesso: “Una cosa bellissima esiste, perbacco: la nonnitudine. Ho tre nipoti fantastici.”