E.T. – L’extra-terrestre, la storia del bambino senza gambe nascosto sotto il costume
Matthew De Meritt è il ragazzino senza gambe che diede vita a E.T.: una storia straordinaria che accompagna il film cult, capolavoro di Steven Spielberg
Se c’è un film che più di altri rappresenta un genere, in questo caso quello della fantascienza, è senza dubbio è E.T. – L’extra-terrestre di Steven Spielberg: un capolavoro che ha segnato intere generazioni e che ancora oggi a distanza di oltre 40 anni continua ad affascinare non solo i bambini ma gli adulti che non si stancano, quando ce n’è l’occasione, di rivederlo.
Ma non è solo la trama dolce e a tratti leggermente creepy, che gli dona quel carisma senza tempo, ma tutto ciò che c’è dietro la sua lavorazione, ricca di piccoli segreti e trovate geniali. Dietro il successo planetario di questo classico del cinema, che racconta la tenera amicizia tra un bambino e un alieno smarrito sulla Terra, si nascondono infatti storie poco note, spesso sorprendenti.
Tutti conoscono l’alieno dagli occhi grandi e dal cuore luminoso, frutto della mente del regista e dell’ingegno del maestro italiano degli effetti speciali Carlo Rambaldi. Ma pochi sanno che E.T., almeno in parte, era molto più di un pupazzo animato: in alcune scene, sotto quella creatura tenera e barcollante, si muoveva un essere umano. O meglio, un ragazzino californiano di 12 anni, con una caratteristica particolare che avrebbe trasformato una sfida fisica in una straordinaria opportunità.
Il piccolo attore “nascosto” di E.T.
Quella che sembra una curiosità da dietro le quinte è in realtà una piccola lezione di vita. È la storia di un ragazzo senza gambe che ha saputo entrare nel mondo di Hollywood camminando sulle mani. Un ragazzino intraprendente e intelligente, capace di dare movimento e credibilità a un essere venuto dallo spazio.

La sua presenza sul set fu determinante per la riuscita di alcune delle sequenze più iconiche del film, ma per anni il suo nome è rimasto ai margini della narrazione ufficiale. Matthew De Meritt aveva dodici anni quando venne selezionato per impersonare E.T. in alcune scene ambientate nella casa dei protagonisti. Nato senza arti inferiori, si spostava abitualmente con l’aiuto di uno skateboard e aveva imparato a muoversi con sorprendente agilità usando le braccia. Fu proprio questa abilità a colpire la produzione, che lo individuò tramite un contatto con il centro medico dell’Università della California, prendendo spunto da tecniche già sperimentate in altri film di fantascienza.
Durante le riprese, Matthew indossava il costume del celebre alieno infilando le braccia nelle gambe del personaggio. In questo modo, camminando sulle mani, riusciva a far sembrare E.T. davvero vivo e autonomo nei suoi movimenti traballanti. Una delle scene in cui compare è quella esilarante in cui l’alieno si ubriaca e cade rovinosamente al suolo. Un momento diventato iconico, in cui la comicità si fonde con l’incredibile realismo che la produzione riuscì a ottenere.
Il ricordo di quell’esperienza ha accompagnato Matthew per tutta la vita. In alcune interviste ha raccontato come il set di E.T. avesse acceso in lui un sogno da regista. La madre rivelò anche un aneddoto tenero: il giovane si era preso una cotta per Drew Barrymore, all’epoca bambina prodigio e co-protagonista del film, nei panni della piccola Elliott. Oggi, Matthew De Meritt ha cambiato strada, ma non ha mai smesso di essere legato al mondo della fantascienza.
Dopo aver lavorato come tutor universitario, ha trovato la sua vocazione nella divulgazione scientifica. Collabora con Esri, azienda specializzata in software e cartografia, scrivendo articoli su temi che spaziano dalla biologia all’astronomia. È spesso invitato a convention e fiere, dove racconta la sua esperienza in un film che ha cambiato il modo di fare cinema. Accanto a lui, sotto il costume di E.T., si alternarono anche altri interpreti, come gli attori nani Tamara De Treaux e Pat Bilon, quest’ultimo scomparso poco dopo l’uscita del film. La voce dell’alieno, invece, fu un mix straordinario: a darla fu l’anziana Pat Welsh, affiancata da effetti sonori creati unendo rumori umani e animali. Un collage di suoni e vite diverse, esattamente come lo spirito del film.