Elden Ring, il progetto A24 più costoso mai finanziato: Alex Garland alla regia
L’elden ring film diretto da Alex Garland rappresenta la scommessa più grande nella storia di A24, con un budget record di 200 milioni di dollari e debutto previsto nel 2
L’adattamento cinematografico di Elden Ring firmato Alex Garland si sta rivelando molto più di un semplice progetto legato ai videogiochi: con un budget di circa 200 milioni di dollari, il film è già diventato la scommessa industriale più grande nella storia di A24, uno studio che ha costruito la propria identità su produzioni audaci ma contenute nei costi. Siamo davanti a un cambio di paradigma che ridisegna i confini di ciò che un’etichetta indipendente è disposta a rischiare.
Un budget da 200 milioni di dollari che riscrive la storia di A24
Fino a poco tempo fa, il film più costoso prodotto da A24 era Marty Supreme, con un budget di circa 70 milioni di dollari. Il progetto dell’Elden Ring film supera quella cifra di oltre 100 milioni, portando l’investimento complessivo a una soglia che fino a ieri sarebbe sembrata incompatibile con il posizionamento dello studio. A24 ha costruito la sua reputazione su titoli come Everything Everywhere All at Once e Midsommar, film che hanno generato impatto culturale sproporzionato rispetto ai budget. Ora il calcolo cambia radicalmente.
Duecento milioni di dollari sono cifre da Marvel Studios, da franchise consolidati con decenni di fidelizzazione del pubblico alle spalle. Per A24, significa esporsi a un rischio finanziario senza precedenti nella propria storia. Significa anche, inevitabilmente, che le logiche creative dovranno fare i conti con quelle commerciali in modo più diretto di quanto lo studio abbia mai accettato.
Alex Garland e George R. R. Martin: due autori per un universo complesso
Alex Garland è la scelta che rende questo progetto credibile dal punto di vista autoriale. Regista di Ex Machina e 28 Days Later (come sceneggiatore), Garland ha dimostrato di saper lavorare con materiale fantascientifico e distopico senza sacrificare la dimensione umana. Elden Ring — il videogioco sviluppato da FromSoftware e pubblicato nel 2022 — è un’opera di narrativa ambientale densa, frammentata, che non racconta una storia lineare ma costruisce un mito attraverso oggetti, architetture e silenzi. Tradurla in un film richiede esattamente il tipo di sensibilità che Garland ha già mostrato.
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A produrre il progetto è coinvolto anche George R. R. Martin, che al gioco aveva già contribuito come co-autore del lore originale insieme al game designer Hidetaka Miyazaki. La sua presenza nella fase produttiva del film suggerisce una continuità narrativa con la mitologia del gioco, non una rielaborazione superficiale. Martin conosce l’universo delle Lands Between dall’interno, e questo è un dettaglio che conta.
Perché adattare Elden Ring è più difficile che adattare qualsiasi altro videogioco
Il problema fondamentale di qualsiasi adattamento di un titolo FromSoftware è strutturale: questi giochi non hanno un protagonista definito nel senso tradizionale, non hanno dialoghi esplicativi, non hanno una trama che si racconta da sola. Il giocatore è l’agente narrativo. Togliergli questa funzione significa dover reinventare il meccanismo drammaturgico da zero.
Altri adattamenti videoludici recenti — da The Last of Us su HBO a Fallout su Prime Video — hanno funzionato perché i giochi originali avevano già strutture narrative relativamente classiche. Elden Ring è un caso diverso. Il suo fascino deriva in larga parte dall’ambiguità, dalla scoperta, dalla sensazione di muoversi in un mondo che non si spiega. Garland dovrà trovare un linguaggio cinematografico che preservi quella qualità senza renderla inaccessibile a un pubblico che non ha mai impugnato un controller.
Non è impossibile. Ma è una delle sfide di adattamento più complesse che il cinema abbia affrontato negli ultimi anni, e il fatto che A24 abbia deciso di investire 200 milioni di dollari su questa scommessa dice molto su quanto creda nella visione di Garland.
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Il 2028 come anno di verità per un nuovo modello produttivo
La data di uscita fissata al 2028 colloca il film in un momento in cui il mercato cinematografico sarà ulteriormente trasformato rispetto a oggi. Le sale stanno attraversando una fase di ridefinizione del loro ruolo, e i franchise legati ai videogiochi stanno diventando uno dei pochi settori capaci di portare nuovo pubblico in sala in modo affidabile.
Il progetto Elden Ring film si inserisce in questa dinamica con consapevolezza industriale. A24 non ha mai avuto bisogno di blockbuster per sopravvivere, ma con un investimento di questa entità il calcolo cambia: servono incassi che giustifichino il rischio, e servono a livello globale. Il successo del gioco originale — oltre 25 milioni di copie vendute nel mondo secondo i dati FromSoftware — offre una base di pubblico potenzialmente enorme, ma convertire i giocatori in spettatori cinematografici non è automatico.
Quello che è certo è che, quando il film arriverà nelle sale, sarà impossibile ignorarlo. Non solo per la sua storia, non solo per i nomi coinvolti, ma perché rappresenterà un test concreto su quanto il cinema d’autore possa spingersi verso il territorio del blockbuster senza perdere se stesso. Garland ha già dimostrato di saper lavorare sotto pressione. La domanda è se A24 saprà fare lo stesso.
Per approfondire il progetto e seguirne gli sviluppi, il punto di riferimento resta la copertura di Kotaku sul budget e sulla portata produttiva del film. Il cantiere è aperto, e il 2028 è ancora lontano — ma raramente un progetto in sviluppo ha già detto così tanto su dove sta andando il cinema.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.