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Escape Room 2, recensione: la formula perde colpi, ma il ritmo aumenta in modo esponenziale

Sony con “Escape Room 2” punta a consolidare un nuovo franchise, ma pur intrattenendo con indubbia efficacia al film di Adam Robitel manca qualcosa.

Con il dilagare della mania da “Escape Room” ormai approdata anche in Italia,  il cinema non poteva esimersi dallo sfruttare questo intrigante modello d’intrattenimento interattivo e cooperativo. Così sulla scia di un paio di produzioni low-budget a tinte horror, L’Escape Room con lo Skeet Ulrich di Scream e il film per la tv No Escape Room con l’aggiunta di un tocco sovrannaturale, nel 2019 Sony Pictures recluta Adam Robitel, già regista di un paio di horror di ottima fattura, il found footage The Taking of Deborah Logan e il sequel Insidious – L’ultima chiave, per creare un primo lungometraggio incentrato sulle “Escape Room” per il grande schermo. L’Escape Room di Robitel potenziale apripista per un eventuale franchise, si allontana dalla formula “torture” di Saw e punta più ad una modalità thriller a tutto tondo, rendendo il film più edulcorato di quanto ci si attenderebbe e più incentrato sul versante psicologico e sulla creazione delle varie “room” e degli enigmi da risolvere, il tutto legato a doppio filo al background dei vari personaggi coinvolti nel gioco mortale. L’originale “Escape Room” funziona e intrattiene con furbizia e permette a Sony di portare in cassa a livello globale ben 155 milioni di dollari contro un budget investito di appena 9 milioni, e come si suol dire il franchise è servito con l’arrivo nelle dale di un inevitabile “Escape Room 2”.

Escape Room 2 – Gioco mortale, che ha debuttato in questi giorni nelle sale italiane, reitera ad oltranza la formula che ha fatto dell’originale un successo, con una strizzatina d’occhio alla saga di Hunger Games (ricordate “L’edizione della Memoria” del sequel La ragazza di fuoco?), mettendo in campo tutti i vincitori / sopravvissuti a precedenti Escape Room, che si ritrovano ancora una volta alle prese con una sequela di scenari ed enigmi da risolvere in tempi strettissimi. Questa volta a differenza dell’Escape Room originale il ritmo aumenta in maniera esponenziale, con il film che si trasforma in una adrenalinica corsa contro il tempo tra letali laser, piogge acide e qualche “rivelazione” che svela più elementi del tortuoso meccanismo di gioco e sulla misteriosa e tentacolare Minos.

Se avete apprezzato l’Escape Room originale, questo sequel vi intratterrà a dovere con qualche tocco in più di macabro, ma il problema si staglia sullo sfondo del gioco: nel tentativo di fornire varietà rispetto ad una lucrosa formula prestabilita a cui far inevitabilmente riferimento, su schermo si creano situazioni paradossali ed enigmi al limite del surreale che senza dubbio divertono e intrattengono, ma sfilacciano inesorabilmente il background che si sta tentando di creare e che alla fine del film risulta sin troppo lineare. Idem per le varie prove che seppur divertenti sono unite da un Filo di Arianna a tratti sin troppo evidente creato ad arte per non confondere lo spettatore meno paziente, ma il problema è che in un eventuale Escape Room 3 non basterà fornire varietà in stanze ed enigmi, ma il focus dovrà essere inevitabilmente sulla Minos magari con qualche elemento che sparigli le carte: Ben Miller è un infiltrato? La Minos non è ciò che sembra? Inoltre non si dovrà puntare su un’eroina che guidi la squadra, la Zoey Davis di Taylor Russell non possiede il carisma necessario, e soprattutto non si dovrà cercare di aumentare il livello di violenza per sopperire ad una eventuale mancanza di idee, rischiando inevitabilmente di diventare una sbiadita copia di pellicole come Cube – Il Cubo e la citata saga di “Saw”.