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Film e tecnologia – Da Star Wars ad Avatar: 10 pietre miliari nella storia del cinema moderno

La storia dal punto di vista prettamente tecnologico del cinema moderno, da Star Wars ad Avatar 10 tappe fondamentali per l’evoluzione di effetti speciali e tecnologie cinematografiche.

pubblicato 17 Settembre 2013 aggiornato 31 Luglio 2020 09:43

Il cinema come l’uomo ha avuto le sue tappe evolutive che sono passate pèr il sonoro, il colore fino all’applicazione del computer e all’utilizzo del 3D di ultima generazione all’interno di pellicole. In principio si trattava di film di genere fantastico/fantascientifico, ma in seguito la CG si è dimostrata molto utile anche applicata a film drammatici e storici, che richiedevano la creazione di intere sequenze o scenari che avrebbero richiesto a livello logistico un grande dispendio di mezzi e che invece, proprio grazie alla CGI (computer-generated imagery), permisero contenendo i costi di creare realistiche location virtuali e strabilianti viaggi nel tempo.

CG e riprese live-action miscelate con la tecnica del compositing con il tempo sono andate affinandosi con risultati strabilianti e realistici come si è potuto constatare in film come Titanic, Il gladiatore e Il curioso caso di Benjamin Button, quest’ultimo titolo incarna in se una sorta di summa di tutte le tecniche legate alle immagini generate al computer, che in questo film includevano anche un vero e proprio make-up virtuale, in quell’occasione applicato all’attore Brad Pitt e al suo personaggio che aveva la peculiarità di esser nato anziano e di crescere ringiovanendo. Una vera sfida che ha dato risultati sorprendenti e una serie di tecniche di manipolazione dell’immagine già viste in Forrest Gump, altro film che ha fruito a livello visivo di un corposo apporto tecnologico che ha regalato alla pellicola un indubbio surplus di fascino.

Oggi siamo particolarmente abituati all’uso e spesso abuso di effetti speciali, l’evoluzione della tecnologia, la creazione di nuovi software e di processori sempre più potenti non hanno però del tutto rimpiazzato quelle che vengono definite tecniche “tradizionali” che includono effetti pratici, make-up speciale e l’uso di miniature e animatronica, tecniche che invece che scomparire si sono ibridate con tutto l’odierno parterre tecnologico a disposizione dei registi, che possono contare su una libertà creativa impressionante e inimmaginabile agli albori del cinema, epoca in cui l’effetto speciale altro non era che la fantasia sfrenata di chi realizzava film e lo stupore di un pubblico ingenuo e pregno di genuino entusiasmo per un mezzo in grado di dar corpo all’immaginazione e di fabbricare sogni in celluloide, capaci di far vivere a chiunque grandi amori e avventure mozzafiato al costo di un biglietto d’ingresso.

Quando si stila una classifica non è mai cosa semplice, c’è sempre da scontentare qualcuno o ci si ritrova con qualche titolo che resta inevitabilmente fuori per motivi di spazio, in questo caso ci sembra di aver tracciato in 10 tappe un’ideale linea temporale che va dal 1937 (anno del primo lungometraggio d’animazione per il grande schermo) al 2009 (l’anno di Avatar e le meraviglie di Pandora).

Prima di lasciarvi alla nostra classifica immancabili menzioni speciali a Ray Harryhausen, il mago della stop-motion scomparso il 7 maggio 2013 a cui abbiamo dedicato una speciale classifica video e il King Kong (1933) di Merian C. Cooper, pietra miliare per quel che riguarda proprio l’utilizzo della tecnica a “passo uno”.

1. 2001: Odissea nello spazio (1968)  / Star Wars (1977) – Effetti visivi, sfondi e miniature

In principio c’era Stanley Kubrick e il suo cult fantascientifico premiato con un Oscar per gli effetti visivi, grazie all’uso pionieristico di miniature (Rotoscope, Motion-control), sfondi a proiezione frontale (al posto della canonica retro-proiezione) e tecniche di ripresa come la Slit-scan. Poi arrivò il primo leggendario capitolo della saga di George Lucas, la cui travagliata produzione non impedì alla sua Industrial, Light & Magic di dare al mondo degli effetti visivi e all’universo fantascientifico da grande schermo un’accelerazione creativa e tecnologica, vedi l’uso di una tecnica nota come Motion control photography che con l’ausilio di miniature e modellini in scala, ripresi a bassissima velocità, permetteva di creare l’illusione di imponenti astronavi in movimento nello spazio.

Riconoscimenti:

Star Wars: Episodio 1 – Una nuova speranza (7 premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a John Stears, John Dykstra, Richard Edlund, Grant McCune e Robert Blalack)

2001: Odissea nello spazio (1 Premio Oscar per i migliori effetti speciali a Stanley Kubrick)

2. Jurassic Park (1993) e Terminator 2 (1991) – Computer Grafica e Morphing

Il campione d’incassi di Steven Spielberg è un vero sfarzo di effetti visivi e CG che sostituirono due prime idee in seguito accantonate: la tecnica stop-motion (a passo uno) e creare un’intero branco di dinosauri animatronici (alla fine se ne costruirono solo alcuni tra cui il T-Rex a grandezza naturale opera del compianto Stan Winston). Dopo diversi tentativi poco soddisfacenti con il “passo uno” Spielberg provò ad affidarsi al computer, con gli animatori della ILM, Mark Dippé e Steve Williams, che ebbero l’idea di applicare elementi tipici della stop-motion alla computer grafica e un software ad hoc riuscì a miscelare il tutto creando le realistiche e imponenti meraviglie che ad oggi, a distanza di vent’anni, riescono ancora a stupire.

Riconoscimenti: 3 premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a Dennis Muren, Stan Winston, Phil Tippett e Michael Lantieri.

3. Matrix (1999) – Sequenze di azione e nascita del “Bullet Time”

Tutti ricordiamo gli impressionanti ed innovativi effetti visivi del film dei Fratelli Wachoski, che hanno contribuito a regalare al primo capitolo della trilogia un posto nella storia del cinema. Il film è noto per un particolare effetto visivo denominato “Bullet Time” che riesce a creare un incredibile e iperdinamico effetto slow-motion (ricordate il protagonista Neo che rallenta il tempo e schiva proiettili?). L’effetto venne utilizzato per illustrare visivamente la capacità di controllo nel tempo e nello spazio esercitata dai personaggi. Quando l’esperto in effetti visivi John Gaeta lesse la sceneggiatura chiese di lavorare sul progetto creando un prototipo che lo ha portato a diventare supervisore degli effetti visivi del film.

Per quanto riguarda l’ispirazione artistica del “Bullet Time” vorrei citare Katsuhiro Otomo, che ha co-scritto e diretto Akira, che mi ha definitivamente lasciato senza fiato insieme al regista Michel Gondry. I suoi video musicali in cui sperimentava un diverso tipo di tecnica chiamata view-morphing erano solo una parte dei miei primi approcci creativi nell’utilizzare fotocamere per gli effetti speciali. La nostra tecnica è stata significativamente diversa perché abbiamo costruito del movimento intorno ad oggetti già in movimento e siamo stati anche in grado di creare eventi slow-motion con ‘telecamere virtuali’ che potevano muoversi, un diverso approccio rispetto all’azione statica vista nei video musicali di Gondry con una macchina da presa limitata nei movimenti. [John Gaeta – Supervisore agli effetti speciali di Matrix]

Riconoscimenti: 4 premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a John Gaeta.

4. Avatar (2009) – Formato 3D e Performance capture

A prescindere o meno dalla sua validità artistica (secondo noi un film degno di lode) Avatar ha segnato una tappa importante per quel che concerne effetti visivi e tecniche di ripresa. James Cameron ha svelato che il film, entrato in sviluppo nel 1990, è stato ritardato per consentire alla tecnologia di rendere al massimo la sua visione, che includeva CG fotorealistica, illuminazione di aree enormi come la giungla di Pandora e l’utilizzo di una motion-capture avanzatissima capace di cogliere le performance espressive degli attori, che sul set indossavano appositi caschi dotati di una piccola telecamera posizionata di fronte ai loro volti. Secondo Cameron questo metodo ha consentito di trasferire il 100% delle prestazioni fisiche degli attori alle loro controparti digitali. Gli effetti visivi sono stati curati dalla Weta Digital che ha impegnato 900 persone sul film. Per processare l’enorme quantità di dati è stato creato da Microsoft un sistema di Digital Asset Management ( DAM) di nome Gaia. Altra innovazione messa in scena da Cameron è stata quella di creare il miglior 3D nativo mai visto su schermo, sfruttandone la profondità ed evitando così il tipico utilizzo (dinamico/ludico) del sistema stereoscopico applicato sino a quel momento. Purtroppo il 3D post-Avatar è finito per diventare un escamotage commerciale e così si è trovato il modo di convertire i film in post-produzione abbassando i costi, con risultati nel 95% dei casi davvero deludenti se non addirittura imbarazzanti per la pochezza della resa visiva rispetto al kolossal di Cameron.

Riconoscimenti: 3 Premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a Joe Letteri, Stephen Rosenmaum, Richard Boneham e Andy Jones.

5. Il signore degli anelli: Le due torri (2001) / L’alba del pianeta delle scimmie (2011) – Motion Capture e Performance capture

La trilogia de Il signore degli anelli è un classico esempio di come si può e si dovrebbero sempre miscelare su schermo CG ed effetti pratici come le miniature e il make-up speciale, evitando la mania di questi ultimi anni di creare qualunque oggetto o creatura in CG, finendo spesso e volentieri per avere su schermo un fastidioso effetto posticcio. Questo per fortuna non è accaduto con la creazione della creatura Gollum (l’eccezione che conferma la regola) che insieme allo scimpanzè Ceasar de L’alba del pianeta delle scimmie, entrambi interpretati dall’attore Andy Serkis, hanno secondo noi aperto la strada alle prime perfomance digitali da Premio Oscar, che speriamo presto siano riconosciute dall’Academy come vere e proprie performance attoriali, che secondo noi vanno ben oltre l’effetto visivo e i primi fascinosi, ma ancora rudimentali esperimenti in CG come i personaggi del film Final Fantasy. La Weta Digital ha iniziato a lavorare su Gollum alla fine del 1998 per convincere la New Line che avrebbero potuto creare il personaggio interamente in CG, in seguito Jackson rimase così colpito dal provino di Serkis che volle fosse lui ad interpretarlo.

Riconoscimenti:

Il signore degli anelli – Le due torri (2 Premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a Jim Rygiel, Joe Letteri, Randall William Cook e Alex Funke).

L’alba del pianeta delle scimmie (1 nomination all’Oscar per i migliori effetti speciali a Joe Letteri, Dan Lemmon, R. Christopher White, Daniel Barrett)

6. Il pianeta delle scimmie (1968) – Make-up speciale e trucco prostetico

L’imponente lavoro di make-up fatto sul film e lo sviluppo nella tecnica del trucco prostetico fece entrare John Chambers nella storia degli effetti speciali:

Quando ho incontrato il produttore (Arthur P. Jacobs) e il suo socio ( Mort Abrahams ), avevano in mente una sorta di neanderthal, che prediligeva il piano umano più che quello animale. Ho letto la sceneggiatura ed ero d’accordo con il regista, Franklin Schaffner, che le scimmie non dovevano essere viste come umani, ma dovevano essere animali, scimmie, con forse alcune concessioni minori qua e là, in altre parole abbiamo spinto il processo evolutivo solo leggermente al di là di quella che si potrebbe chiamare la ‘scimmia di base’, per arrivare al nostro concetto finale per i tre tipi di scimmie: scimpanzé, orango e gorilla. [John Chambers]

Riconoscimenti: 1 Premio Oscar alla carriera a John Chambers.

7. Mary Poppins (1964) / Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988) – Interazione tra live action e animazione

In principio ci fu Mary Poppins, il classico Disney del 1964 mise in evidenza le potenzialità immaginifiche di mostrare su schermo un primo esempio di interazione tra personaggi realizzati con tecniche d’animazione ad attori in carne e ossa. Ventiquattro anni dopo, siamo nell’88 arriva il film di Robert Zemeckis, il regista di Ritorno al futuro mostra il suo interesse per le nuove tecniche di animazione che culminerà con il suo periodo “motion capture” in cui dirigerà Polar Express (2004), La leggenda di Beowulf (2007) e A Christmas Carol (2009). Chi ha incastrato Roger Rabbit è una evoluzione di ciò che si era visto in Mary Poppins, con una sovrapposizione di immagini in tre step applicati su 82.000 frame disegnati a mano, fotografati e impressi sulla pellicola singolarmente. Una delle fasi vedeva l’intervento della Industrial Light & Magic che aggiungeva ombre, luci e tridimensionalità ai personaggi animati per una interazione più realistica con gli attori ripresi in live-action (memorabile ed esemplare la sequenza del night con Jessica Rabbit e Bob Hoskins).

Riconoscimenti:

Mary Poppins (5 Premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a Peter Ellenshaw, Hamilton Luske e Eustace Lycett).

Chi ha incastrato Roger Rabbit (4 premi Oscar tra cui una statuetta per i migliori effetti speciali a George Gibbs, Richard Williams, Ken Ralston e Ed Jones e un Oscar speciale per la creazione e direzione delle animazioni a Richard Williams)

8. Un lupo mannaro americano a Londra (1982) – Make up speciale e animatronica

Il film di John Landis è divenuto un classico del cinema horror e del filone con licantropi anche grazie alla stupefacente trasformazione “live” messa in scena dal mago del make-up e dell’animatronica Rick Baker, sequenza che oltre ad essere pionieristica cambierà per sempre il volto degli effetti speciali nel cinema fantastico (basta pensare a ciò che Rob Bottin farà in seguito con La cosa di John Carpenter). Baker per il suo lavoro nel film di Landis sarà insignito di un Oscar per il Miglior trucco, categoria inaugurata proprio quell’anno e tornerà 30 anni dopo a dar vita ad un licantropo nel remake Wolfman, dove dimostrerà come CG e make-up tradizionale possano rivelarsi un connubio ideale per il cinema di ultima generazione, che qualcuno purtroppo sta cercando di trasformare in un videogame.

Riconoscimenti: 1 Premio Oscar per il miglior trucco a Rick Baker

9. Biancaneve e i sette nani (1937) / Toy Story (1995) – Tappe fondamentali per i lungometraggi d’animazione tradizionale e in CG

 

Cosa hanno in comune il capolavoro Disney con il classico della Pixar? Semplice sono entrambi i primi lungometraggi d’animazione (tradizionale e CGI) ad aver esordito su grande schermo.

Il primo dovere del cartone animato non è quello di immaginare o duplicare l’azione reale o le cose come realmente accadono, ma di dare vita e azione a un personaggio; di raffigurare sullo schermo cose che sono scorse attraverso l’immaginazione del pubblico e di portare alla vita sogni e fantasie a cui abbiamo pensato tutti durante la vita o ci siamo raffigurati in varie forme durante la nostra vita… Io sicuramente sento che non possiamo fare le cose fantastiche in base a quelle reali, a meno che prima non conosciamo il reale. Questo punto dovrebbe essere messo in evidenza in modo molto chiaro a tutti gli uomini nuovi, e anche agli uomini più anziani. [Walt Disney]

Riconoscimenti:

Biancaneve e i sette nani (1 Premio Oscar alla carriera a Walt Disney)

Toy Story – Il mondo dei giocattoli (1 premio Oscar speciale a John Lasseter per il primo lungometraggio interamente animato al computer) 

10. Ghosts of the Abyss (2003) – Formato IMAX e 3D di nuova generazione

Primo lungometraggio girato interamente in formato IMAX e in 3D di nuova generazione. James Cameron apre la strada al ritorno nei cinema del 3D e gira un film-documentario utilizzando un sistema di ripresa noto come Fusion Camera System, un sistema di ripresa digitale che ritroveremo, sei anni dopo, perfezionato e pronto a catturare le strabilianti immagini di Avatar.

Bonus video – Documentario completo: La storia della Industrial, Light & Magic (1999)