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Halloween Kills, recensione: si riscrive la saga e Michael Myers torna in gran spolvero

Leggi la recensione di “Halloween Kills” il secondo capitolo della nuova trilogia horror che segna il ritorno al cinema di Michael Myers.

Michael Myers è tornato nei cinema italiani proprio a ridosso della “Notte delle streghe” con il sequel Halloween Kills, seconda puntata della nuova trilogia di David Gordon Green intento a riscrivere la saga ripartendo dal film originale del 1978. L’operazione imbastita da Green e Blumhouse ha lo scopo rilanciare il franchise per una nuova generazione e al contempo dare una “sistemata” alla saga che nell’arco di 10 capitoli, inclusi i due remake di Rob Zombie, ha sparigliato le carte in più di un’occasione, incasinando non poco la continuità: vedi Michael è in realtà il fratello di Laurie Strode (Halloween 2); Michael si scopre zio (Halloween 4) e Michael diventa papà grazie ad un bizzarro culto druidico che vuole carpirne il segreto dell’immortalità (Halloween 5). Vista una continuità tanto intricata e in qualche caso contraddittoria, David Gordon Green e il suo partner di scrittura Danny McBride decidono di ripartire, ma non lo fanno da zero ricorrendo ad un reboot, ma cancellando ogni film successivo all’originale Halloween di Carpenter, tirando una linea e riportando Michael sulle tracce della Laurie Straude di Jamie Lee Curtis con un sequel diretto ambientato quarant’anni dopo gli eventi del primo film.

Il primo capitolo della nuova trilogia uscito nel 2018 è riuscito nell’intento di riportare Michael sulla cresta dell’onda confezionando un film furbo, appetibile per i fan di lunga data e anche per una nuova generazione di spettatori, che magari avevano sentito solo parlare dell’implacabile “Ombra”. Per il sottoscritto, fan di lunga data della saga e spettatore piuttosto scafato rispetto al genere di riferimento, il nuovo “Halloween” di Green non ha scaturito il medesimo entusiasmo percepito a livello generale: il film ha catturato con indubbia efficacia l’atmosfera dell’originale, ma una trama sin troppo lineare e personaggi sul filo della macchietta, vedi il Dr. Ranbir Sartain, psichiatra e “fan” di Michael, hanno fatto perdere punti ad un sequel nel suo complesso discreto e che alla fine ha fatto il suo dovere e raggiunto il suo scopo: rilanciare il franchise, catturare nuovi spettatore e soprattuto non far storcere il naso alla critica più blasonata.

Con “Halloween Kills” David Gordon Green fa quel passo in più che ci aspettavamo, ammiccando in particolare ai fan di lunga data con una serie di rimandi e connessioni in flashback molto ben gestiti, e che hanno l’effetto di riscrivere letteralmente la storia di quella maledetta Notte delle streghe del 1963. “Halloween Kills” riporta in gioco una schiera di personaggi dall’originale che, capeggiati da un maturo Tommy Doyle interpretato da Anthony Michael Hall, faranno squadra e lanceranno una caccia all’uomo al grido di “Il male muore stanotte!”.  Una caccia che scatenerà una tale violenza e brutalità da diventare essa stessa una minaccia per Haddonfield alla stregua di Michael, che nel frattempo rivelerà la sua natura di male primigenio e immortale, un elemento sovrannaturale più volte confermato nella saga, ma che nel finale dell’originale Halloween era stata solo accennata. Michael subisce ferite letali a ripetizione, tocca picchi di violenza e brutalità che se paragonati all’originale sembrano più materia prima da Rob Zombie o Jason Voorhees, e alla fine nel momento stesso in cui sta per diventare da carnefice a vittima, Michael risorge e ricorda a tutti nella maniera più brutale ed efferata il suo essere “male puro” celato sotto un volto anonimo e una maschera priva di fattezze, una sorta di “Terminator” del cinema horror, inarrestabile e con un istinto omicida intonso da sensi di colpa, pronto a perseguire il suo obiettivo ad ogni costo e quando le circostanze lo richiedono a risorgere a nuova morte.

“Halloween Kills” paga in parte il suo essere un capitolo transitorio in cui David Gordon Green vuol raccontare il male nella sua ambiguità e Michael come riflesso di una società e di un genere umano sempre pronto a scatenarsi, forconi e torce alla mano, per pretendere una giustizia sommaria generata da ignoranza, rabbia e paura in un mix molto pericoloso e funesto. Questo secondo capitolo verrà preso come scusa per stroncare il lavoro indubbiamente coraggioso di Green, dopo averne esaltato un primo capitolo godibile, ma come abbiamo premesso un po’ sopravvalutato. Noi non ci accodiamo alla fila di entusiasti della prima ora e fieri detrattori della seconda pronti alla stroncatura autoreferenziale. Se il primo film era buono, questo “Halloween Kills” ne è la diretta e fisiologica conseguenza e quindi godibile alla stregua del precedente con tutti i suoi pregi e difetti. La vera prova per Green sarà l’epilogo con Halloween Ends, il momento della verità per un’operazione rischiosa sin dalla sua concezione. Vedremo lo scontro finale tra Laurie e Michael che tutti aspettavamo? Quel che speriamo è che questo confronto che chiuderà definitamente un’epoca riservi qualche colpo di scena in più e un po’ meno retorica rispetto ad un genere come lo “slasher” che Carpenter ha contribuito a definire e oltre quarant’anni di cinema thriller e horror hanno po rivisitato e contestualizzato.